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Manuel Bortuzzo, un campione anche nella vita

Manuel Bortuzzo, la giovane promessa del nuoto protagonista di un terribile episodio di cronaca, nasce a Trieste nel 1999 e cresce a Treviso dove, per anni, sotto la guida dall’allenatore Christian Galenda presso il centro sportivo di Castelvetrano, si allena per poter partecipare un giorno alle Olimpiadi. Il suo sogno però si spezza nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 2019. Il campione di mezzofondo si trovava davanti ad un tabacchi insieme alla sua fidanzata Martina Rossi, 16 anni, quando è stato colpito alla schiena da un colpo di pistola. A causa di tale incidente Manuel ha riportato una lesione midollare che gli ha comportato tre di giorni di coma e in un primo momento l’assoluta impossibilità di un’eventuale ripresa funzionale delle gambe.

Il tragico episodio. A sparare è stato Lorenzo Marinelli, 24 anni, che è subito fuggito a bordo di uno scooter guidato dall’amico Daniel Bazzano, 25 anni. I due giovani hanno confessato successivamente che il proiettile non era destinato a Manuel, il quale insieme alla sua fidanzata era estraneo alla vicenda, ma a terzi per una rissa avvenuta all’interno di un locale ad inizio serata. Marinelli e Bazzano sono stati ascoltati dal p.m. Neri, dal Procuratore Aggiunto D’Elia e dagli investigatori della Squadra Mobile. Successivamente sono stati trasferiti in detenzione al Regina Coeli di Roma e hanno così dovuto rispondere di tentato omicidio e porto abusivo d’arma. Entrambi, infine, sono stati condannati a 16 anni di reclusione. Le indagini, ad ogni modo, hanno confermato quanto dichiarato dagli imputati, quindi l’assoluta estraneità alla rissa di Manuel e Martina.

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Oggi il sogno di Manuel non è più quello di partecipare alle Olimpiadi ma di poter un giorno tornare a camminare. Il giovane durante la puntata di Che Tempo che fa, il 3 novembre 2019, in occasione della presentazione del suo libro “Rinascere, l’anno in cui ho ricominciato a vivere” – pubblicato dalla casa editrice Rizzoli – ha dichiarato di ritenersi fortunato in quanto se il proiettile lo avesse trafitto più in basso, solamente di 12 millimetri, avrebbe colpito l’Aorta addominale e non sarebbe sicuramente sopravvissuto. Attualmente, invece, l’ex mezzofondista può auspicare anche ad una futura ripresa a camminare: il recente responso dei medici, secondo quanto dichiarato dallo stesso, risulta essere che la lesione midollare non è completa. Manuel ha affermato che intende continuare ad impegnarsi e lottare in tal senso, come ha sempre fatto dal tragico giorno, e che vorrebbe raggiungere l’obiettivo entro i prossimi dieci anni.

Nel suo libro, inoltre, Manuel narra i momenti ardui che ha dovuto affrontare dopo la tragedia, riportando l’angoscia, l’afflizione per un sogno stroncato e sottolineando come questi non sono riusciti a cambiarlo. Vuole essere, secondo quanto dichiarato dallo stesso autore, «una condivisione volta ad infondere forza e speranza a chi si ritrova ad affrontare momenti altrettanto difficili».

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Manuel ha dimostrato, nel corso di questo anno, di possedere indubbiamente una spiccata forza interiore, determinazione e valori, propri degli sportivi del suo calibro, che non lo hanno mai fatto smettere di lottare. Lo sport si rivela così, ancora una volta, uno strumento terapeutico e di supporto che permette di affrontare gli ostacoli, anche i peggiori che la vita presenta, con risoluzione, resilienza e responsabilità.


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