Love Letters, una lettura sensibile con Franko B.

Lo scorso 26 maggio è stata inaugurata a Palermo Love Letters un’antologia su Franko B, a cura di Antonio Leone e Paola Nicita, in occasione della settima edizione del Sicilia Queer Film Fest. L’evento è stato preceduto giovedì 25 maggio dalla proiezione al Cinema De Seta ai Cantieri Culturali alla Zisa di Because Of Love, pellicola di Nathaniel Walters che vede come protagonista proprio Franko B. Il film, anch’esso parte del circuito di eventi Sicilia Queer 2017, è una panoramica sul percorso creativo dell’artista che racconta quanto di sé riesca a donare con il suo lavoro: dolore, forza, rabbia.

« L’arte performativa non viene fatta per produrre merci, ma per esprimere un modo di essere, uno stato d’animo. È un modo di vivere questa vita da una prospettiva diversa, con più sincerità. » La mostra allestita presso le sale di Palazzo Sant’Elia racchiude una piccola parte del lavoro dell’artista. In mostra tramite documentazione fotografica erano presenti alcune delle sue più toccanti performance come Still Life e I Miss You svoltasi alla Tate Modern nel 2003: una lunga sfilata silenziosa su una tela bianca continua in cui l’artista si lasciava lentamente svuotare il proprio sangue dalle vene. Ma anche i suoi grandi Black Painting nei quali i temi evocati sono il corpo, la vita e le sue vanità, la morte, l’erotismo e il dolore, che rimangono centrali nel percorso dell’artista. Chi non conosce il lavoro di Franko B, chi non ha visto nemmeno sul web una sua performance, può trovare nell’esposizione delle sue opere solo una componente estraniante e impressionante. “Tanto Sangue!

« Io però uso il sangue come pittura. Non mi considero un artista radicale. Cerco solo di sopravvivere. » Non è solamente sangue, è comunicazione. Sarebbe più semplice utilizzare dei composti chimici o del sangue estraneo, ma Franko B. vuole parlare di sé, vuole donare se stesso in questo dialogo che molti possono non comprendere e guardare solo come un bizzarro fenomeno paradossale.

Nel giorno dell’inaugurazione fissavo gli occhi nella foto, fissavo quel tubicino che gli faceva colare giù il sangue. Quegli occhi che quasi non ti guardano, sfuggenti. E poi eccolo arrivare con un grande sorriso, la macchina fotografica in mano (la stessa con la quale ha teneramente annunciato l’anteprima di tutta la mostra su Facebook). Mi presento, ci abbracciamo, ci facciamo delle foto e gli do un bacio sulla guancia, su una delle tante croci rosse tatuate sul suo corpo. E poi di nuovo in giro per le sale. « La croce rossa è il più bel simbolo, la più bella scultura che abbia mai visto. È allo stesso tempo sessuale e sensuale. È un segno di disperazione che non lascia indifferente nessuno, e al quale mi sono affezionato. »

Love Letters, da dentro uno scrigno, racconta sottovoce a un “pubblico privato” di Franko e di noi. Si tratta di una mostra da leggere avendo a mente l’operato di Franko B, essendo principalmente un lavoro incentrato sulla performance. Va letta con tutta la conoscenza del suo passato e del suo vissuto. È una mostra “sensibile”.

« Leccatemi le ferite. Metaforicamente dico. Sono senza patria da quando sono uscito dall’utero di mia madre. Da quel momento ci dicono cosa è giusto e cose è sbagliato. E un precetto fondamentale è che quello che è all’interno del corpo deve rimanere dentro. Soprattutto il sangue. »

Virginia Monteleone

A fondo articolo
(foto Valeria Gandolfo)

 

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