Volti e parole del Giardino di Beyond Lampedusa

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A Palermo, nel Giardino di Beyond Lampedusa, si fa “educreazione” con bambini e adolescenti. Obiettivo dell’associazione è contrastare la povertà educativa e far crescere una comunità.


L’associazione Beyond Lampedusa nasce per favorire l’inclusione: sostiene percorsi educativi e il contrasto alla povertà educativa e ciò è reso possibile, da ben quattro anni, attraverso attività – extrascolastiche e in stagione estiva – dedicate ai minori del territorio, come quelle del progetto “Il Giardino”.

L’età dei destinatari va dai 5 agli 11 anni, e dai 12 ai 17, di origini geografiche diverse: nei turni della mattina il Giardino accoglie i più piccoli, che svolgono laboratori di “educreazione” e attività motorie, il pomeriggio invece è il turno degli adolescenti. Al centro dei programmi laboratoriali c’è la natura. Per ogni edizione però, viene strutturato un focus che prende spunto da tematiche educative e sociali: quest’anno il Giardino tratta l’argomento della tecnologia e del suo utilizzo consapevole. 

Beyond Lampedusa

Come racconta Giulia Anselmo, coordinatrice delle attività, c’è stato un forte cambiamento dall’Avanti Covid al Durante Covid. «I primi due anni i bambini iscritti erano un centinaio. Il nostro ampio spazio permette di avere questi numeri, ma dallo scorso anno abbiamo dovuto dimezzare. Fortunatamente siamo vaccinati e riusciamo a essere più tranquilli, ma non tanto da poterci permettere un abbassamento di guardia».

Insieme a lei c’è anche Alessio Castiglione, pedagogista ed educatore di comunità. È uno degli operatori veterani del progetto, a partire dal suo debutto. «Stiamo cercando di simulare quella che è la natura. In un mese anche una pianta può crescere, così come un bambino. Sembra un tempo limitato, ma noi cerchiamo di far fiorire i primi talenti e le passioni che tutti loro manifestano. L’inclusione non è scontata e non è mai abbastanza. Non bisogna parlarne esclusivamente da un punto di vista demografico ma anche pedagogico».

Tra gli altri volontari troviamo Anita Martorana, attrice bagherese che ha effettuato i suoi studi tra la Sicilia e la Capitale: entra nei cuori di chi l’ascolta con grande facilità. Frank Calì si occupa delle attività di animazione e anche lui fa parte della squadra da più di un anno: un’esplosione di energia che riesce a far scatenare anche i corpi più addormentati, soprattutto alle nove del mattino. 

Giulia Vaccarino invece ha scelto di trascorrere questi giorni di vacanza facendo volontariato proprio qui. Frequenta Scienze della Formazione Primaria ad UniPa e ha deciso di fare i suoi passi verso il proprio futuro di professionista in questa oasi di vita e vitalità: la sua risata contagia anche i bimbi più timidi. Un altro volontario è Simone Napoli, ennese ma palermitano di adozione. Costruisce sogni fatti di carta ma resistenti persino alle acque più persistenti: il suo laboratorio di origami ha appassionato i piccini del Giardino.

Beyond Lampedusa

E poi ci sono i bambini

G. descrive il Giardino di Beyond Lampedusa con tre parole: «bello, aiutante e vitale. A me batte forte il cuore quando sto insieme alla natura e il Giardino aiuta tutti noi».

A. ama ballare, giocare a basket e a pallavolo. «Qui sto insieme ai miei amici e mi diverto sempre molto». Tra pochi giorni sarà anche il suo undicesimo compleanno e non vede l’ora.

D. vuole fare la dottoressa perché le piace aiutare chi sta male, mentre il suo inseparabile amico S. vuole diventare uno youtuber. Dice che in famiglia sono otto: «compresi i pappagalli», sottolinea. Invece L. presto diventerà fratello maggiore.

Uno scenario reale in cui è possibile andare oltre una narrazione fantoccia della migrazione propinata dai mass media. L’emergenza non è soltanto lo sbarco sulle coste, ma è la richiesta di una giusta risposta educativa ai bambini e alle bambine di seconda e terza generazione che sempre più rientrano nell’abbraccio palermitano delle etnie.

Beyond Lampedusa

Gaia Garofalo

Scrivere, leggere, passeggiare ed ascoltare musica sono i miei passatempi principali. Credo nelle storie che continuano a resistere: solo queste ci salvano dal resto.

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