Miriam Sylla, il coraggio e le “palle” di una schiacciatrice

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Miriam Sylla, schiacciatrice dell’Imoco Conegliano e capitano della nazionale italiana di pallavolo alle prossime Olimpiadi di Tokyo, ama definirsi “una donna con le palle”.


Miriam Sylla nasce a Palermo l’8 gennaio 1995. I suoi genitori, originari della Costa d’Avorio ed entrambi operai, lasciano il capoluogo siciliano quando lei ha soltanto cinque anni, trasferendosi a Valgreghentino, in provincia di Lecco. È qui che Miriam, nonostante sognasse di fare danza classica, inizia a coltivare il suo talento sportivo come schiacciatrice, militando nelle giovanili del Grenta, dell’Oliganate e dell’Orago.

Il debutto in A1 arriva nel 2011 con la squadra di Villa Cortese. Nel 2012, con la maglia della nazionale italiana, conquista il bronzo nel campionato europeo Under-19. Successivamente firma un contratto col Volley Bergamo, dove gioca dal 2013 al 2018, aggiudicandosi la Coppa Italia nel 2016. Nella stagione 2018/2019 il passaggio all’Imoco Conegliano, squadra con cui ha già vinto due Campionati italiani, una Champions League, un Mondiale per Club, 2 Coppe Italia e 3 Supercoppe italiane. 

Purtroppo, a causa della pandemia, i Giochi Olimpici di Tokyo 2020 sono stati rinviati e la fuoriclasse ha ammesso: «A me è venuto un po’ da piangere, più che altro perché l’Olimpiade è l’unione di tutto il mondo e veder rimandata una cosa così importante mi ha fatto capire che stava succedendo qualcosa di epocale, anche perché eravamo all’inizio della pandemia. Ci è dispiaciuto, ma di fronte a tanta gente che stava morendo con quale spirito si poteva pensare di fare i giochi?».

I suoi successi confermano quanto da lei stessa dichiarato, in un video riportato dal quotidiano La Repubblica: «Sfogare tutta la mia forza sulla palla mi esalta, sentirne anche il rumore» – e ironicamente aggiunge – «se avessi tutta questa precisione andrei in giro per le città a colpire gente che si comporta male» (per fortuna, ad oggi, si è limitata a colpire in campo).

miriam sylla

Miriam Sylls si definisce una “donna con le palle”.  Come giocatrice si ritiene «altruista perché sono soddisfatta se il mio giocar bene significa far giocar bene la squadra», nonostante ammetta che il suo “tallone d’Achille” sia la ricezione e si definisca addirittura il peggior battitore del campionato di serie A. Sempre nel corso del video riportato da Repubblica, afferma: «quando entro in campo sono un’altra, sono antipatica, sono anche un po’ maleducata, però non ditelo a mio padre». 

Da bambina racconta di aver subìto degli atti di bullismo a causa del colore della pelle, venendo apostrofata con appellativi quali «negra di merda, puzzi, non ti lavi. Oggi non mi fa più effetto come prima, quando mi sarei messa in un angolo a piangere. Adesso ho imparato che, comunque sia, cerco di vivere in modo sereno, di non dare fastidio a nessuno. La notte ognuno dorme con la sua coscienza, no?».

Durante un’intervista rilasciata alla giornalista della Gazzetta dello Sport, Silvia Guerriero, per Sportweek, le viene chiesto nuovamente in quale occasione ha dovuto tirare fuori il coraggio nella sua vita, e la campionessa ha affermato: «A casa, con la malattia di mia mamma: quando se n’è andata, a fine 2018, ho dovuto essere coraggiosa per mio papà e per i miei fratelli. Nel mio lavoro, per continuare a stare lì con la testa, per provarci ogni giorno, per non voler mollare tutto in certi periodi difficili. E poi cinque anni fa quando il mio ragazzo mi ha lasciata per un’altra ho avuto il coraggio di non arrivare a pensare che l’altra potesse essere meglio di me, perché poi facciamo sempre questo errore, ci compariamo alle altre donne. Siamo tutte diverse, con un valore. Non cadere nella depressione e pensare di non essere abbastanza richiede tanta forza».

Miriam, inoltre, ha aggiunto che a suo avviso «La femminilità non è qualcosa che si indossa: basta uno sguardo. Io sono in grado di sentirmi sexy anche in tuta e senza trucco». La sua forza e il suo coraggio sono stati determinanti affinché potesse oggi essere Ambassador di Under Armour, ideatore dell’UA Performance Academy, con l’obiettivo di sviluppare proprio la forza mentale degli sportivi. 

Quando le viene chiesto se si senta realizzata come donna risponde: «Credo si debba fare sempre di più, non posso accontentarmi di quella che sono adesso: voglio arrivare a dire che sono la versione migliore di me stessa. Ci sto lavorando».Miriam Sylla è un’altra donna del mondo dello sport che ha saputo dimostrare che sono molte le donne “con le palle” e, ribadendo quanto affermato da Silvia Guerriero su Sportweek, «se tutti gli uomini avessero le palle che ha lei, il mondo sarebbe decisamente un posto migliore».


Giulia Montalto

Classe 1989. Le mie passioni: scrittura, sport e natura. Sono anticonvenzionale nella convenzionalità. Laureata in Economia e Scienze Politiche, scrivo per Storie di sport.

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