La Gioconda di Montecitorio, una “copia originale”?

Dopo un breve periodo di silenzio, torna a far parlare di sé la Gioconda di Montecitorio, conosciuta anche come Gioconda Italiana, “Seconda Gioconda” o “Gioconda di Torlonia”. Ma è davvero la Gioconda di Leonardo? E perché tanto trambusto per una copia come tante? 


Recentemente è tornata alla luce la Gioconda Torlonia, una piccola copia della celebre opera di Leonardo da Vinci, che fino a qualche anno fa stava appesa alla parete di una stanza di Montecitorio, sopra il calorifero dell’allora questore Federico d’Incà. A puntare nuovamente i riflettori sull’opera è il questore della Camera Francesco D’Uva, che già nel 2021 aveva annunciato l’importante “ritrovamento” in un post sul suo sito: «Si tratta di una copia realizzata nella bottega di Leonardo, forse addirittura con la sua diretta collaborazione. Ho ritenuto che fosse importante valorizzare e rendere fruibile a tutti questa tela così significativa».

Oggi il quadro è infatti esposto nella prestigiosa Sala Aldo Moro (ex Sala Gialla), visibile ai numerosi visitatori, ma sulla sua “originalità” ci sono ancora tanti dubbi, che dividono i più grandi esperti del settore in due fazioni. 

Un’opera con una storia importante?

Il dipinto risale, secondo le analisi, al XVI secolo. Per un lungo periodo fu custodito in Francia, nella collezione del cardinale Joseph Fesch, lo zio di Napoleone Bonaparte, seppur priva del suo supporto originario. Dal 1814 entra a far parte dell’inventario dei Torlonia, nobile famiglia romana che possedeva, secondo gli storici dell’arte, la più importante collezione privata d’arte antica del mondo. 

Nel 1892 passa nelle mani delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, per poi essere, nel 1925, concessa in deposito alla Camera dei Deputati e custodita nelle stanze di Montecitorio, insieme a numerose altre opere “minori”. Nel catalogo di Palazzo Barberini pubblicato nel 2008, infatti, il dipinto era attribuito – in via dubitativa – al pittore leonardesco Bernardino Luini.

Ma nel dicembre 2019, in occasione del cinquecentenario di Leonardo da Vinci, il senatore leghista Stefano Candiani propone l’opera sotto l’occhio di Antonio Forcellino, restauratore di fama ed esperto dell’arte leonardesca, che vede grandi potenzialità in quella piccola copia e, insieme alla sorella Maria Forcellino e all’accademico Roberto Antonelli, la presenta alla mostra Leonardo a Roma, influenza ed eredità, realizzata dall’Accademia Nazionale dei Lincei e tenutasi a Villa Farnesina.

Restauro Gioconda di Montecitorio – Ansa

La mano di Leonardo

Forcellino ci teneva particolarmente a esporre il dipinto sostenendo che fosse presente “la mano di Leonardo” in alcuni passaggi. Forcellino affermò che «la tecnica pittorica è così raffinata da lasciare presupporre che lo stesso Leonardo abbia messo mano alla definizione chiaroscurale del volto dato che non si conoscono altri pittori ai quali possa essere riferito un tratto così leggero nella resa dello sfumato» e che «per la Gioconda Torlonia gli allievi del maestro impiegarono colori della sua tavolozza». 

A dirigere i lavori di restauro è stata scelta la dottoressa Cinzia Pasquali, restauratrice di Leonardo al museo del Louvre, già nota per “il restauro del secolo”, la pulitura di Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino. Pasquali ha confermato la provenienza del dipinto: «dopo l’operazione di pulitura degli strati di sporco e degli interventi accumulatisi nei secoli, sono risultati evidenti molti dettagli, come i pentimenti […] che dimostrano che l’opera venne eseguita proprio nella bottega di Leonardo, probabilmente da un suo allievo, ma sotto la direzione del maestro fiorentino».

In merito alla possibilità di un intervento diretto della mano di Leonardo Da Vinci, ha dichiarato: «il dipinto è molto interessante. Non possiamo escludere che Leonardo abbia partecipato alla sua realizzazione», ma in un’intervista su Repubblica ha ammesso che «è un oggetto molto bello, ma non è Leonardo. Però può aiutarci a capire qualcosa di più su di lui».

Pareri molto diversi dagli esperti

Sul sito parlamentare ArteCamera, la scheda firmata dagli studiosi della quadreria statale definisce il “Ritratto femminile, detta La Gioconda” come «una copia che aspira a replicare diligentemente il suo modello», senza accertare alcuna provenienza alla bottega di Leonardo

Rossella Vodret, ex soprintendente di Roma, nella scheda del 2005 definiva l’opera «di qualità non molto alta» mentre Alessandro Cosma, nel 2019, scriveva che la copia – una delle molte esistenti – è datata nella prima metà del XVI secolo e «riprende in maniera precisa molti dettagli» ma «è un dipinto di media qualità che non sembra denotare l’impronta della mano eccelsa di Leonardo». 

Il parere più lapidario è, ovviamente, quello del critico d’arte Vittorio Sgarbi: «È un modesto dipinto di arredamento. Non l’ombra, ma l’incubo di Leonardo».

Una questione più politica che artistica

Dalla sua realizzazione ad oggi, della Gioconda sono state create numerose copie e versioni: per studio, per omaggio al genio toscano, o per pura provocazione. Ma la Monnalisa resta una, quella che si trova al museo del Louvre, in Francia, per cui gente da tutto il mondo viaggia chilometri e chilometri e sopporta file interminabili solo per poterla ammirare con i propri occhi – magari restando anche delusi dalle ridotte dimensioni – e scattare selfie con il sorriso più enigmatico della storia dell’arte

La contesa Italia-Francia per il capolavoro di Leonardo è famosa tanto quanto attuale: nonostante 500 anni fa il celebre quadro fu acquistato dal re di Francia Francesco I, l’Italia ancora oggi fatica ad accettare che un tesoro nazionale così prezioso, dell’italianissimo Leonardo, sia nelle mani di un altro Paese. Ma ad oggi, l’ipotesi che il quadro torni nei musei italiani è a dir poco utopica. 

Ecco che, dal cuore della politica italiana, arriva la lieta notizia che potrebbe risollevare gli animi delusi dei cittadini italiani, ancora feriti e desiderosi di avere il celebre dipinto in patria nonostante, secondo i dati ISTAT del 2020, «musei e mostre sono disertati dal 66,1 per cento degli italiani». Una Gioconda di Montecitorio, seppur una copia, è pur sempre una Gioconda Italiana. E questo basta per rendere orgogliosa un’intera nazione.


Ester Di Bona

Responsabile "Palermo Si Cunta". Amo combinare arte e sociale, coltivando competenze e aiutando, al contempo, gli altri a scoprire e implementare le proprie passioni.