Il giardino di Kevin

Di Beatrice Raffagnino – Ognuno di noi, indistintamente, ha dentro di sé una scintilla di immortalità. Si tratta della libertà di scelta che, giorno dopo giorno, ci consente, nel bene o nel male, di modificare la realtà che ci circonda.

Quello che, invece, non tutti abbiamo è un buon livello di consapevolezza. Questa, infatti,  muta  al variare dell’esperienza acquisita. Qualcuno direbbe, della cultura.

Una domanda, allora, sorge spontanea, soprattutto considerando la realtà di oggi: consapevolezza=esperienza=cultura è un’equazione concreta e dimostrata? Kevin non sembra pensarla così.

Lui, dodicenne nato e cresciuto nel quartiere palermitano di Ballarò, è la prova lampante che c’è un solo tipo di cultura realmente valido e consapevole, ed è quello di chi non filosofeggia, ma tiene i piedi piantati sul mondo in cui vive.

Sono le nostre scelte, infatti, molto più delle nostre origini o delle nostre conoscenze, a dimostrare ciò che realmente siamo; e l’immortalità è soltanto di chi, in silenzio, riesce a diffondere bellezza e speranza.

«Volevo mettere ordine e cambiare qualcosa» mi dice, con molta spontaneità. Per questo, circa tre anni fa, ha pensato di riprendere il pezzetto di terra di fronte casa e di trasformarlo in un giardino.

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Gianfranco Sassera e Renata Saia dell’associazione SOS Ballarò gli hanno regalato una zappetta e dei guanti, ma in precedenza Kevin scavava a mani nude. Ha rimosso i rifiuti presenti sul posto, piantato alcune piante grasse e decorato il tutto con addobbi colorati e oggetti trovati in giro. «Quando lavoro sono felice e non mi importa di sporcarmi», mi spiega – «da grande vorrei diventare un giardiniere specializzato».

Vuole studiare Kevin, e c’è gia chi si dice disposto a sostenerlo nel suo percorso futuro. Intanto consulta i libri della biblioteca delle Balate e si informa tramite internet col pieno appoggio dei suoi genitori e dell’intero rione.

Ha, inoltre, già individuato nuovi luoghi abbandonati e bisognosi di intervento. Uno di questi, vicolo Gallo, è stato effettivamente oggetto di un’attività di recupero promossa da diverse associazioni tra cui Orto Capovolto, SOS Ballarò e Rotaract club Palermo est. Ne è nato un orto, inaugurato lo scorso maggio, alla cui creazione ha collaborato attivamente lo stesso Kevin.

Resta ancora molto da fare e sicuramente il muro di gomma che divide quartieri come Ballarò dal resto della città non può crollare tanto facilmente. È un muro spesso e invisibile, come invisibili, purtroppo, risultano tutti coloro i quali abitano alla sua ombra, e tuttavia di fronte allo sguardo sensibile di questo ragazzino mi sono sentita sollevare, quasi come se la luce del sole avesse improvvisamente fatto breccia attraverso le sue crepe. 


           

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