Nuovo Cinema Paradiso: quella magia che non si infrange

Di Gaspare Biondo – Oggi ricorre il trentesimo anniversario dell’uscita al cinema di Nuovo Cinema Paradiso, il capolavoro pluripremiato di Giuseppe Tornatore.

La (indimenticabile) storia in breve. Salvatore Di Vita (Jacques Perrin), affermato regista cinematografico che vive a Roma da più di trent’anni, riceve dalla madre la notizia della morte di Alfredo (Philippe Noiret). In un lungo flashback l’uomo ricorda la sua vita passata.

foto 2Siamo in Sicilia alla fine degli anni 40, il piccolo Salvatore (Salvatore Cascio) vive con la madre e la sorellina in piena condizione di povertà post Seconda Guerra mondiale e l’unica fonte di divertimento del paese di Giancaldo (luogo immaginario) è il cinematografo della chiesa, il “Cinema Paradiso”. Il cinema è gestito dal parroco che si occupa anche di censurare le pellicole, specie le scene dei baci ritenute troppo oscene per la mentalità dell’epoca. Il piccolo Salvatore, affascinato dalle pellicole tenta di stringere amicizia col proiezionista della sala, Alfredo.

foto 3Dopo alcune vicende e grazie a un piccolo ricatto il bambino ottiene dall’uomo la possibilità di aiutarlo come proiezionista, imparando tutto ciò che riguarda questo mestiere. Durante un incendio al cinema il piccolo salva Alfredo, che però rimane cieco per le ustioni e ottiene il lavoro di proiezionista quando il locale verrà comprato e ristrutturato da un compaesano arricchitosi. Nasce così il Nuovo Cinema Paradiso. Negli anni Cinquanta l’adolescente Salvatore (Marco Leonardi) conosce e si innamora della bella Elena (Agnese Nano). Si tratta di una storia impossibile a causa della differenza di classe sociale e che dopo varie vicissitudini porterà il giovane, su consiglio di Alfredo, a lasciare la sua terra per andare a Roma e diventare regista.

Di nuovo ai giorni nostri, Salvatore torna a Giancaldo per i funerali di Alfredo, confrontandosi col suo passato, ritrovando Elena e scoprendo, ormai troppo tardi, perché la loro storia non è potuta durare.

foto 4Assisterà anche alla demolizione del cinema (ormai in disuso a causa dell’avvento della televisione) e riceverà dalla vedova di Alfredo una bobina di pellicola che l’uomo gli ha lasciato. Tornato a Roma l’uomo assiste alla proiezione della pellicola: si tratta di un montaggio di tutti i baci che erano stati tagliati per volere del parroco. È qui che Salvatore si commuove – e commuove – durante la proiezione.

I risvolti della pellicola. Il film di Tornatore ha vissuto una situazione singolare alla sua uscita nelle sale: non fu per niente un successo, anzi venne ritirato da tutti i cinema. La versione originale è di 173 minuti e Tornatore operò dei tagli alla sua opera riducendola a 123 minuti e presentandola di nuovo in Italia e all’estero. Fu allora che ottenne un clamoroso successo e ricevette il gran premio speciale della giuria al Festival di Cannes nel 1989 e l’Oscar per il miglior film straniero nel 1990, oltre a numerosi riconoscimenti in Italia e nel mondo. Inoltre la colonna sonora, di Ennio Morricone (premiato con un David di Donatello), è diventata un cult.

Effettivamente fra le due versioni del film c’è una grossa differenza: quella originale mostra meglio l’evoluzione di Salvatore da bambino appassionato della Settima arte a giovane interessato oltre che alla magia del cinema anche alle tecniche di ripresa di alcune scene. Viene approfondito meglio il rapporto maestro-allievo e padre-figlio fra Alfredo e Salvatore, e soprattutto la storia travagliata e sofferta fra il giovane ed Elena.

Inoltre assistiamo contemporaneamente all’evoluzione della società siciliana del piccolo paese di Giancaldo dagli anni 40 al boom economico degli anni 50. Una società che passa dalle credenze, le superstizioni e le censure a chi ha voglia di sognare e ricominciare grazie al meraviglioso mondo che il Nuovo Cinema Paradiso propone attraverso i suoi film.

Nella versione ridotta, il regista ha tagliato tutte le scene con Elena e Salvatore adulti, alcune scene anche del loro mancato incontro da ragazzi e qualche scena relativa agli abitanti del paese durante le proiezioni di alcuni film. L’opera quindi, nella sua versione “internazionale”, cambia totalmente genere acquisendo più i toni della commedia, rispetto al Director’s cut che risulta ben più drammatico.

Anche la ragione per cui il protagonista si trasferisce a Roma risulta meno motivata rispetto all’originale. Tuttavia, per la critica internazionale e italiana, Tornatore ha fatto bene a “sforbiciare” la sua pellicola, proprio perché fra la prima parte (il passato di Salvatore) e la seconda (il ritorno a Giancaldo) si crea un abisso, quasi due film diversi.

Bisogna notare come fra le due versioni cambi il personaggio di Salvatore adulto. Nella versione estesa l’uomo che torna al suo paese d’origine è sicuramente un regista affermato, che ha raggiunto il successo dirigendo grandi film, ma è un uomo solo, che ha perso la possibilità di amare e di avere una famiglia – bellissimo il dialogo con la madre (la straordinaria Pupella Maggio) sulla solitudine e l’amore. In quella ridotta tutto ciò si perde mostrandoci un uomo piuttosto freddo e taciturno.

foto 5Si riconosce al regista, in entrambe le versioni, la coerenza su ciò che Nuovo Cinema Paradiso vuole essere: un puro omaggio al Cinema stesso, sia da chi lo vive come spettatore (il piccolo Salvatore che sbircia da dietro il tendone della sala con occhi sognanti o l’uomo che piange ripetendo a memoria le frasi del film Catene), sia da chi lo fa (il giovane Salvatore che utilizza una piccola cinepresa per riprendere la macellazione dei tori o la bellezza di Elena) e raccontandoci una storia d’amore di un uomo verso la settima arte, forse in parte autobiografica.

Non importa quale versione del film si veda: tutti hanno sempre sognato di sedersi come Salvatore, nella scena finale, in sala proiezioni e commuoversi mentre scorrono le immagini dei baci più belli della storia del cinema mondiale. È questa la magia intatta, dopo trent’anni, di Nuovo Cinema Paradiso.


 

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