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Usa vs Iran, un pantano economico in Medioriente

Anche se le tensioni internazionali fra Stati Uniti e Repubblica Iraniana sembrano essersi assopite dopo gli attacchi effettuati fra i due paesi e un’escalation della tensione sembra non essere all’orizzonte, gli effetti sui mercati degli scontri diplomatici e militari, nei giorni più intensi non sono mancati. Vi sono state, infatti, notevoli ripercussioni principalmente su due materie prime molto importanti: petrolio e oro.

Nei giorni della risposta iraniana all’attacco statunitense il prezzo del petrolio è cresciuto di oltre il 7%, superando il muro dei 70 dollari al barile. Le ragioni di questa crescita non vanno imputate al fatto che Stati Uniti e Iran siano fra i maggiori produttori mondiali di greggio, ma più che altro ai timori che le tensioni potessero allargarsi all’intera area mediorientale con il rischio di una nuova guerra. Non va dimenticato, infatti, come in quei giorni le autorità iraniane avessero minacciato ritorsioni contro i principali alleati statunitensi dell’area, Arabia Saudita e Israele, con risposte minacciose da parte di questi ultimi. Una guerra che, se avesse interessato l’intera area del Golfo, avrebbe ovviamente creato una pressione al rialzo sul prezzo del petrolio soprattutto se fra i target vi fosse stata l’Arabia Saudita. A destare preoccupazione sono anche state le paventate minacce, da parte dell’Iran, di ostacolare i movimenti nello Stretto di Hormuz, dove ogni giorno passano circa 21 milioni di barili di greggio.

Diverse, invece, sono le ragioni della crescita del prezzo dell’oro. L’oro, innanzitutto, rappresenta sui mercati il bene rifugio per eccellenza e in presenza di tensioni gli investitori tendono a preferire investimenti su quei beni che difficilmente possono essere coinvolti dall’instabilità. Inoltre, l’oro tende ad avere un prezzo crescente in ogni situazione di potenziale minaccia all’economia e una guerra rappresenta, come si può intuire, la minaccia per eccellenza. Durante gli attacchi tra USA ed Iran, il prezzo dell’oro è cresciuto di oltre il 4% nel giro di poche ore flettendosi, assieme al prezzo del petrolio, soltanto ad escalation disinnescata.

Un riferimento infine è necessario circa l’andamento delle principali piazze finanziarie del pianeta durante la crisi. Le borse che hanno segnato gli andamenti peggiori sono state ovviamente quelle europee e quelle asiatiche. Questo è spiegabile per via della forte dipendenza energetica di queste aree nei confronti del petrolio mediorientale che ha fatto da detonatore per le vendite. Nonostante tutto però, il calo si è aggirato intorno al punto percentuale o poco più, nulla di drammatico quindi: secondo gli analisti questo sarebbe stato causato da aspettative su una rapida distensione della crisi. Un andamento diverso, invece, hanno avuto nei listini le principali compagnie produttrici di armi, che hanno visto segnare sostanziose crescite sulla scia di un acuirsi dello scontro, e le compagnie petrolifere, grazie ai potenziali rincari applicabili.

Quanto è accaduto nei primi giorni dell’anno è uno scenario tipico di quello che potrebbe accadere nel caso di una nuova crisi nell’area mediorientale. Lo scoppio di un conflitto guerreggiato potrebbe avere però delle conseguenze molto più incisive sia sul prezzo del petrolio che sull’andamento dei listini delle principali piazze finanziarie globali. Infatti, un perdurare della crescita del prezzo del petrolio potrebbe addirittura innescare una nuova corsa inflattiva nelle stagnanti economie europee, risolvendo esogenamente la stagnazione continentale, in una riedizione dello shock petrolifero: una crescita del prezzo del barile potrebbe, infatti, portare ad un aumento dei prezzi dei beni di consumo scardinando la spirale di inflazione bassa che pervade il continente europeo, in modo simile a quanto accadde per la crisi energetica del 1973. Inoltre, potrebbe esserci anche un calo dei tassi dei titoli sovrani, considerati un bene rifugio simile all’oro da parte degli investitori.

Concludendo, qualunque movimento in campo economico e finanziario non è che un effetto delle decisioni prese in campo politico e militare, bisognerà guardare a quelle per capire cosa aspettarsi in campo economico.


Francesco Paolo Marco Leti

Francesco Paolo Marco Leti

Tesoriere di Eco Internazionale. Classe 1984, manager culturale, esperto in economia internazionale, storia dell’economia e storia del pensiero economico.

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