No Pass, troppo rumore per una lotta senza significato

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I No Pass sono una specie rara come i No Vax? Sicuramente sono meno rari di malati ed esercenti in difficoltà, solo che di questi ultimi si parla molto meno.


Aveva fatto notizia alcune settimane fa la nascita e il successo su Telegram di un canale nazionale degli studenti contro il Green Pass. Il “luogo di ritrovo” aveva totalizzato rapidamente oltre diecimila iscritti, salvo poi chiudere – o essere chiuso dalla dittatura, come si è detto dentro la chat – clamorosamente e riaprire, ma in formato decisamente molto più contenuto e con la metà degli iscritti. Ancora oggi il canale coordina le manifestazioni su tutto il territorio nazionale, la “linea politica” e condivide articoli e interviste che attaccano la misura decisa dal Governo Draghi ad agosto, ancora più adesso che le lezioni negli istituti stanno iniziando.

Nei primi giorni dell’exploit, molti giornalisti non hanno perso l’occasione per introdursi dentro le chat e scrivere poi articoli allarmistici sull’organizzazione della rete No Pass (o No GP) in Italia capace di attirare migliaia di studenti e cittadini. 

Il movimento studentesco, in particolare, è partito da Roma, e da esponenti vicini all’estrema sinistra che gravitano intorno all’ateneo della Sapienza, profondamente contrari all’influenza, vista e rivista negli ultimi mesi, di realtà di estrema destra nella protesta contro il Green Pass – un gruppo affiliato calabrese, infatti, è stato escluso proprio per questo motivo.

Probabile che la causa No Pass possa rivelarsi (o si sia rivelata) un’importante vetrina per nuclei politici altrimenti insignificanti e senza voce, ed è riscontrabile come nelle chat di studenti ci siano quasi più genitori e adulti che ragazzi, ma tant’è: il malcontento e gli articoli di Byoblu animano i luoghi di dibattito degli “Studenti contro il Green Pass“, un vero e proprio movimento dal basso.

Piuttosto che affermare quanto sono “eversivi e pericolosi” gli iscritti a questa chat (e ad altre simili o più accese di questa, si parla di “Guerrieri” in questi giorni), cercando anche di ridicolizzare una causa che, seppur dai tratti paradossali, aggrega migliaia di giovani e adulti in tutta Italia, sarebbe più produttivo mettere in luce ciò che sta all’ombra del fenomeno. Il dimenticato o i dimenticati da questo rumore mediatico meritano più attenzione di un manipolo di No Pass (o No Vax, come odiano essere chiamati gli oppositori della certificazione verde).

Senza rischiare di cascare nel benaltrismo, ci sono almeno due “categorie” sociali direttamente collegate al danno procurato dalla campagna di opposizione al Green Pass, misura – ricordiamolo – scelta esattamente in sostituzione dell’obbligo vaccinale che solo recentemente è stato preso seriamente in considerazione dal governo: tutti quei cittadini che stanno affrontando malattie che si scontrano con la lentezza del sistema sanitario, rallentato dai ricoveri (per oltre il 90% di soggetti non vaccinati); tutti i commercianti che dovranno avere ancora a che fare con il Green Pass proprio perché molte persone continuano a non vaccinarsi e a non volersi vaccinare. 

In Italia, nell’ultimo anno e mezzo, quasi due, sono state rimandate decine di milioni di visite di controllo o di routine, oltre che operazioni chirurgiche più o meno importanti per la sopravvivenza stessa dei destinatari. Anche se quest’ultima è una considerazione che può sembrare azzardata, viene da credere che il comparto ospedaliero messo sotto pressione per oltre un anno abbia sensibilmente abbassato l’attenzione per tutti gli altri malati che ci sono e c’erano oltre il Covid (su questo punto va sottolineata la riflessione fatta da Alessandro Masala sul suo Breaking Italy).

Un’inchiesta del Corriere della Sera a riguardo parla addirittura di 73 milioni di diagnosi in meno di malati «non Covid» nel 2020 rispetto all’anno precedente, un numero di consulenze nettamente superiore al numero di cittadini italiani; un dato che suggerisce da solo la quantità di richieste e interventi messi in lista d’attesa molto oltre i tempi medi passati e che, quindi, sottolinea l’ampiezza del problema del sistema, ripetuto centinaia di volte dall’inizio della pandemia, un sistema al quale si continuano a fornire ricoveri invece che respiro.

Gli esercenti del settore ristorazione, invece, sono oggetto di un quanto mai bizzarro “boicottaggio” in cui si chiede di rinunciare a entrare in locali che chiedono il Green Pass (in teoria tutti, nonostante esistano elenchi di esercenti “alleati” dei No Pass), anche se proprio per l’assenza della certificazione verde è stato fatto divieto di consumare al tavolo in ambienti chiusi. Suona un po’ come un assurdo boicottaggio della guida delle automobili su iniziativa dei ragazzi dai 13 ai 16 anni, sprovvisti evidentemente di patente. Ma andiamo oltre.

