La regione siriana di Idlib è sull’orlo di una crisi umanitaria

Di Davide Renda – Il popolo siriano non ha ancora smesso di soffrire da quando il paese è stato dilaniato da una tremenda guerra civile che ha provocato centinaia di migliaia di vittime e milioni di rifugiati. Negli ultimi mesi l’attenzione delle principali organizzazioni internazionali e umanitarie si è concentrata sulla provincia di Idlib, situata nella Siria nord-occidentale. Considerata l’ultima roccaforte di ribelli e terroristi, la provincia di Idlib è nel mirino delle forze governative di Assad, determinato a portare a termine la ripresa dei territori di tutta la Siria.

Nella mappa di LiveuaMap, in giallo ritroviamo i territori del popolo curdo, in verde chiaro il territorio controllato da forze alleate con la Turchia, in rosso le forze di Assad, in verde scuro, a nord-ovest, la provincia di Idlib. La provincia è stata interessata da massicce migrazioni fin dall’inizio della guerra civile, ma adesso quelle stesse persone già spostatesi nella regione possono potenzialmente ritrovarsi in una grave emergenza umanitaria a causa della recente ripresa delle ostilità. Dopo una tregua apparente a seguito della decisione Russo-Turca sulla demilitarizzazione dell’area risalente a settembre 2018, da inizio anno la tensione è tornata ad aumentare e ad aprile le azioni militari sono riprese con forza, soprattutto per contrastare l’ascesa della milizia Hay’at Tahrir al-Sham, precedentemente alleata di Al-Qaeda, che è riuscita a prendere il controllo di Idlib.

Nelle ultime tre settimane, i bombardamenti delle forze governative e dei jet russi (ricordiamo che la Russia è il principale alleato del regime di Assad) hanno colpito ospedali, scuole, mercati provocando centinaia di vittime, principalmente composte da civili tra cui molti bambini, come racconta questo video di Sky News sull’attacco ad un ospedale. Molti ospedali tra quelli non colpiti preferiscono rimanere chiusi per paura di ulteriori bombardamenti. Anche le scuole sono, tragicamente, tra gli obiettivi preferiti dei bombardamenti; sono stati riportati dallo scorso aprile almeno 37 attacchi diretti ad esse, costringendo centinaia di migliaia di bambini a sospendere lezioni ed esami.

La crudele precisione degli attacchi è anche riscontrabile nei bombardamenti avvenuti precisamente nell’ora dell’Iftar, la preghiera che durante il mese del Ramadan indica il momento di rottura del digiuno giornaliero. Come riportato da un testimone in questo articolo della CNN, “Quando sei stanco, assetato e affamato ti aspetti un sollievo durante l’Iftar, ma un aereo arriva e rovina la giornata. Le parole non possono dare giustizia a cosa si prova.”

Sono tra 270-330 mila le persone stimate costrette a scappare dalle loro abitazioni a causa dei recenti attacchi, che stanno inoltre mettendo in serio pericolo le condizioni di vita di tre milioni di abitanti della provincia di Idlib. Undici tra i maggiori esponenti di ONU, UNICEF e Ong come Amnesty International, Oxfam e Save The Children hanno condannato fortemente, in un video, l’escalation delle violenze evidenziando il rischio possibile di una crisi umanitaria senza precedenti, in un territorio già in estrema difficoltà per il sovraffollamento dei campi rifugiati già messi alla prova dai flussi migratori causati dalle battaglie che attanagliano la Siria da circa sette anni. Mark Lowcock, capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA), ha dichiarato che “Le nostre paure peggiori si stanno materializzando. Ancora una volta civili innocenti stanno pagando il prezzo di fallimenti politici nel fermare le violenze e fare ciò che è richiesto dal diritto internazionale – di proteggere tutti i civili.”

L’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini, in un comunicato a nome dell’UE, ha affermato che “La continua presenza e le attività incessanti nella zona di gruppi terroristici inseriti negli elenchi dell’ONU contribuiscono alla sofferenza dei civili e continuano a destare grande preoccupazione. Tuttavia la lotta ai gruppi terroristici non può giustificare le violazioni del DIU. L’UE chiede a tutte le parti di ripristinare un cessate il fuoco immediato ed esige che tutte le parti lo rispettino, garantendo alla popolazione civile protezione e assistenza umanitaria senza ostacoli, e dando spazio all’avvio di un autentico processo politico siriano.”


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