Cultura dello stupro: dalla fondazione di Roma a oggi

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La cultura dello stupro ha origini antichissime, dai miti greci fino ai nostri giorni. Questo tipo di violenza continua a essere un cancro della nostra società.


Fin dalla notte dei tempi l’uomo ha approfittato della sua posizione privilegiata per imporsi ai più deboli. La storia è piena di episodi di violenza perpetrati verso chi si trovava in una situazione di “inferiorità” fisica o psicologica. La cosiddetta “cultura dello stupro”, insita nella società, è un substrato che tramite comportamenti più o meno gravi crea quel terreno fertile che permette la giustificazione della violenza sulle donne, arrivando addirittura a normalizzarla.

Ripercorrendo gli ultimi anni saltano subito alla mente quei casi divenuti mediatici, come la crescita del movimento Me Too, in cui la realtà dei fatti era diventata talmente evidente che non ci si poteva più girare dall’altra parte. Pensare che le violenze contro le donne rappresentino dei casi sporadici e che questi uomini siano delle mele marce è un grave errore che porta ad abbassare la guardia: chi commette tali atti è un figlio sano del patriarcato. 

La storia insegna che questo genere di violenze avvengono da sempre. Consapevoli di questo, l’obiettivo deve essere la prevenzione e l’educazione con cui ogni singolo individuo viene cresciuto combattendo la cultura patriarcale radicata nelle nostre menti.

La storia dell’umanità pullula di episodi di violenza contro le donne. Tra i più famosi vi è il Ratto delle Sabine, quando nel 753 a.C. Romolo fondò Roma, secondo la leggenda per espandere la città era necessario trovare delle donne con cui procreare la nuova stirpe. Il re così provò a creare delle alleanze con i popoli vicini che, però, gli vennero tutte negate. Decise allora di ricorrere alla forza: durante i giochi dedicati al dio Conso, Romolo invitò a Roma gli abitanti delle tribù vicine e nel corso degli spettacoli i soldati romani tirarono fuori le armi, rapirono tutte le donne presenti, mogli e figlie degli ospiti, e misero in fuga gli uomini. 

La vicenda venne raccontata dagli storici dell’epoca come un escamotage usato per concedere diritti civili e di proprietà alle donne in cambio del matrimonio con i romani, non facendo assolutamente cenno alla violenza sessuale.

Durante il Medioevo la situazione di oppressione delle donne era pressoché la stessa. Le donne non potevano ribellarsi al volere degli uomini e il loro silenzio era considerato una virtù. Le Sacre Scritture promuovevano questa sottomissione considerandole impure a causa della loro indole peccaminosa. È interessante notare come la vita, o meglio la morte, di diverse martiri cristiane – come Sant’Agata e Sant’Agnese – venne segnata proprio da un loro rifiuto avvenuto nei confronti di loro pretendenti che le uccisero per avere ricevuto un “no” come risposta.

Vi sono anche alcune teorie che sostengono che la famigerata “caccia alle streghe” con le torture effettuate sulle accusate, fosse un pretesto per permettere agli uomini di guardare morbosamente e tormentare delle donne denudate senza essere “condannati”.

Sempre in questo periodo nacque la pratica di promuovere la violenza sessuale come incentivo per i soldati, i quali arruolandosi avrebbero avuto la possibilità di “godere” anche di questo tipo di ricompensa.

Tale usanza si protrasse fino alle due Guerre Mondiali. Durante la Grande Guerra si sono registrate numerose violenze contro le donne fiamminghe attuate dai soldati tedeschi del Kaiser Guglielmo II. La vicenda è conosciuta come Belgium Humiliation: è stato dimostrato che gli orrori commessi vennero concessi dagli ufficiali e che lo stupro venne utilizzato come arma per indebolire le popolazioni contro cui avrebbero dovuto combattere.

Durante la Seconda Guerra Mondiale i nazisti si ispirarono ai loro avi utilizzando la stessa strategia. Molte sono le testimonianze sui benefici che venivano promessi agli uomini per arruolarsi nella spedizione contro la Russia. Inoltre, nei ghetti ebraici venivano organizzate delle vere e proprie spedizioni notturne che si ponevano l’obiettivo di stuprare le donne che vi abitavano.

Questo scempio non fu unilaterale, infatti, anche gli alleati non si risparmiarono. Emblematico, a tal proposito, il film La Ciociara di Vittorio De Sica per capire l’importanza data allo stupro. Ai soldati marocchini che combatterono nell’esercito francese in Italia vennero concesse quarantotto ore di assoluta libertà durante le quali avrebbero potuto commettere anche i crimini più gravi. La pellicola denuncia la vicenda, e nella trama la protagonista e la figlia vennero violentate proprio da questi soldati.

La cultura dello stupro non è confinata solo su un determinato territorio; purtroppo, spostandoci a Oriente vi è la tragica storia di tantissime donne coreane, cinesi, filippine e indonesiane che vennero rapite e ridotte in schiavitù sessuale dall’esercito giapponese. Dal 1932 a dopo il 1945 vennero segregate nelle “stazioni di conforto” per soddisfare i bisogni dei soldati, la maggior parte di loro aveva dai 12 ai 20 anni. I crimini commessi dai nipponici e dai tedeschi vennero condannati nei Tribunali di Tokyo e Norimberga che restituirono un briciolo di dignità, se mai fosse possibile, alle vittime.

In Italia, grazie al coraggio di una donna che si ribellò alla cultura maschilista degli anni ‘60, iniziò una piccola rivoluzione che portò almeno sul piano legislativo alla tutela per le vittime di violenza. La vicenda che vede come protagonista Franca Viola si svolse nel 1965. Franca venne rapita e violentata da un suo pretendente il quale dopo averla stuprata si voleva avvalere del cosiddetto matrimonio riparatore previsto dall’art. 544 del codice penale, che assolveva dall’accusa di stupro chi accettava di sposare la vittima. Franca si rifiutò mettendo fine a questa tradizione becera e avviando il processo verso l’abolizione del matrimonio riparatore avvenuta nel 1981.

Nonostante le conquiste dal punto di vista normativo, il mondo non è ancora è un posto sicuro per le donne. Con questo breve excursus storico si è voluto fare un cenno ai casi di violenza sessuale più famosi, ma ve ne sono milioni rimasti nascosti. Nel passato il problema risiedeva nella concezione della donna considerata come un oggetto e di conseguenza chiunque ne entrava in possesso illegalmente commetteva un crimine. Violare una vergine ne eliminava completamente il suo valore come donna, quindi, la castità non era considerata importante come virtù, ma in quanto valore economico. Attentando alla purezza di una donna si effettuava un torto alla famiglia: il bene tutelato era la purezza, ma il titolare di quel bene era pur sempre un uomo. Le donne costituivano al pari di qualsiasi altro oggetto un trasferimento economico.

Si può dire che oggi la situazione sia cambiata? Dall’Africa Subsahariana alla Siria le violenze a cui è sottoposto il mondo femminile sono ancora tante e troppo simili a quelle illustrate finora. La storia dovrebbe insegnare a non commettere gli stessi orrori, ma ancora una volta la realtà ci costringe a una visione disillusa dei comportamenti umani.


Serena Mangiafridda

Ho sempre mille idee per la testa, mille sogni dentro al cuore e un sorriso contagioso, sono molto curiosa, sempre disposta a mettermi in gioco e a imparare.

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