Brexit, fino all’ultimo minuto

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Con la scadenza del periodo di transizione alle porte, continueranno a oltranza i negoziati tra UK e UE per evitare una Brexit senza accordo.


Una partita sofferta, giunta ormai ai tempi supplementari. Con ancora la speranza di portare a casa una vittoria. È questo il quadro che emerge dagli ultimi aggiornamenti sulla Brexit, quando mancano ormai meno di quindici giorni alla scadenza (il 31 dicembre 2020) del periodo di transizione previsto per il raggiungimento di un accordo tra Gran Bretagna e Unione europea, sulle loro future relazioni commerciali.

Lo scorso 13 dicembre avrebbe dovuto essere il termine ultimo per la conclusione delle trattative tra UK e UE. Invece, domenica scorsa, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il primo ministro britannico, Boris Johnson, hanno annunciato un’ulteriore proroga dei negoziati, per tentare in extremis un’uscita “ordinata” della Gran Bretagna dall’Unione.

«I nostri team negoziali hanno lavorato giorno e notte negli ultimi giorni. E nonostante la stanchezza dopo quasi un anno di colloqui, nonostante il fatto che le scadenze siano state oltrepassate più e più volte, pensiamo che a questo punto sia responsabile fare un miglio supplementare», hanno affermato i due leader in una dichiarazione congiunta, al termine di un colloquio telefonico.

Per quanto i “giocatori” (le squadre di diplomatici europei e inglesi, rappresentati rispettivamente dai capi negoziatori, Michel Barnier e David Frost) possano essere provati da mesi e mesi di trattative, Gran Bretagna e Unione continueranno, dunque, a negoziare a oltranza, “fino all’ultimo minuto”, nel tentativo di raggiungere l’ormai famigerato “deal”.

Per consentirne l’entrata in vigore a partire dal 1° gennaio 2021 (così come previsto dall’Accordo di recesso), l’intesa commerciale sottoscritta dalle parti negoziali deve essere ratificata, entro la fine di dicembre, dal parlamento britannico, dal Consiglio e dal Parlamento europeo e, nel caso di accordo misto, dai parlamenti nazionali di tutti gli Stati membri dell’UE. Per questo, i prossimi giorni saranno probabilmente “l’ultima speranza”.

I punti cruciali, su cui i negoziati si sono fermati, sono stati essenzialmente tre: le regole di una concorrenza leale tra Regno Unito e Unione, per mantenere standard uniformi nei settori degli aiuti di Stato, del lavoro e dell’ambiente; la governance (e in particolare il ruolo della Corte di Giustizia e delle sue decisioni, che l’Ue vorrebbe vincolanti anche per il Regno Unito); e i diritti di pesca (e, cioè, l’accesso delle imbarcazioni dei Paesi europei alle ricche acque britanniche), che si stanno rivelando i più problematici

Secondo il capo negoziatore per l’UE, Michel Barnier, però, un accordo potrebbe essere ancora possibile. «Stiamo negoziando solo da nove mesi, ci sono voluti almeno cinque anni per tutti gli accordi precedenti. Concederemo ogni possibilità a quest’intesa», ha detto Barnier agli ambasciatori dei 27 Paesi membri, a Bruxelles.

Lunedì scorso, il politico francese aveva dichiarato che le posizioni di UE e UK restavano distanti su due punti controversi della trattativa, vale a dire i termini di concorrenza leale e i diritti di pesca, mentre poteva ritenersi superato lo stallo sulla governance. Barnier si era, comunque, dimostrato fiducioso, affermando che «i negoziati per il raggiungimento di un accordo commerciale con Londra termineranno solo quando sarà trovata un’intesa». 

Secondo quanto riportato dal Guardian, però, già nello scorso fine settimana, il premier Johnson avrebbe, in realtà, ceduto sulla necessità di garantire una concorrenza leale per le imprese europee e britanniche, e tanto avrebbe sbloccato i negoziati, almeno sul fronte del level playing field.

Ad oggi, dunque, le trattative sembrerebbero registrare progressi notevoli. Nello specifico, ciò di cui stanno discutendo in queste ore Michel Barnier e David Frost è una clausola di non-regressione, con la quale gli inglesi si impegnerebbero a garantire una concorrenza leale, rispettando la legislazione attuale sugli aiuti di Stato e standard uniformi nei settori dell’ambiente e del lavoro.

A fronte di questa nuova traiettoria, negli ultimi due giorni, anche Ursula von der Leyen è apparsa ottimista. «Non posso dire se vi sarà un accordo, ma c’è una strada stretta verso un accordo; adesso è nostra responsabilità continuare, siamo molto vicini ma nel contempo molto lontani gli uni dagli altri», ha dichiarato, ieri, intervenendo al Parlamento europeo. Von der Leyen ha confermato, poi, che notevoli passi avanti sono stati compiuti in materia di level playing field, mentre permangono ancora difficoltà sul tema della pesca.

Invece, nonostante gli “spiragli” positivi delle ultime ore, per quanto abbia sottolineato di volere «con tutto il cuore» provare a raggiungere un accordo con l’Unione,  il premier Johnson ha dichiarato che «Regno Unito e Unione europea sono ancora molto lontani sui nodi cruciali residui del negoziato» e che «un no deal resta al momento l’epilogo più probabile».

Alla luce di queste premesse, i prossimi giorni saranno davvero decisivi. Secondo fonti europee del Guardian, alla fine della settimana sarebbero tre gli scenari possibili: il raggiungimento di un accordo che consenta la ratifica entro il 28 dicembre; un accordo alla fine dell’anno, applicato temporaneamente per evitare il no deal; e la fine dei negoziati, con l’uscita senza accordo del Regno Unito. E, in quest’ultimo caso, a partire dal 1° gennaio 2021, le relazioni commerciali tra l’UE e il Regno Unito saranno regolate dalle norme dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), con l’applicazione della clausola della Most Favoured Nation (clausola della nazione più favorita), secondo la quale gli Stati si impegnano a concedersi reciprocamente il trattamento più favorevole riservato a tutti i Paesi terzi, con cui non esistono specifici accordi commerciali bilaterali.

Sebbene paia essersi riaccesa una speranza per il raggiungimento di accordo anche in questa fase avanzata delle trattative, UE e UK si stanno preparando, dunque, a ogni eventualità. Il 10 dicembre scorso, la Commissione europea ha presentato un pacchetto di misure di emergenza, volte a mitigare l’impatto di un’eventuale Brexit senza accordo. Le proposte, che dovranno essere approvate dal Consiglio e dal Parlamento europeo, mirano «a garantire i collegamenti aerei e stradali di base tra l’UE e il Regno Unito, nonché a consentire l’accesso delle navi dell’UE nelle acque del Regno Unito e viceversa per le operazioni di pesca. Dal suo canto, anche il Regno Unito si sta preparando «senza paura» a un no deal.

Insomma, tutto sembra dirci, ormai, che la Brexit è giunta (questa volta, veramente) al rush finale. Con o senza accordo, a quattro anni dal referendum, dopo crisi di governo ed estenuanti negoziati, il prossimo 31 dicembre il Regno Unito chiuderà la sua partita con l’Unione: i supplementari sono agli sgoccioli, e non c’è tempo per i rigori.

Copertina NBC News Ben Cawthra / Sipa USA via AP


Martina Sardo

Racalmutese dal 1994. Dopo la laurea in legge, ho avviato la pratica forense in diritto dell’immigrazione, senza però rinunciare all’altra mia grande passione: il giornalismo.

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