Conto (fino a 10) perché conta

Di Martina Costa – Quante volte ci siamo sentiti dire conta fino a dieci prima di parlare? Ecco che la nuova campagna di Amnesty International, appurata l’importanza delle parole, si è attivata in tal senso.

Conta fino a 10, lanciata a febbraio, è la nuova campagna di sensibilizzazione dell’Ong, volta a diminuire e arginare l’uso del linguaggio d’odio, promuovendo un uso corretto delle parole online.

Una delle prime attività in seno a questa campagna è stata proprio in vista delle elezioni politiche del 4 marzo. L’intero movimento, da nord a sud Italia, si è attivato nelle ultime tre settimane della campagna elettorale, per il monitoraggio delle pagine social (Facebook e Twitter) di un campione di candidati dei collegi uninominali di Camera e Senato dei quattro principali partiti e coalizioni, per verificare così il livello d’odio nel discorso politico, l’uso di stereotipici, frasi razziste, xenofobe, omofobe, misogine, discriminatorie e di incitamento all’odio nei confronti di categorie vulnerabili.

I primi dati sono già stati riportarti nel barometro online dell’odio che, attraverso diverse colorazioni, misura la gravità delle frasi sui social (offensivo, grave o molto grave), riportando anche contro chi si scagliano.

L’incitamento all’odio può non essere intenzionale, il substrato culturale può essere la base di partenza per la discriminazione, che tramite lo stereotipo, soprattutto se consolidato, si conferma e dirama. Per tale ragione Amnesty si propone anche di offrire una contro-narrativa ai luoghi comuni e uno scudo per le fake news, altro elemento da non sottovalutare nel mondo social.

Decisamente più subdole e non sempre facili da individuare, le fake news vengono appositamente diffuse per istigare a un odio velato ed elegante.

Nello stesso sito è possibile trovare una mappa geografica che mostra per ogni regione l’andamento del linguaggio d’odio, evidenziando come Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e Campania siano le regioni in cui i candidati sono stati i più segnalati.

A seggi chiusi, quello che emerge è che numerosissime sono le dichiarazioni di odio rivolte contro migranti, rifugiati, immigrati e rom; tante altre, seppur numericamente inferiori, quelle riguardanti l’odio religioso e di genere.

Per quanto riguarda i partiti più segnalati, sicuramente si annoverano Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia.

Perché, ci si potrebbe chiedere, attivarsi in modo così capillare per delle opinioni, frasi o semplicemente parole? Le parole hanno un peso, danno forma al pensiero e scaturiscono poi in azioni. Quando a dire un’affermazione di odio è un leader politico con centinaia di migliaia di utenti ed elettori, quelle frasi possono diventare dei veri e propri versi biblici da far propri. Una frase non è solo una frase; una frase, soprattutto se incendiaria, può muovere le masse, in un modo o nell’altro.

La narrativa velenosa va contrastata col discorso e quanto più si parla civilmente, tanto più aumenta lo spazio della convivenza pacifica. Occorre percepire le parole come un ponte, per farsi comprendere e civilmente avvicinarsi agli altri.


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