Giustizia e pandemia, cos’è cambiato con la seconda ondata

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Anche con la seconda ondata, i provvedimenti emergenziali adottati per fronteggiare il Covid-19 stanno producendo un impatto significativo sull’attività giudiziaria nazionale.


Gli effetti della crisi si sono dispiegati, inevitabilmente, anche sul mondo della giustizia, accentuandone le criticità sul fronte delle strutture, della carenza del personale, delle infrastrutture informatiche e dalla mancanza di copertura legale per l’utilizzo di questa nuova metodologia. 

Se da un lato, infatti, le misure restrittive sono state messe in atto al fine di contenere il contagio da Coronavirus, in ragione anche del notevole aumento dei casi positivi nelle aule dei Tribunali, dall’altra parte si è assistito ad un “clima di incertezza” dettato da un forte rallentamento dell’attività giudiziaria, la cui corsa ha subìto una battuta d’arresto soprattutto durante la prima ondata.

Le udienze fissate durante la chiusura totale, infatti, hanno subìto dei rinvii e degli slittamenti, anche di un anno, comportando inevitabilmente dei disagi ed un allungamento dei tempi per la definizione dei processi in atto, la cui durata è già di per sé eccessiva anche quando si è in piena attività.

La drammatica situazione venutasi a creare a causa della pandemia ha spinto gli avvocati e gli aspiranti tali a promuovere in tutta Italia una serie di manifestazioni, per segnalare la paralisi del sistema giudiziario e sollecitare le istituzioni competenti, al fine di ottenere delle risposte immediate, concrete e adeguate al nuovo contesto, anche attraverso l’incremento delle risorse  materiali, personali e informatiche necessarie.

Anche il Consiglio Nazionale Forense, in occasione della Giornata europea della giustizia civile del 25 ottobre, ha affrontato il tema, richiamando l’attenzione sulle difficoltà che gli avvocati stanno vivendo e i cittadini inevitabilmente subendo a causa del limitato funzionamento della giurisdizione in questo difficile momento.

Lo stesso Consiglio ha auspicato, da un lato, che i giudizi continuino a svolgersi secondo le modalità più appropriate all’oggetto e alla fase processuale, prediligendo dunque la celebrazione dell’udienza in presenza in tutte le ipotesi in cui il confronto immediato e contestuale sia necessario per la delicatezza degli interessi in gioco; dall’altro, che siano utilizzate le forme alternative della celebrazione da remoto o in forma scritta, quando appaiono idonee ad evitare situazioni di rischio per la salute e, più in generale, per alleggerire i tempi di processo spesso troppo lunghi e farraginosi.

Nella stessa ottica, il Consiglio nazionale forense ha affermato di volersi impegnare per dare un contributo affinché il Recovery Plan possa costituire l’occasione per una riforma strutturale del sistema della giustizia civile che ponga finalmente al centro la persona e il suo bisogno di tutela.

Da ultimo, per scongiurare un nuovo lockdown del sistema giudiziario, il Governo ha inserito un pacchetto di misure ad hoc per il settore giustizia all’interno del c.d. Decreto Ristori, un decreto legge che ha introdotto ulteriori misure urgenti per la tutela della salute e per il sostegno ai lavoratori e ai settori produttivi, a seguito delle restrizioni recentemente introdotte dall’Esecutivo per affrontare la diffusione dei contagi.

Nello specifico, il pacchetto giustizia prevede numerose disposizioni volte a consentire l’utilizzo dei collegamenti da remoto per l’espletamento di specifiche attività legate alle indagini preliminari e, in ambito sia civile che penale, alle udienze, nonché una serie di norme dirette alla semplificazione del deposito di atti, documenti e istanze. Le misure avranno effetto fino alla scadenza del periodo emergenziale, attualmente fissato al 31 gennaio 2021.

L’emergenza sanitaria in atto non può essere sottovalutata, pertanto l’adozione di misure volte a tutelare la salute degli operatori di giustizia appare indispensabile e urgente. Tuttavia, occorre mettere in risalto che la macchina della giustizia, anche nelle fasi più avverse, deve poter funzionare attraverso soluzioni non improvvisate, ma sicuramente adeguate al contesto, costituendo l’apparato essenziale e strumentale all’attuazione della tutela giurisdizionale dei cittadini.


Maria Concetta Moscato

Laureata in Giurisprudenza. Ritengo che il lavoro di gruppo sia fondamentale poiché è in questo che è possibile costruire una visione comune.

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