Marielle Franco: presente!

Di Martina Costa – Nera, madre single, bisessuale, attivista per i diritti umani e consigliera municipale, questo e tanto altro ancora è stata Marielle Franco, prima di essere ammazzata.

Marielle era una donna attiva nel sociale, nata a Marè in una delle favela più pericolose di Rio de Janeiro, è stata abituata a vivere tra guerriglie, gang e gruppi paramilitari. Le ingiustizie sociali hanno spinto Marielle ad uscire da quel contesto, iscrivendosi all’università di Rio che ai tempi vantava un numero di iscritti neri pari a due.

Iniziò ad approcciarsi al mondo dei diritti umani, divenendo successivamente uno dei membri dell’Assemblea legislativa di Rio per la Commissione sui diritti umani. Costretta a lavorare in un contesto di efferata violenza, Marielle ha sempre denunciato la brutalità della polizia, la diffusa corruzione e l’ineguaglianza sociale nelle favelas.

Nel 2016 si candidò per un seggio al consiglio municipale di Rio de Janeiro. Nera, queer, femminista della favela: aveva vinto, unica donna nera tra 51 seggi occupati da uomini, la maggior parte bianchi. Poco dopo si batté contro l’operato illegale delle forze di polizia e le esecuzioni extragiudiziali. Non si limitò a denunciare la corruzione del governo e la violenza delle forze di polizia, ma anche i gruppi mafiosi e paramilitare furono al centro delle sue denunce.

Molti la ricordano anche come simbolo di speranza per le tante comunità marginalizzate. Una voce nera non solo per i poveri delle favelas, ma anche per gli afro-brasiliani, la comunità LGBTIQ e le donne.

Nella notte del 14 marzo, Marielle Franco e il suo autista, Anderson Gomes, di ritorno da un dibattito pubblico, sono stati colpiti a morte da 13 proiettili nel quartiere di Estacio.

Sebbene i responsabili non siano ancora stati identificati, una cosa è certa: nulla è stato lasciato al caso. Azione attentamente pianificata, aggressori\mani addestrate, telecamere staccate, nessun testimone: il delitto perfetto. La pistola, usata dalle forze di sicurezza locali, e la precisione del colpo, fanno sorgere diversi dubbi, a cui, a distanza di sei mesi, non si è data risposta.

Qualche settimana prima della sua uccisione, Marielle era stata nominata relatrice per una commissione speciale, volta a monitorare la progressiva militarizzazione della sicurezza. A febbraio del 2018, il presidente brasiliano Temer, aveva infatti autorizzato l’impiego di forze di sicurezza federali nella città, dotando i militari di ampi poteri per una maggiore sicurezza e ordine pubblico. Decisione che porta in auge la memoria di un regime militare durato in Brasile per 21 anni e terminato solo nel 1980 con le elezioni democratiche.

Schermata 2018-09-12 alle 12.26.03Critica di questa decisione, Marielle ha continuato a portare all’attenzione pubblica la ferocia e la violenza della polizia. Il 13 marzo, il giorno prima del suo omicidio, in un tweet scriveva: Ancora un altro omicidio di un giovane ragazzo è stato commesso per mano della polizia. Quanti ancora dovranno morirne prima che questa guerra possa finire?.

Situazione del paese:

Mentre le elezioni presidenziali, previste per il 7 ottobre, si avvicinano, la situazione nel paese risulta quanto mai labile. Centinaia gli scontri con la polizia, le uccisioni e la violenza generalizzata.

In un rapporto del 2016 di Amnesty International, il Brasile risulta uno dei paesi più violenti al mondo: nel 2014 sono state uccise più di 58.000 persone, cifra salita a 61.619 nel 2016.

Le operazioni condotte dalla polizia nelle favelas si sono spesso concluse con scontri a fuoco e morti. Le forze di polizia risultano responsabili di un significativo numero di uccisioni (per un rapporto di un quinto delle uccisioni totali). La polizia giustifica spesso l’uso eccessivo della forza e le frequenti uccisioni, come atti di difesa in risposta agli alti livelli di violenza per le strade brasiliane.

La maggior parte delle vittime sono giovani ragazzi neri: nel 2016, oltre 33.000 teenager e under-30 sono rimasti vittime di omicidio. Ma non solo. Diffusi gli attacchi contro difensori e difensore dei diritti umani in tutto il paese. Secondo la coalizione della società civile, il Comitato brasiliano per i difensori dei diritti umani, tra gennaio e settembre 2017 sono stati uccisi 62 attivisti, un dato in aumento rispetto all’anno precedente.

Quem matou Marielle? Questa la domanda che, a distanza di sei mesi, ancora ci si pone.

Nonostante l’alto profilo della vicenda, le autorità locali non hanno ancora chiarito la dinamica dell’incidente. I sei mesi di silenzio e le elezioni presidenziali preoccupano l’opinione pubblica su una negligenza nelle inchieste. Il fatto che dopo sei mesi il caso di Marielle rimanga senza un colpevole è la prova dell’inefficacia (o della mancanza di volontà) delle istituzioni brasiliane nel risolvere il caso, che, lasciando impuniti i responsabili, mettono in grave pericolo l’intera società civile e gli attivisti locali, diffondendo il messaggio che possono essere uccisi impunemente.

La storia di Marielle purtroppo non è solo un caso. La morte di Marielle è una di centinaia di altre uccisioni rimaste senza una sentenza definitiva.

marielle-franco-presente-990x550Marielle non era solo una donna nera, madre single, bisessuale, attivista per i diritti umani e consigliera. Marielle è piuttosto esempio mondiale di lotta attiva e pacifica. Marielle è la voce di tante comunità marginalizzate e di migliaia di persone che non possono esprimersi.

Marielle è il coraggio di sfidare il potere e nonostante tutto vincere, perché la sua storia e le sue lotte riusciranno ad andare oltre la sua morte.


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