Si tratta di due circoli viziosi che si autoalimentano: da un lato opporsi al vaccino significa mettere in serie difficoltà i malati di oggi e di domani nell’accesso a cure adeguate e rapide; dall’altro molti esercenti, per lo stesso motivo, avranno ancora a che fare con le complicazioni derivanti dalla separazione dei clienti, dal controllo della certificazione verde e dal minor afflusso generale dovuto proprio al contesto perennemente allarmante e incerto. 

Se in molti – nella fascia 50-59 anni ci sono ancora milioni di italiani che non si vogliono vaccinare – continuano a osteggiare le misure di contrasto all’emergenza sanitaria per una “questione di principio” (la discriminazione tra cittadini o studenti di serie A e serie B per usufruire di attività e servizi) e di fatto continuano a rifiutare la vaccinazione per ragioni di sfiducia, paura, anche legate al mondo negazionista, o per la percezione di un “controllo dall’alto”, mettono a rischio se stessi e una fascia ampia di popolazione non vaccinata, possibile ulteriore peso per il sistema sanitario. 

Siamo sempre lì: aggiungere malati da ricoverare, permettendo al virus di circolare colpendo soggetti non vaccinati (che sono ancora circa venti e passa milioni di persone), significa prolungare l’epidemia sul territorio nazionale con le conseguenze che abbiamo imparato tutti in questi anni. 

Irresponsabile schiacciare l’occhio a questi gruppi di contrasto violento o meno al Green Pass, facendo un po’ il pesce nel barile tra i partiti al governo o, peggio, diffondere falsità sconcertanti tra cui l’insorgenza delle varianti dovuta alla presenza del vaccino, come ha fatto Matteo Salvini, segretario della Lega, attualmente, nei sondaggi, secondo partito italiano. E continuare la retorica della «dittatura» – fascista o comunista a seconda della provenienza dell’opposizione – e della libertà negata dalla certificazione verde, non aiuterà l’Italia a uscire dalla pandemia e non aiuterà gli italiani a sentirsi più democratici.

Vale la pena, in conclusione, spendere alcune parole per la questione di principio dei No Pass, tutta filosofica e davvero sottile sul confine con la corrente No Vax. In Italia il Green Pass è innegabilmente una misura alternativa all’obbligo vaccinale (nonostante questo sia stato confermato dalla CEDU come ammissibile e perfettamente inquadrabile nella tutela della salute dell’individuo e di quella pubblica) imposta forse col timore che un altro obbligo più “palese” – dopo limitazioni, distanziamenti, lockdown, zone gialle arancioni e rosse – sarebbe stato percepito troppo negativamente dall’opinione pubblica. Ed è facile cogliere l’ipocrisia su questa condotta di governo, un’ipocrisia che c’è (inutile fare gli gnorri) e che costituisce l’essenza stessa della politica: il lavoro sulla percezione viene addirittura prima delle effettive azioni. Inutile ragionare sul mondo del “dovrebbe essere”.

Rifiutare il vaccino per non cedere al “ricatto” del Green Pass – un ricatto per benestanti il più delle volte, dato che si tratta di consumare al tavolo e viaggiare – pone, banalmente, davanti a una questione che vede similitudini in tutta Europa: la difesa della democrazia e della libertà individuale, sempre barcollando tra No Vax, No Mask e cospirazionismo. Ma rifiutare il Green Pass è esattamente rifiutare il vaccino, inutile girarci attorno con mirabolanti acrobazie retoriche.

E nel bel mezzo di una pandemia in cui le misure devono essere per forza di cose eccezionali, mentre arriva la stangata sulle bollette di luce e gas, conseguenza diretta di congiunture internazionali che ricadono, amaramente e sempre, sul consumatore finale, le manifestazioni organizzate in diverse grandi città italiane sotto la bandiera No Green Pass gridano libertà, diritti, no al vaccino e no alla “stella di David” per mangiare in pizzeria. 

A breve, quando il certificato verde sarà necessario anche per lavorare nel pubblico e nel privato, per una questione di lana caprina, a quei pochi che proseguiranno la cieca lotta di principio, la pizza mancherà anche a casa. E pensare che una vaccinazione rapida e in massa toglierebbe di mezzo ogni altra misura, più o meno ipocrita, più o meno restrittiva. Quando si dice avere il prosciutto davanti agli occhi, e non sulla pizza.


Daniele Monteleone

Caporedattore, responsabile "Società". Scrivo tanto, urlo tantissimo. Passione irrinunciabile: la musica. Ho un amore smisurato per l'arte, tutta.

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