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“BrexIN”, nella terra dei tre Leoni il pallone ha scelto l’Europa

Di Gabriele Imperiale – «Football’s coming home» intonavano a squarcia gola i tifosi dei Tre Leoni durante l’ultimo campionato del mondo di Russia. Obiettivo fallito. E per un soffio, visto il quarto posto finale e l’eliminazione degli uomini di Southgate per mano della Croazia finalista.

Ma sia chiaro: nella terra di Shakespeare non c’è nessun nuovo Nostradamus. La profezia è stata rimandata solo di un anno. Perché l’Inghilterra, nonostante le fallimentari campagne mondiali degli ultimi 53 anni, è riuscita a riportare ugualmente il calcio a casa. Tutto merito della Premier League e del movimento calcistico di oltre Manica, capace di piazzare 4 squadre nelle finali delle competizioni europee. Tottenham-Liverpool e Chelsea-Arsenal sono il simbolo dello strapotere inglese sul resto del vecchio continente. Supremazia sportiva, certo. Ma anche e principalmente economica.

Le quattro finaliste delle coppe europee: Liverpool, Tottenham, Chelsea ed Arsenal

Premier League e Championship: i diamanti della corona. Premier League e Championship sono i due campionati più ricchi, più visti e dal più alto valore al mondo. Ecco spiegato parte del successo made in England. Più alti incassi, maggiori diritti televisivi e maggiori investimenti che fanno impallidire i principali competitor. L’equivalente inglese della nostra Serie A viaggia sui 9,04 miliardi di euro di valore complessivo. Il campionato cadetto, omologo dell’italianissima Serie B, ha un valore di 1,98 miliardi di euro. Sommate: quasi 11 miliardi di euro.

Il confronto con gli altri campionati è quasi indecoroso. Liga Spagnola: valore stimato – fonte transfermarket.com – 5,81 miliardi di euro. Serie A: 4,91 miliardi di euro. Bundesliga tedesca: 4,63 miliardi. Ligue One francese: 3,56 miliardi. Già questi dati spiegano i successi durante la stagione 2018\19 delle formazioni inglesi. Ma se volessimo approfondire, potremmo osservare anche il dato sulle “maggiori” serie minori europee.

E in breve possiamo capire quanto nella terra della Regina Elisabetta sia chiaro come fare business, ai tempi della Brexit, anche con le classi meno nobili del calcio moderno. Mentre dentro Westminster si discute l’addio ai tanto odiati europei, in Championship si fa festa di diritti tv e di fatturato. Quasi due miliardi di valore. Investimenti milionari provenienti da sponsor e privati. Qualcuno tra questi è anche italiano. Basti pensare al caso Watford, squadra acquistata dalla famiglia Pozzo – la stessa che possiede l’Udinese – riuscita in meno di 5 anni a fare il balzo nella massima serie e a raddoppiare, se non quadruplicare, il proprio valore societario. Nel 2014 alla vigilia della sua promozione in PL, il valore della sua rosa arrivava a 47,60 milioni di euro. Anno 2015: 110 milioni di euro. Stagione 2018\19: 194 milioni di euro. Mentre l’Inghilterra è il Re Mida che trasforma tutto ciò che tocca in oro, aldiquà della Manica si arranca. Serie B: 375,28 milioni di euro; la seconda competizione spagnola 346,45 milioni e quella francese 328 milioni. Un solco davvero importante e che dilata ulteriormente le differenze tra gli inglesi e il resto del mondo calcistico.

BrexIN\Brexit. Ai tempi della Brexit e delle difficili trattative con l’Unione Europea, la federazione inglese è andata in netta controtendenza. Un vero e proprio “BrexIN”, a cui almeno Italia dovrebbe guardare con attenzione. E dovrebbe smuovere le coscienze degli organi federali nostrani, già provato dai disastri targati Azzurri. Come se non bastasse l’impresa riuscita agli inglesi è la prima del suo genere: nessuna federazione è mai riuscita a conquistare nello stesso anno entrambe le coppe europee e a piazzare 4 squadre in finale. Ma niente paura: questa stagione potrebbe essere l’ultima in cui la nazione di Sua maestà la fa da padrona. La Premier League e i suoi club potrebbero essere infatti vicini a una crisi senza precedenti legata proprio alle decisioni prese all’ombra del Big Ben. Nei prossimi mesi la federazione potrebbe affrontare problemi quali: permessi di lavoro per i tesserati non britannici, possibili restrizioni in rosa, tassazioni più impegnative sui trasferimenti ed una possibile svalutazione della sterlina. Potrebbe quindi suonare l’ora fatale per Londra. Sarebbe una triste fine per chi fino a ieri ha scritto la storia un goal alla volta.


Foto copertina da www.goal.com

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