Muore Musa Balde ma non sono Stato io

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Il ventitreenne guineano Musa Balde è l’ultimo dei morti dei CPR, i centri per i rimpatri, in una strage di Stato che sta ammazzando persone e diritti.


Musa Balde, trovato con un lenzuolo intorno al collo, è morto nella notte tra sabato e domenica scorsa in una cella di isolamento del Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di Torino. Originario della Guinea, era stato trasferito al CPR di corso Brunelleschi dopo l’uscita dall’ospedale. Il 9 maggio scorso a Ventimiglia, era stato vittima di una brutale aggressione con spranghe, bastoni e tubi di plastica. Un video dell’aggressione mostra tre uomini italiani che con tutta la loro aggressività colpiscono senza sosta l’uomo ormai a terra. Trasferito in ospedale, era stato poi dimesso con prognosi di dieci giorni per gravi lesioni e un trauma facciale.

Il ventitreenne, al momento dei fatti parte lesa del processo, si trasforma in imputato non appena dalla denuncia in Questura emerge la sua irregolarità sul territorio nazionale. E così viene trasferito in CPR per essere rimpatriato.  I centri, che hanno cambiato via via nome (CPT, CIE, CPR), restano invariati nella sostanza. Lì vengono trattenuti i cittadini stranieri che risiedono irregolarmente nel territorio nazionale e sono volti all’esecuzione coattiva di provvedimenti di allontanamento. A decidere su una privazione di libertà del genere però non sono i Tribunali, come la prassi prevede, bensì Giudici di Pace che in 5 minuti emettono una sentenza.

Il trattenimento nei CPR solleva enormi criticità relative all’esercizio dei diritti delle persone trattenute e racchiude una somma di discriminazioni a partire dalle condizioni di trattenimento, sino alle garanzie previste a tutela delle persone private della libertà. Secondo la Costituzione italiana e il diritto internazionale, ogni privazione della libertà deve essere sottoposta a controllo giudiziario e deve assicurare garanzie fondamentali come il diritto della persona a essere informata e il diritto a un ricorso effettivo davanti a un giudice. Cose che molto spesso non succedono.

I CPR sono infatti luoghi peggiori delle galere; luoghi in cui le garanzie costituzionali sono spesso dimenticate e in cui le violenze possono essere reiterate senza alcun controllo. E poiché sottratti alla vista del pubblico tutte queste violazioni e gli attori che li commettono permangono indisturbati.

Di CPR si muore

La morte di Musa Balde mostra una prassi illegittima di detenzione nei confronti di un soggetto vulnerabile e fragile che è morto tra le mani dello Stato. Questa vicenda permette di reinterrogarci anche sul valore di questa vita e sull’importanza di questa morte.

La violenza che delle volte è visibile e diretta, come nell’uccisione di Vakhtang Enukidze, ammazzato nel CPR di Gradisca dalle botte ricevute dalle guardie della struttura, delle altre è invece latente e indiretta. Quest’ultimo tipo di violenza, che è espressione più visibile delle logiche neoliberiste, si manifesta in atti di abbandono. Tra le forme più veementi, l’abbandono si configura in azioni violente che non si realizzano con forme dirette e di tortura fisica, bensì con atti di abuso indiretti e di disumanizzazioni latenti.

Questo tipo di vulnerabilità spiega la continua esistenza di centri di detenzione in cui le vite dei migranti, abbandonate e disumanizzate, non sono che esistenze di scarto.

La costruzione neoliberista dell’esistenza umana, divisa tra esseri umani e vite superflue, permette una gerarchizzazioni universale che giustifica l’azione del potere. Ed è su questa base e con questo approccio che è costruito l’intero sistema di “accoglienza” italiano, in cui la popolazione migrante è destinata a un’esclusione permanente. Questo status si riferisce all’esclusione dai diritti, dai servizi, dalle procedure legali; esclusi persino dall’umanità, sono relegati in uno spazio permanente di marginalità.

Un gruppo di solidali si è presentato al CPR di Torino per manifestare contro questa ennesima morte di Stato e denunciare questo sistema detentivo. Quella di Musa Balde e di tutte le altre vittime dei CPR sono morti indotte dal sistema detentivo italiano nella totale mancanza del rispetto dei diritti e della dignità umana. Quanti altri Musa Balde dovremo avere per fermare questa strage di Stato?


Martina Costa

Responsabile di "Stay Human". Laureata magistrale in Cooperazione e Sviluppo, sostengo e lotto per un’informazione libera, la tutela dei diritti umani, la parità di genere e i processi di ristrutturazione sociale dal basso.

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