Period Poverty: la Nuova Zelanda offrirà assorbenti gratuitamente nelle scuole

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La Nuova Zelanda sconfiggerà la period poverty fornendo, a partire dal mese di giugno, prodotti per la cura e l’igiene mestruale in tutte le scuole.


Pochi giorni fa, la prima ministra neozelandese, Jacinda Arden, ha annunciato che da giugno la Nuova Zelanda offrirà gratuitamente tamponi, assorbenti e altri prodotti indicati nella sintomatologia mestruale in tutte le scuole. 

L’iniziativa si colloca nel solco di una linea politica particolarmente sensibile alle istanze sociali dei gruppi più vulnerabili della società, primi fra tutti giovani e donne. D’altronde, non poteva essere diversamente in una nazione in cui la premier sta rivoluzionando il concetto stesso di leadership enfatizzando concetti quali empatia, inclusione e pragmatismo. 

Dopo la Scozia, primo Paese al mondo ad aver offerto assorbenti e tamponi gratuiti indistintamente a tutte le donne a partire dello scorso novembre, e il Regno Unito, che ha recentemente abolito la tampon tax, adesso è il turno della Nuova Zelanda. 

La lotta della Nuova Zelanda al Period Poverty 

Attraverso lo stanziamento di 25 milioni di dollari per i prossimi tre anni, il provvedimento annunciato dalla premier è finalizzato a contrastare il fenomeno del cosiddetto “period poverty garantendo alle donne il diritto alla tutela della salute, all’istruzione, nonché il contrasto alle disuguaglianze nell’ottica di una piena parità di genere. 

Quando si parla di period poverty ci si riferisce all’impossibilità per tante donne di far fronte alle spese necessarie per l’acquisto di assorbenti, tamponi e vari altri prodotti di cui ciascuna donna necessita con serie ripercussioni su salute, istruzione e occupazione.

Sebbene la qualità della vita in Nuova Zelanda sia piuttosto alta, con un soddisfacente Better Life Index in molte dimensioni del benessere, il fenomeno del period poverty è fortemente sentito, costituendo un serio ostacolo alla piena e libera partecipazione scolastica per numerose ragazze. 

Negli ultimi anni, il governo neozelandese ha subìto innumerevoli pressioni da parte di dirigenti scolastici e organizzazioni non-profit che hanno riportato dati allarmanti circa il tasso di dispersione scolastica femminile. Molte studentesse, non avendo accesso ai prodotti sanitari necessari, si assentano dalla scuola per evitare che imbarazzo e stigma sociale vengano ulteriormente esacerbati. Tra loro, molte sono le studentesse costrette a ricorrere a mezzi di fortuna come la carta igienica o peggio, giornali e stracci.

I dati riportati da Dignity NZ, un’organizzazione non-profit, mostrano come circa 95 mila studentesse dai 9 ai 18 anni siano costrette ad assentarsi dalla scuola durante il ciclo mestruale poiché sprovviste dei mezzi economici necessari per l’acquisto dei prodotti essenziali nella cura e igiene intima.

Dati che vengono confermati in un report redatto da Youth 19, secondo cui almeno il 12 per cento delle studentesse tra i 9 e i 13 anni dichiarano di avere difficoltà ad accedere a tali prodotti mentre circa 1 studentessa su 12 conferma di assentarsi da scuola nei giorni del ciclo. Ma non finisce qui. Infatti l’Università di Otago ha rilevato che le studentesse che hanno vissuto tale condizione di povertà, ne subiranno le conseguenze per tutta la vita con riguardo alla loro salute, allo sviluppo emotivo, all’educazione e alle prospettive occupazionali.  

Occorre riportare al centro dell’attenzione politica le diseguaglianze indirette che metà della popolazione mondiale subisce ingiustamente per qualcosa di strettamente connaturato alla sua stessa natura. La prima ministra ha infatti sostenuto con forza che: «nessun giovane dovrebbe perdere la propria educazione per qualcosa di assolutamente normale nella vita della metà della popolazione mondiale». 

La dichiarazione di voler offrire prodotti gratuiti giunge al termine di un progetto-pilota iniziato la scorsa estate e durato sei mesi che ha previsto la fornitura di assorbenti e altri prodotti mestruali gratuiti a circa 3200 studenti distribuiti in 15 scuole. Il progetto-pilota ha messo in luce i vari aspetti problematici legati alla gestione del ciclo mestruale nelle scuole quali l’imbarazzo, lo stigma sociale, la dispersione scolastica ma anche la mancanza di conoscenza e l’esigenza di sapere come usare i prodotti mestruali, come gestire i disagi e a chi rivolgersi per avere assistenza.

