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Intervista a Tiziana Ciavardini: «Silvia Romano è vittima due volte»

 
 
 

Giovedì 14 Maggio abbiamo intervistato Tiziana Ciavardini in diretta Instagram. Abbiamo discusso di moltissimi temi, primo tra tutti Silvia Romano e la sua conversione; da lì la discussione è proseguita sulla questione del velo, sulla condizione della donna in Iran e su tanti altri argomenti inerenti al mondo islamico.

Tiziana Ciavardini ha vissuto più di 24 anni fuori dall’Italia, fra Iran e medio Oriente, estremo Oriente e Sud-Est asiatico ed è un’esperta di Islam, con una formazione da giornalista – è autrice per Il Fatto Quotidiano – e da antropologa culturale – insegna presso il Dipartimento di Antropologia nella Facoltà di Scienze Sociali dell’Università Cinese di Hong Kong. Ha scritto inoltre un saggio, con prefazione di Dacia Maraini, che racconta il suo viaggio in Iran (“Ti racconto l’Iran”) e recentemente sui social ne ha annunciato un altro, in collaborazione con Giorgia Butera.

Com’è noto, dopo il caso di body shaming ai danni di Giovanna Botteri, è nata una nuova polemica riguardo alla conversione di Silvia Romano e del pagamento del suo riscatto.

Secondo Tiziana Ciavardini «noi oggi viviamo in un momento surreale», poiché «siamo reduci da questa quarantena che abbiamo fatto, nella quale pensavamo di essere cambiati. […] All’arrivo di Silvia Romano ci aspettavamo un’Italia ben diversa, che fosse più accogliente nei confronti di questa giovane ragazza che era partita sognatrice, a 23 anni circa, per aiutare bambini in Kenya. Lei era una di quelle che era andata ad aiutare (i bisognosi) “a casa loro”, un messaggio che ci sentiamo dire spesso dai nostri politici, ma nonostante tutto non è andata bene».

Quello che è accaduto ai danni di Silvia Romano è qualcosa che probabilmente non ci si aspettava. Si dava per scontato che sarebbe stata accolta con grande commozione, ma così non è stato: «Il rientro di Silvia Romano non è andato bene perché non è piaciuto il suo sorriso, il suo vestito, l’orologio addirittura, dato che sono state create delle immagini facendo notare che tipo di orologio, e soprattutto il costo. Non è piaciuto il fatto che non abbia pianto disperata di fronte ai familiari, qualcuno si aspettava una tragedia inscenata o comunque qualcosa di diverso probabilmente. Quindi sono iniziati gli insulti, le minacce, che si sta pensando addirittura se darle una scorta». E prosegue: «anche io, dopo aver pubblicato articoli diversi post sui miei profili social, sono stata attaccata con delle minacce per essermi espressa in sua difesa».

Sulla conversione di Silvia Romano, Tiziana Ciavardini aggiunge: «Noi non sappiamo cosa è passato nella testa di questa povera ragazza e soprattutto non sappiamo come sono andate le cose: abbiamo sentito 2-3 frasi e da lì abbiamo creato un castello di sabbia perché la realtà non la sapremo mai e la sa soltanto lei. Probabilmente nemmeno la sua famiglia la saprà, perché raccontare 18 mesi di prigionia non è facile. […] Non sappiamo quello che questa ragazza ha sofferto, non sappiamo se la sua conversione è stata un’imposizione o una libera scelta, ma non spetta a noi giudicare e dover stabilire se sia stato giusto o sbagliato».

L’islamofobia è una forma d’odio abbastanza diffusa in Italia e nel mondo, ormai da diverso tempo, a causa di pregiudizi e a un’ignoranza di fondo piuttosto comune sul mondo islamico. Una forma d’odio che Tiziana ha provato a combattere con i suoi articoli, i suoi viaggi e i suoi racconti, per fare chiarezza: «Il caso di Silvia Romano ha fatto aprire tantissimi vasi di pandora perché è venuto fuori il fatto che, ad esempio, ancora oggi, nel 2020, in Italia la gente non è assolutamente preparata su quello che è l’Islam, di cui non sa nulla: ancora continua il binomio musulmano-terrorista e quindi chiunque si converta alla religione islamica, o che semplicemente fa parte di quel mondo, passa per un terrorista».

Infine aggiunge: «In questi giorni mi sono divertita nel vedere illustri professori universitari, professori di storia dell’arte, raccontare un Islam che non esiste, che magari hanno letto e da lì hanno semplicemente tratto delle conclusioni. Ma l’Islam non è quello lì. Si pensa all’Islam sempre come un blocco monolitico ma non è così, ogni Paese ha le proprie tradizioni e ha la stessa religione che però viene vissuta in maniera differente. C’è la grande divisione tra Sunniti e Sciiti che non racconta mai nessuno. Nessuno racconta che la stragrande maggioranza degli attacchi terroristici viene fatta nei confronti dei musulmani sciiti, nelle moschee».

In una parola, perché? «Non lo racconta mai nessuno perché si tende a generalizzare e ovviamente si prova a portare l’acqua al proprio mulino. Non possiamo andare a chiederci se sia giusta o sbagliata la conversione di Silvia Romano, il suo arrivo in Italia o il suo modus operandi che ha avuto di fronte le telecamere. Forse l’errore da parte di questo governo è stato fare questo show all’aeroporto di Ciampino, che poteva essere evitato, poteva essere accolta in maniera più sobria, visto tutto quello che ha passato Silvia in 18 mesi. Possibilmente poteva essere fatto senza telecamere, visto l’enorme numero di giornalisti che sono andati sotto casa di Silvia, proprio il giorno dopo, quando lei è tornata a casa a Milano».

Infine un messaggio: «Silvia è vittima due volte, sia di un terrorismo islamico sia di un terrorismo mediatico. Lasciamola in pace».

La diretta completa dell’intervista qui di seguito:


 
Antonio Di Dio

Antonio Di Dio

Laureato in Studi Filosofici e Storici, scrivo di cultura, politica e geopolitica. Amo l’arte, la poesia, la musica e il cinema. Vedo il giornalismo come una forma di attivismo, un servizio per la comunità.

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