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17 maggio di lotta: giornata internazionale contro l’omo-bi-transfobia

 

In questo 2020 ormai quasi inquietante per la catena di drammatici eventi che la popolazione mondiale sta vivendo, arriva anche quest’anno il 17 maggio. La giornata mondiale contro l’omofobia la lesbofobia, la bifobia e la transfobia è una ricorrenza riconosciuta e promossa dall’Unione europea, dal Consiglio d’Europa e dalle Nazioni Unite. Viene celebrata dal 2004 il 17 maggio di ogni anno.

La scelta del giorno non è casuale: il 17 maggio 1990, infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiarava per la prima volta che l’omosessualità non è una malattia. Malgrado siano passati già trent’anni, la comunità LGBTQI+ è ancora vittima di atti discriminatori e la consapevolezza delle questioni sottese è davvero poco diffusa, comportando nella maggioranza della popolazione un ampio livello di confusione soprattutto nelle differenze tra identità di genere e orientamento sessuale.

Di Vanna Pernice

L’ultima ricerca condotta in Italia da Gay Help Line nel 2019 prende in considerazione un campione di ottanta scuole e 1500 studenti, restituendo un quadro alquanto preoccupante. Un intervistato su 10 pensa che l‘omosessualità sia una sorta di malattia da curare; 1 su 3 considera l’omosessualità sbagliata; il 40 per cento pensa ancora che l’essere omosessuale sia una scelta; il 34 per cento ammette di non volere in stanza durante le gite scolastiche studenti che amano il loro stesso sesso; il 27 per cento afferma di non voler condividere il banco con un coetaneo o una compagna gay. Un dato reso ancora più grave se si considera che il campione di soggetti intervistati ha un’età compresa tra i 13 e i 19 anni.

Ancora più allarmante, poi, è il dato riportato da Gay Help Line sulle violenze e gli abusi subiti, stimato al 25 per cento, con un incremento del 9% rispetto all’anno precedente, che ha raggiunto addirittura la soglia del 40 per cento, per gli adolescenti, durante l’emergenza Covid-19. Sono oltre 20 mila le persone che ogni anno contattano il servizio o la chat speakly.org per raccontare le discriminazioni e le violenze che subiscono.

La lista dei fallimenti, tuttavia, è ancora lunga. Secondo l’ultima ricerca condotta in Europa nel 2019 dall’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Ue (Fra), pubblicata il 14 maggio 2020, solo l’8 per cento degli LGBTQI+ italiani giudica positivamente l’azione condotta dalle autorità nazionali in questo campo, contro una media europea del 33 per cento. La ricerca evidenzia che una larga maggioranza della popolazione LGBTQI+ italiana sente ancora di dover nascondere il proprio orientamento sessuale o identità di genere per evitare discriminazioni, molestie o atti violenti. Proprio per tale ragione, su un campione è di 140 mila LGBTQI+, il 60 per cento delle coppie non si tiene per mano pubblicamente, ed il 43 per cento ha subito episodi di discriminazione. Infine, se in UE gli LGBTQI+ che non si dichiarano pubblicamente sono il 30 per cento, il Italia sono il 36 per cento. Un’Italia, insomma, dove sono ancora molti i passi avanti da fare.

Il nostro è ormai l’ultimo tra i Paesi occidentali a non prevedere una norma speciale contro l’odio omotransfobico. Nel tentativo di sopperire ad un ritardo ormai decennale, il nuovo progetto di legge contro l’omotransfobia arriverà alla Camera dei deputati a Luglio. Qualora trovasse la maggioranza dei voti in entrambe le Camere del Parlamento, la legge contro l’omotransfobia andrebbe ad estendere la legge Mancino, che già esiste e che punisce ogni forma di violenza e discriminazione per motivi razziali, religiosi o nazionali, introducendo sanzioni e pene per chi istiga a commettere oppure commette direttamente violenza e odio di tipo omotransfobico.

Una lista così lunga di sconfitte induce ad una riflessione ben più profonda sul piano sociale. Le associazioni locali e nazionali di attivisti della comunità LGBTQI+ si sono spese negli anni in campagne di sensibilizzazione spesso estenuanti, con un dispendio di energie che difficilmente trova il supporto dell’amministrazione pubblica. Ogni singolo evento, anche nel più piccolo paese italiano, ha tentato di avvicinare almeno una persona in più, convincendola a riflettere e a soffermarsi su temi spesso ritenuti appannaggio di una minoranza carnevalesca.

di Vanna Pernice

A tutti noi, che oggi festeggiamo il 17 maggio, il monito di non smettere mai di credere ad una società uguale nelle diversità.


 
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