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Il Tr-anello Ferroviario

Di Beatrice Raffagnino – L’accordo di programma quadro (APQ) per il trasporto ferroviario, stipulato in data 5 ottobre 2001 tra il Ministero dell’economia e delle finanze, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Ferrovie dello Stato s.p.a., Gestione governativa ferrovia circumetnea e la Regione Siciliana prevedeva per il Comune di Palermo un sistema di circolazione promiscuo su linea ferroviaria e su linea tram da realizzarsi come integrazione funzionale alla chiusura dell’anello ferroviario.

Il sistema cosiddetto di Metrotram aveva una costo complessivo di circa 116  milioni di euro. Successivamente, sotto l’amministrazione dell’allora sindaco Diego Cammarata, si decise di modificare le scelte precedenti e di utilizzare i  fondi della legge n. 211 del 1992 per la realizzazione di una metro – ferrovia.

Tutto questo, naturalmente, ebbe pesanti conseguenze per l’area portuale: mentre il sistema metro – tram prevedeva la chiusura dell’anello in superficie e la realizzazione dei binari di collegamento tranviario, la nuova ipotesi si sviluppava quasi per intero in sotterranea con interventi  più massicci e interferenze con le sottoreti.

Nel giugno del 2006 venne dunque pubblicato il bando di gara per l’aggiudicazione della progettazione esecutiva, con un importo a base d’asta di circa 95 milioni di euro: in data 21 giugno 2007 intervenne a favore della TECNIS spa l’aggiudicazione provvisoria con un ribasso del 22,67% (offerta anomala); in data 2 luglio 2007 la seconda classificata, con il ribasso del 19,0487% (offerta non anomala) ATI Salini-Locatelli depositò, presso il TAR Lazio, un apposito ricorso con istanza di sospensione contro il provvedimento di aggiudicazione provvisoria alla TECNIS.

Si aprì così una fase di burrascosi rimpalli giudiziari che fece slittare l’inizio dei lavori nei tre cantieri di Giachery, Politeama e via Lazio-Sicilia addirittura al gennaio 2014. Questi ultimi erano però destinati a un nuovo stop.

Il 22 ottobre del 2015 giunse infatti la notizia dell’arresto dei vertici della TECNIS, che nel frattempo si era aggiudicata un altro importante appalto: quello per il disinquinamento della fascia costiera, dall’Acquasanta al Fiume Oreto. Concetto Albino Bosco Lo Giudice e Francesco Domenico Costanzo, noti anche per le loro battaglie contro il racket delle estorsioni e per avere siglato protocolli di legalità in ogni appalto, risultarono coinvolti nella vasta operazione intitolata Dama Nera, condotta dal Nucleo di Polizia tributaria e dal Gico della guardia di Finanza, coordinati dalla Procura di Roma. Domenico Costanzo, in particolare, era tra i favoriti nel rinnovo dei vertici di Confindustria Catania.

L’operazione di cui sopra in particolare ha consentito di disarticolare una vera e propria cellula criminale, costituita da dirigenti e funzionari “corrotti” di ANAS SPA i quali – abusando dei poteri derivanti dall’incarico ricoperto nell’ambito della predetta azienda pubblica – sono riusciti ad ottenere utilità e provviste corruttive da imprenditori, titolari di società di rilievo nazionale, in alcuni casi con l’intervento di un “colletto bianco” (un avvocato di Catanzaro) e di un esponente politico.

La condotta illecita posta in essere si è concretizzata nello sblocco di contenziosi in essere con l’ANAS, nella velocizzazione delle pratiche inerenti i relativi pagamenti, nella disapplicazione di penali e, ancora, nel favorire l’ottenimento di fondi illecitamente maggiorati. In altri termini, le investigazioni esperite hanno consentito di accertare come i predetti dipendenti pubblici si siano esclusivamente occupati di curare e favorire l’interesse particolare di imprenditori con cui, per ragioni d’ufficio, si interfacciavano, a completo discapito dell’interesse generale, riguardante la corretta edificazione di opere pubbliche strategiche per la collettività.

In seguito a questi fatti, nel novembre del 2015, il prefetto di Catania, Maria Giulia Federico, ha sospeso il certificato antimafia della TECNIS e ha nominato come commissario straordinario il prof. Saverio Ruperto, ordinario di diritto civile all’università La Sapienza di Roma ed ex sottosegretario al ministero dell’Interno del Governo Monti.

Con decreto del Ministro dello sviluppo economico dell’8 giugno 2017 TECNIS S.P.A. unitamente alle sue controllate è stata ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria ed è stato pubblicato un avviso volto a raccogliere manifestazioni di interesse per la dismissione integrale del complesso aziendale.

Dopo alterne vicende, esattamente un mese fa, si è fatto avanti il gruppo milanese Pessina che si era già occupato del maxi-progetto di ampliamento dell’aeroporto di Malpensa e della tangenziale est di Milano. Ruperto aveva dunque formalizzato l’aggiudicazione provvisoria in attesa del nulla osta del Ministero e sembrava che si potesse scrivere la parola fine, quando ecco il fulmine a ciel sereno: tre giorni fa lo stesso commissario ha reso noto che «il gruppo Pessina ha dichiarato di non essere in grado di accettare a causa del mancato avveramento di una condizione da esso posta all’offerta vincolante».

Saverio Ruperto ha rassicurato i sindacati e RFI e ha fissato un incontro per domani al Ministero. Intanto si procederà con l’assegnazione provvisoria al Gruppo D’Agostino, autore di diversi parchi eolici, centri direzionali e di  170 unità abitative dopo il terremoto dell’Aquila, che aveva presentato un’offerta quasi parallelamente al gruppo Pessina.


 

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