NADEF, la nuova Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza

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Come ogni anno, fra fine settembre e inizio ottobre, è arrivata la Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (NADEF). I dati di quest’anno sono migliori del previsto.


Il Consiglio dei Ministri, anche quest’anno, ha rilasciato la Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (NADEF). Questo documento, presentato ogni anno entro la fine di settembre, permette di fare il punto della situazione economica del Paese e di verificare l’impatto che le misure prese dal governo hanno a livello economico. La NADEF è anche determinante per stabilire il quadro economico per la successiva stesura della legge di bilancio: l’andamento della finanza pubblica viene verificato con la Nota, per essere poi usato come parametro per la legge di bilancio.

La Nota di quest’anno presenta alcune differenze rispetto a quelle degli anni precedenti: ha ritoccato al rialzo le stime dei principali indicatori macroeconomici rispetto a quanto previsto dal Documento di Economia e Finanza licenziato in aprile, caso più unico che raro nella storia repubblicana. In particolare, la variazione fondamentale riguarda la crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) che, in base alle stime economiche di aprile, avrebbe dovuto assestarsi su una crescita del 4,5% e che, invece, sta raggiungendo un rotondo 6%. 

La forte crescita non si esaurirà certamente quest’anno: le previsioni del Documento validate dall’Ufficio Parlamentare del Bilancio indicano come la crescita resterà sostenuta nel prossimo triennio, segnando un 4,2% nel 2022, un 2,6% nel 2023 e, infine, un 1,9% nel 2024. Il tasso di crescita porterà l’economia italiana a una traiettoria superiore a quella prevista prima della pandemia: «Queste proiezioni, che sono state validate dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, porterebbero il PIL al di sopra del trend pre-crisi nel 2024; dal 2025, anche grazie ai due anni rimanenti del PNRR, vi sarà una concreta opportunità di accrescere il prodotto, l’occupazione e il benessere dei cittadini italiani in misura ben superiore a quanto si sarebbe potuto immaginare prima della crisi».

Il mantenimento della politica fiscale espansiva seguirà proprio l’andamento della crescita e il suo recupero rispetto a quanto previsto in precedenza alla crisi pandemica: «Ipotizzando che il grado di restrizione delle attività economiche e sociali legato al Covid-19 si vada via via riducendo, l’intonazione della politica di bilancio resterà espansiva fino a quando il PIL e l’occupazione avranno recuperato non solo la caduta, ma anche la mancata crescita rispetto al livello del 2019. In base alle proiezioni aggiornate, si può prevedere che tale condizione sarà soddisfatta a partire dal 2024».

Una crescita sostenuta del PIL ha un impatto anche sui principali indicatori di finanza pubblica e, in particolare, sul rapporto deficit/PIL e il rapporto debito/PIL. Per quel che concerne il primo, la dinamica presenta una netta riduzione, diminuendo, per l’anno in corso, dalla soglia di oltre il 10% prevista (11,8%) al 9,4%. Anche nel prossimo triennio il rapporto tenderà a contrarsi sensibilmente rispetto a quanto previsto, segnando un 4,4% nel 2022 (5,9% previsto nel DEF di aprile), un 2,4% nel 2023 (4,3% previsto nel DEF di aprile) e il 2,1% nel 2024 (3,4% previsto nel DEF di aprile). Anche il rapporto debito/PIL segnerà un netto calo dopo l’esplosione del 2020. In particolare, esso si porterà dal 155,6% del 2020 al 153,5% di quest’anno per arrivare al 146,1% del 2024.

Da non sottovalutare è la ancora non fortissima spinta propulsiva determinata dai fondi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: «Gli incrementi del PIL che stiamo registrando riflettono già alcuni incentivi all’innovazione e all’efficientamento energetico finanziati dal PNRR, ma non ne incorporano ancora il forte impulso agli investimenti pubblici, peraltro già in notevole crescita (quasi il 20 per cento in termini nominali nel 2020 e 16 per cento quest’anno)». Come ampiamente scritto in precedenza, il dato sulla componente degli investimenti pubblici dimostra come lo sforzo messo in campo dalla macchina pubblica abbia sostenuto e irrobustito l’economia italiana durante la fase peggiore della pandemia.

NADEF

Infine, un riferimento importante nel documento riguarda l’inflazione. Anche per la NADEF, la fiammata inflattiva cui stiamo assistendo può essere quasi del tutto imputata al fortissimo aumento dei prodotti energetici che, al momento, non riescono a soddisfare la crescente domanda mondiale, come i black-out energetici in Cina dimostrano. La componente di fondo dell’inflazione, cosiddetta “core”, sta aumentando anch’essa, sebbene in misura di gran lunga inferiore. Le aspettative sono che l’inflazione venga riassorbita nei prossimi mesi e non costituisca un pericolo per la ripresa. Da non sottovalutare, infine, come molta di questa inflazione fosse del tutto inattesa, permettendo un risparmio ulteriore sulla spesa per il debito.

Il dato complessivo presentato nella NADEF delinea un quadro macroeconomico in crescita e tendenzialmente in miglioramento. Le uniche fonti concrete di pericolo provengono da un nuovo aggravarsi della pandemia nei mesi autunnali e invernali. Al netto di un nuovo focolaio epidemiologico, le risorse ottenute dalla crescita inattesa permettono alla finanza pubblica di “respirare”, evitando di appesantire il rapporto deficit/PIL e debito/PIL.

Inoltre, le risorse aggiuntive apriranno nuovi spazi di manovra per la spesa pubblica senza necessità di ulteriore extradeficit. Il prossimo anno, grazie a questi nuovi spazi di manovra e alle risorse provenienti dal PNRR, che dispiegherà in pieno i suoi effetti, la crescita dovrebbe continuare in modo sostanziale, permettendo un ulteriore miglioramento di tutto il quadro macro (si pensi, al riguardo, al probabile effetto positivo sulla crescita dell’occupazione). Per capire dove il governo allocherà le risorse aggiuntive, al netto degli impegni presi sulle riforme in chiave PNRR, è meglio attendere la legge di bilancio nella quale sarà dispiegata la politica economica del prossimo anno: qualunque previsione al riguardo, al momento, sarebbe prematura.

Francesco Paolo Marco Leti

Tesoriere di Eco Internazionale. Classe 1984, manager culturale, esperto in economia internazionale, storia dell’economia e storia del pensiero economico.

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