Tampon tax e period poverty nel resto del mondo

Regno Unito, Scozia e Nuova Zelanda non sono gli unici Paesi ad aver abolito la tampon tax e/o aver fornito prodotti gratuiti per la cura e l’igiene personale durante il ciclo mestruale. Il trend è in crescita e coinvolge una platea di Stati dalle diversificate condizioni sociali ed economiche. 

Qualche settimana fa, il governo dello Sri Lanka ha annunciato di voler avviare un progetto di fornitura di assorbenti gratuiti a circa 80 mila studentesse e di costruzione di nuovi servizi igienici in 2500 scuole. Un importante passo in avanti per lo Sri lanka che si spera venga presto accompagnato da un vero e proprio cambiamento culturale. Anche in Sri Lanka persistono e coesistono alti tassi di assenteismo scolastico delle ragazze durante i giorni del ciclo e una considerazione sociale del ciclo mestruale come qualcosa di impuro e sporco. Il Paese prevede una tassazione elevata per gli assorbenti igienici che rende il loro acquisto inaccessibile al 30 per cento delle donne. 

Anche negli Stati Uniti, almeno 30 Stati hanno esentato dalla tassazione e/o offerto gratuitamente suddetti prodotti, mentre in altri sono stati introdotti disegni di legge che manifestano intenzioni simili. 

Sembrerebbe dunque naturale domandarsi come mai l’Italia non abbia ancora preso in considerazione l’eventualità di abolire la tampon tax e/o offrire gratuitamente quella serie di prodotti di cui ogni donna non può fare a meno durante il ciclo mestruale. L’impressione è che in Italia, le esigenze fisiologiche legate alle mestruazioni rappresentino un mero capriccio. Non si spiegherebbe altrimenti il motivo per cui l’Italia tassi gli assorbenti al 22 per cento al pari dei beni di lusso, confermando di essere un Paese per soli uomini.  

Tampon Tax in Italia: a che punto siamo?

Nonostante si sia più volte acceso un dibattito in materia, l’Italia è ancora lontana dall’adozione di un provvedimento che contempli l’abolizione della tampon tax, riducendosi ogni tentativo in un fallimento. Nel 2019, il governo italiano ha approvato una riduzione dell’Iva dal 22 al 5 per cento soltanto sugli assorbenti biodegradabili e compostabili e sulle coppette che, sfortunatamente, rappresentano solo l’1 per cento del totale degli assorbenti venduti in Italia. La motivazione di una riduzione così selettiva e insufficiente trova fondamento nel pretesto che gli assorbenti classici abbiano un forte impatto ambientale e quindi da evitare. Peccato che si tratti della stragrande maggioranza degli assorbenti usati dalle donne per esigenze che sfuggono alla loro volontà. 

Ma la lotta per l’abolizione e/o riduzione della tampon tax non si è fermata e lo scorso dicembre, Laura Boldrini si è fatta promotrice di un emendamento alla legge di bilancio che prevedesse un taglio dal 22 al 5 per cento per tutte le tipologie di assorbenti. L’emendamento, recante la firma di numerose esponenti politiche, è stato contestualmente supportato da WeWorld e Onde Rosa le quali hanno sottoscritto una petizione per chiedere la riduzione della tampon tax che, tra l’altro, può ancora essere firmata.  

L’onere finanziario conseguente al taglio dell’IVA si aggirerebbe intorno ai 515 milioni di euro annui secondo una prima stima effettuata dal Ministero dell’Economia e Finanza, ma il dato non sembrerebbe effettivamente corrispondere a verità. Secondo WeWorld, si tratterebbe piuttosto di una sovrastima poiché il costo reale della manovra richiederebbe intorno ai 72 milioni. 

Sfortunatamente, il governo italiano ha perso, ancora una volta, l’occasione per dimostrare di avere a cuore il benessere della società nella sua totalità.


Immagine in copertina di Marco Verch Professional Photographer

Mimma Randazzo

Appassionata del diritto in tutte le sue forme. Strenua sostenitrice dei diritti umani, trascorro il mio tempo libero studiando e scrivendo di diritti delle donne e di parità di genere.

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