È arrivato il momento di una leadership italiana in Europa?

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Il governo Draghi, l’addio di Orban al PPE, il maxi processo di Messina: un’opportunità per l’Italia di diventare leader in Europa.


Negli ultimi giorni sono avvenuti, in concomitanza, due eventi importanti. In primis, il via – a Messina – al maxiprocesso alla mafia dei Nebrodi, che vedrebbe coinvolti quasi 97 imputati membri o “amici” di due clan mafiosi, sospettati di essersi accaparrati i fondi UE destinati all’agricoltura per la regione Sicilia. In secondo luogo, l’uscita dal PPE del partito ungherese Fidesz, capitanato dal primo ministro Viktor Orbàn.

Il maxiprocesso alla Mafia dei Nebrodi è una notizia di per sé, vista la delicatezza del tema e la ricorrenza tragica nella storia del nostro Paese. Lo diventa ancora di più se posta nel contesto in cui viviamo: un Paese che non cresce da venti anni, nel mezzo di una pandemia mondiale e in attesa di ricevere 209 miliardi (oltre al MFF 2021-2027) dalle istituzioni europee con l’intento di progettare il decennio a venire. 

Se, da una parte, Messina ci mostra le contraddizioni del Mezzogiorno, dall’altra ci indica anche la prima mossa da cui ripartire in contropiede per assicurarci che questa valanga di fondi non venga spesa invano: coordinare dall’alto delle istituzioni europee e italiane una cabina di regia che piloti e assicuri la trasparenza dell’allocazione di quelli che saranno i fondi del Recovery.

Se gestita con trasparenza anche in Europa, la “questione” maxiprocesso non solo mostrerebbe grande sicurezza, da parte del governo italiano, nel provare a fermare uno dei mali più grandi dell’Italia ma proverebbe anche la maturità di un Paese che, in difficoltà, si affida ad una collaborazione europea per combattere la Mafia.

In secondo luogo, l’uscita di Fidesz dal PPE è fondamentalmente dettata dalla paura di essere cacciati dal partito, visto il cambio di regolamento accettato a larga maggioranza (oltre l’84%). 

In passato, accademici come Daniel Kelemen spiegarono la permanenza degli eurodeputati di Orban nel partito più importante del Parlamento come un gioco di numeri: i voti degli eurodeputati ungheresi servivano “come il pane” a un gruppo che con il passare del tempo appare in costante indebolimento. Inoltre, prima del cambio di regolamento, per essere espulsi occorreva avere il favore di due terzi del gruppo (con la partecipazione di almeno il 50% dei parlamentari al voto). 

Le nuove regole indicano invece una nuova soglia che si riferisce alla maggioranza assoluta. Insomma è più facile essere espulsi e si è meno protetti. Per questo, dopo anni di conflitti interni al gruppo sull’opportunità o meno di espellere Fidesz, Orbàn ha deciso di evitare la “figuraccia”, alzando i tacchi prima che accadesse l’inevitabile. 

L’uscita dei dodici eurodeputati dal gruppo parlamentare potrebbe diventare un via libera per la Lega che, dopo la “svolta europeista” pro-Draghi, ha adesso l’opportunità di unirsi al PPE. 

È vero, da molti dentro al gruppo del PPE –  in primis dal presidente Max Weber – Salvini è ancora visto con diffidenza. Eppure, forse sotto la spinta di Giancarlo Giorgetti, l’operazione PPE non sembrerebbe così impossibile. In fondo, al gruppo servirebbero numeri parlamentari più solidi; inoltre, la svolta “euro-populista” della Lega dovrebbe anche rispecchiarsi e tradursi in palcoscenici sovranazionali. 

Salvini potrebbe perdere l’elettorato tradizionale leghista, euroscettico e secessionista. Farebbe però guadagnare al Paese una maggiore credibilità all’estero e soprattutto farebbe compiere alla Lega il balzo finale da “anti-Euro” a Euro, il tutto trainato dalla benedizione di Mario Draghi. Il governo Draghi a quel punto sarebbe europeista, nel senso istituzionale del termine.

C’è un filo che lega Messina e Bruxelles. L’Italia ha una vera opportunità di diventare il principale attore europeista. Il viaggio di Angela Merkel da Cancelliere sta per finire, e in Francia Marine Le Pen spaventa i macroniani, anche se ancora non se ne parla. 

Dunque, in questo momento così delicato per l’Unione Europea, l’Italia potrebbe realmente candidarsi al ruolo di protagonista per il rafforzamento di un asse europeista. Prima in casa e poi nelle istituzioni, riunendo quasi tutti i partiti di maggioranza all’interno di gruppi solidamente europeisti. Dopotutto, non sono opportunità che capitano spesso.

Andrea Manzella


Redazione

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