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Il Regno Unito dice addio all’Iva sugli assorbenti

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Dal 1° gennaio il Regno Unito ha abolito l’Iva sugli assorbenti. Un grande riconoscimento dopo anni di lotte.


È di qualche giorno fa la notizia lanciata dalla BBC, nella quale si conferma che il Regno Unito abbia abolito la così chiamata Tampon Tax, la tassa sul valore aggiunto sui prodotti d’igiene femminile. Questa, però, era già stata ridotta dal 17,5 per cento al 5 per cento nel 2001 grazie all’impegno della laburista Ann Taylor, attestandosi come una delle aliquote più basse dei 28 Paesi membri. La cancellazione della VAT (l’imposta sul valore aggiunto britannica) era stata inserita dal Ministro delle Finanze Rishi Sunak nella finanziaria dello scorso marzo. Grazie al definitivo accordo di recesso dall’UE entrato in vigore lo scorso 1° gennaio, l’imposta sui prodotti sanitari, e in particolar modo sugli assorbenti e altri prodotti relativi al ciclo mestruale, è stata così cancellata. 

Imporre l’Iva sui prodotti sanitari, tanto più sui prodotti che vengono regolarmente e inevitabilmente usati da milioni di donne, è una questione che non riguarda solo l’aspetto economico, bensì l’aspetto culturale, nonché la rappresentazione binaria dei generi, in cui uno è predominante e l’altro sottomesso. La subalternità della donna la vediamo, dunque, persino nel prezzo applicato dai mercati internazionali e nazionali ai beni di prima necessità, come quelli per il ciclo mestruale. 

L’armonizzazione dell’Iva sui prodotti al dettaglio avvenuta nel 1973, è stata una scelta politica ed economica per limitare strategie di concorrenza all’interno del mercato unico europeo. Una decisione che non ha tenuto conto, ancora una volta, delle discriminazioni che il mercato avrebbe potuto creare soprattutto nei riguardi delle donne. Ma il governo di Boris Johnson sembra aver dato così un lieto fine ai tanti anni di lotta da parte delle attiviste inglesi, le quali si sono da sempre battute contro la disparità di genere, come nel caso della fervente femminista Laura Coryton che già all’età di 21 anni protestava contro la Tampon Tax.

«Il Regno Unito non è più vincolato alle direttive UE sull’Iva che impongono un’imposta minima» si legge in una nota della Regina all’indomani dell’atto definitivo di uscita dall’Unione Europea. Già dal 17 marzo del 2016, sotto l’influenza britannica, gli Stati membri dell’Unione europea votarono per avere una maggiore flessibilità sulla riduzione dell’imposta sul valore aggiunto, in particolar modo da applicare sui prodotti sanitari. Anche in quell’occasione il Regno Unito si rivelò a favore dell’eliminazione della Tampon Tax, nonostante il programma politico dell’allora primo ministro David Cameron non andasse verso questa direzione. 

Sappiamo, infatti, che con una direttiva del 2006 l’Unione europea aveva applicato regole standard sull’Iva. Queste, però, possono essere applicate in maniera differente dai vari Paesi dell’UE, i quali possono quindi apporre diverse tipologie di aliquote per beni e servizi. Infatti ogni Paese dell’UE applica un’aliquota “normale” sui beni e servizi che non può essere inferiore al 15 per cento; possono essere poi applicate delle aliquote “ridotte” per la fornitura di determinati beni e servizi, non inferiori al 5 per cento. Infine, alcuni Paesi sono autorizzati ad applicare aliquote “speciali”, concesse a quei Paesi che a partire dal 1991 avessero ridotto già le loro aliquote prima di entrare a far parte del mercato unico. Tra queste ultime rientrano l’aliquota minima o l’aliquota zero, applicate sui prodotti igienici femminili da diversi Paesi membri come Spagna (al 4 per cento), Lussemburgo (al 3 per cento) o Irlanda che nel 2005 ha stabilito di eliminarla.  

Secondo il Tesoro britannico, il provvedimento sull’eliminazione della VAT sull’acquisto di assorbenti, tamponi e altri prodotti specifici per il ciclo mestruale, farebbe risparmiare alle donne 40 sterline in media nel corso della loro vita. Il Ministro delle Finanze Sunak ha dichiarato alla stampa non solo di aver portato a termine la promessa fatta a milioni di donne inglesi, ma di aver provveduto anche alla distribuzione dei prodotti igienici femminili gratuiti nelle scuole, nei college e negli ospedali, contrastando così quella che viene chiamata Period Poverty. Difatti, sostiene il Ministro, l’istituzione del Tampon Tax Fund serve a garantire alle donne e alle ragazze svantaggiate di tutto il Paese l’accesso a tali beni di prima necessità.

La Scozia, a partire proprio dal 2021, sarà il primo Paese al mondo a eliminare il costo relativo a tutti i prodotti igienici legati al ciclo mestruale. Le mestruazioni in Scozia non sono state più considerate un lusso già prima che la legge venisse approvata in Parlamento lo scorso Novembre, sotto l’influenza della deputata Monica Lennon, la quale è riuscita a rendere gratuiti tutti i prodotti igienici femminili nelle scuole, licei e università. 

In effetti, le ricerche sulla povertà mestruale condotte dal piano internazionale britannico nel 2017, mostrano statistiche preoccupanti, pur non essendo il Regno Unito un paese di certo sul lastrico: mentre il 14 per cento delle ragazze tra i 14 e i 21 anni ha dichiarato di aver dovuto chiedere in prestito prodotti igienici a un amico a causa di problemi relativi all’accessibilità, il 49 per cento delle ragazze ha ammesso di aver saltato un’intera giornata di scuola a causa del ciclo mestruale. La gratuità di questi importanti beni per l’igiene femminile non ha, dunque, solo importanti implicazioni sulla soglia di povertà mestruale, ma oltretutto porta a ridurre i casi di abbandono scolastico.

Sebbene sia arrivato alle orecchie del Cancelliere dello Scacchiere l’entusiasmo delle attiviste per la conquista ottenuta in termini di uguaglianza di  genere, non sono mancate le critiche. La stessa Coryton ha rivelato al Guardian che l’abolizione della Tampon Tax sia in realtà un mero strumento politico per la riuscita della Brexit, con la quale è stata invece messa in secondo piano la petizione firmata dalle 320 mila persone nella campagna di sensibilizzazione, da lei creata nel 2014. Fu proprio grazie a questa raccolta firme, infatti, che nel 2015 una prima mozione per l’abolizione della Tampon Tax fu presentata alla Camera. La mozione fu però bocciata dall’allora Premier Cameron, il quale dichiarò di essere vincolato dalla legislazione europea nel non poter ridurre la VAT al di sotto del 5 per cento.

L’abolizione della Tampon Tax rimane comunque una grande conquista per i diritti delle donne.  «Finalmente la tassa sessista che ha visto i prodotti sanitari classificati come articoli di lusso non essenziali può essere consegnata ai libri di storia» ha dichiarato Felicia Willow, direttrice dell’organizzazione a difesa dei diritti delle donne Fawcett Society

Parlare apertamente di mestruazioni, assorbenti, coppette mestruali e tamponi intimi non deve essere più motivo di imbarazzo o addirittura disgusto, e una decisione politica di questo tipo non può che avere come obiettivo il progressivo cambiamento delle idee su cui si basa la società tutta. L’azzeramento dell’Iva sui prodotti igienici femminili dovrebbe essere garantito in tutti i Paesi membri dell’Unione Europea, attraverso l’azione unita di più movimenti politici, molti dei quali stanno già lavorando affinché questo importante obiettivo possa essere raggiunto.


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