Tempo di lettura: 1 minuti

Il braccio di ferro tra Cina e India sul confine conteso

 
 
 

Il confine che divide Cina e India, sulle montagne dell’Himalaya, è da sempre oggetto di tensione tra i due stati. Ma gli ultimi eventi potrebbero aver scatenato una reazione a catena con conseguenze ancora da accertare.


Sembrava essere nata come l’ennesima scaramuccia sul confine tra Cina e India ma ora sta crescendo in modo imprevisto, e con conseguenze imprevedibili. La valle di Galwan, situata sulle montagne dell’Himalaya al confine tra i due stati, ha fatto da sfondo a partire da metà Maggio a numerosi momenti di tensione; nonostante i tentativi di dialogo, conclusi con un debole accordo il 6 Giugno, le tensioni sono culminate in uno scontro diretto tra i due eserciti, avvenuto nella notte tra il 15 e il 16 Giugno.

La battaglia sarebbe stata combattuta senza armi da fuoco, per via di precedenti accordi che ne proibiscono l’uso nella zona; il combattimento sarebbe avvenuto attraverso l’uso di pietre e mazze chiodate e avrebbe causato circa una ventina di morti tra le truppe indiane. Non vi sono notizie circa vittime cinesi, in quanto la Cina non avrebbe rilasciato alcuna dichiarazione in merito.

La valle di Galwan è zona contesa tra le due nazioni da molto tempo: già dal 1960 la Cina aveva provato ad espandersi nella zona, fino allo scoppio di un vero e proprio conflitto armato nel 1962, con l’India sconfitta che dovette cedere alla nuova espansione del confine cinese. Dopo le recenti trattative per appianare le vecchie tensioni, tuttavia, sarebbero state scoperte installazioni militari incredibilmente vicine al confine e assenti nel periodo che ha preceduto le trattative stesse. Il motivo dello scontro, secondo entrambi i contendenti, sarebbe stato inoltre un tentativo di sconfinamento da parte dell’avversario, che ora sembra stia causando una serie di conseguenze a livello politico, militare ed economico.

La scaramuccia, infatti, ha risvegliato in India un profondo sentimento anti-cinese: mentre la compagnia cinese Xiaomi è costretta a nascondere il proprio logo dietro striscioni “Made in India“, imprenditori e consumatori indiani hanno avviato forme di boicottaggio contro clienti e prodotti provenienti dalla Cina.

Il blocco degli scambi tra le due parti ha avuto anche altre conseguenze sul piano dell’economia: Foxconn, il colosso produttivo cinese, noto anche per le situazioni di lavoro in cui versano i suoi dipendenti, ha dovuto bloccare le proprie fabbriche in India, per via di un aumento massiccio di controlli al confine. Ciò tra l’altro ha causato rallentamenti della produzione a chi, come Apple, approfitta della presenza indiana di Foxconn per aggirare la tassazione sui prodotti provenienti dalla Cina.

Il governo stesso, inoltre, ha deciso di agire in maniera più perentoria, bloccato l’accesso a 59 applicazioni di fattura cinese, tra cui TikTok e il social media Weibo, sul quale il Primo Ministro indiano Narendra Modi, 69 anni, avrebbe anche avuto un profilo, ormai cancellato.

Proprio il Primo Ministro, inoltre, ha fatto una visita a sorpresa alle truppe indiane presenti al confine, onorando i caduti una seconda volta, dopo un primo video-messaggio alla nazione. Il gesto, avvenuto il 3 Luglio, è seguito alle accuse dell’opposizione per il silenzio e la contraddittorietà del suo comportamento di fronte a una minaccia esterna.

La visita è avvenuta con un tempismo ben preciso: il 2 Luglio il Ministero della Difesa indiano avrebbe avviato l’acquisto di caccia e sistemi missilistici S-400 dalla Russia, armamentario già in dotazione della Cina e della Turchia. Una prova di forza, in una situazione che sembra sempre sull’orlo di crollare, con una Cina sempre più assertiva e un’India che guarda all’esterno per rafforzare una posizione più instabile.


 
Marco Cerniglia

Marco Cerniglia

Amo i viaggi, la storia, la tecnologia, la letteratura, e soprattutto la scrittura, la mia passione di sempre che pratico anche per diletto.

error: Content is protected !!