Ecobonus: è vero che i cittadini non pagano i lavori di ristrutturazione?

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L’incentivo della detrazione fiscale del 110% per le ristrutturazioni rende gratuiti i lavori per i cittadini? Quali potrebbero essere le conseguenze?


Il Superbonus, introdotto dal Decreto Rilancio, è uno strumento disposto dal Governo per creare nuove prospettive lavorative nell’ambito del settore edile. Prevede una aliquota di detrazione fiscale pari al 110%,  ma è corretto affermare che il cittadino che ne fruisce potrà eseguire i lavori di ristrutturazione in maniera totalmente gratuita?

L’Ecobonus è regolato dalla legge n. 77 del 17 luglio 2020, che ha convertito, con modificazioni, il decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020, il quale ha disposto gli interventi urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali, discendenti dall’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Tra le novità del Decreto Rilancio, sicuramente hanno suscitato molto interesse le detrazioni fiscali per i lavori di efficientamento energetico e sismico degli edifici, che sono state innalzate alla misura del 110% in merito alle attività commissionate dai privati sulle proprie abitazioni.

Anche se in tempi recenti si è parlato molto di Ecobonus, quest’ultimo non è stato previsto per la prima volta dal decreto legge n. 34 del 2020. Infatti, il legislatore, attraverso il decreto legge n. 63 del 4 giugno 2013 convertito con modificazioni dalla L. n. 90 del 3 agosto 2013, aveva già disposto detrazioni pari al 65%, ad esempio per gli interventi di riqualificazione energetica, nonché del 50% in riferimento alle spese sostenute per la realizzazione di impianti fotovoltaici, con fruizione decennale. Per lungo tempo queste detrazioni hanno rappresentato il solo strumento per incentivare e sviluppare la realizzazione degli impianti fotovoltaici nel nostro Paese.

La differenza sostanziale tra gli incentivi introdotti prima del Decreto Rilancio e quelli disciplinati dalla normativa di urgenza risiede nel fatto che, in precedenza, il cittadino doveva anticipare di tasca propria le spese sostenute. Ad oggi, invece, l’utente non deve farsi carico di nessun costo a livello monetario, potendo usufruire di un contributo di pari ammontare sotto forma di sconto anticipato dalla ditta appaltatrice.  Questo apre le possibilità di utilizzo ad un bacino molto più ampio di soggetti.

Dunque, per agevolare chi voglia compiere opere di efficientamento energetico e sismico degli edifici, non solo è stata prevista una detrazione che supera la spesa sostenuta, ma si è voluto andare oltre: porre le condizioni affinché un maggior numero di cittadini potesse accedere all’utilizzo concreto del bonus in questione.

In che modo lo Stato ha realizzato questo risultato? Il meccanismo previsto è la possibilità di convertire la detrazione fiscale, spettante all’utente, in credito d’imposta da cedere a terzi, finanche alla ditta che si occupa di eseguire i lavori di ristrutturazione. 

Così facendo, il cittadino ottiene uno sconto sul prezzo da dover pagare per il compimento delle attività edilizie e, poiché la detrazione è pari al 110%, materialmente non dovrà effettuare nessun bonifico per il pagamento della ditta che si occupa dei lavori, in quanto sarà il credito d’imposta ceduto che soddisferà la ditta stessa.

Si precisa che per credito di imposta si intende qualunque credito che il contribuente vanta nei confronti delle casse dello Stato, ad esempio perché ricorre alla applicazione delle detrazioni fiscali previste dal legislatore, come nel caso dell’Ecobonus. Qualora si verificasse una situazione del genere, il credito potrebbe essere impiegato per compensare eventuali debiti, per provvedere al pagamento delle imposte dovute e, da ultimo, il contribuente ne potrebbe chiedere il rimborso in dichiarazione dei redditi nei casi consentiti dalla legge.

Ѐ necessario, poi, attenzionare un dettaglio non secondario. Parliamo dei lavori di efficientamento energetico e sismico che verranno realizzati e che saranno comunque pagati dal cittadino. Questo significa che nulla viene realizzato gratuitamente; ciò è importante per evitare il c.d. “effetto boomerang” dell’Ecobonus, come rilevato anche da Costantino Ferrara, Vice Presidente di Sezione della Commissione Tributaria di Frosinone.

L’utente pagherà le opere edili mediante il credito d’imposta che matura a proprio favore, cedendolo dunque alla ditta che esegue i lavori o ad un terzo. Comprendere il corretto meccanismo circa il funzionamento del Superbonus rileva sul piano pratico-operativo. 

Qualora l’Agenzia delle Entrate dovesse effettuare un controllo sulla documentazione attinente ai lavori effettuati, e dovesse rilevare che il preventivo redatto non era affatto veritiero, riscontrando una eccessiva valorizzazione delle opere di ristrutturazione, a dover pagare le conseguenze di tutto ciò non sarà la ditta, bensì il cittadino che ha richiesto i lavori, in quanto il credito d’imposta era maturato a suo favore.

Il cittadino si trova in una posizione in cui ha ottenuto le opere di ristrutturazione senza che ci fosse un esborso monetario a suo carico, piuttosto il saldo è avvenuto mediante la cessione del credito d’imposta. Ragionando al contrario, se il credito d’imposta maturato fosse messo in dubbio (ad esempio perché il valore dei lavori è inferiore a quanto attestato dalla ditta appaltatrice) dovrà essere il cittadino a restituire l’importo, e questa volta l’esborso sarà monetario, non tralasciando poi l’aggravio sanzionatorio.

Lo strumento introdotto dal governo è sicuramente un buon incentivo per far ripartire il settore dell’edilizia. Bisogna però stare in guardia dai possibili comportamenti scorretti che talune ditte potrebbero realizzare solo per trarre un profitto più alto, a discapito dell’utente, il quale non solo dovrà pagare di tasca propria la cifra contestata, ma dovrà far fronte anche a sanzioni e interessi.

Una corretta informazione si pone alla base di un utilizzo consapevole dell’Ecobonus, così da creare una situazione favorevole sia per le maestranze che eseguono i lavori, sia per i cittadini che richiedono la loro professionalità.

                                                                                                                                                      Jessica Terzoli


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