Sono 27 anni senza Freddie Mercury: l’eredità musicale dei Queen

Di Valentino Billeci – «Non diventerò una rock star… diventerò una leggenda», così Freddie Mercury disse al suo amico e tastierista Chris Smith nel 1969 mentre bevevano una birra in un pub londinese. Farookh Bulsara (nome di nascita) non avrebbe però immaginato che sarebbe diventato uno dei più grandi cantanti del XX secolo.

Insieme a Roger Taylor, Brian May e John Deacon ha donato al mondo una delle più grandi band della storia della musica, era il giugno 1971 con la formazione completa: il gruppo si chiamava Queen. In vista dell’uscita nelle sale cinematografiche italiane il 29 novembre del biopic “Bohemian Rhapsody”, analizziamo l’importanza musicale del  quartetto di Londra e la sua influenza compositiva.

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Mick Rock – I Queen durante le registrazioni del disco “A night at the opera”, estate 1975

Nonostante ciascuno di noi valuti la musica in base ai propri gusti musicali, non si può negare l’immenso lavoro della band nell’arco di vent’anni. Freddie Mercury ha contribuito al sound del gruppo, non mettendo mai in secondo piano il resto della band. I Queen erano una squadra con quattro forti personalità, tutte alla pari. L’affermazione “Freddie Mercury ed i Queen” è scorretta. Era un’espressione che Freddie non riteneva giusta poiché, secondo il cantante, «in un team si lavora tutti insieme». Ironizzando sul lavoro in studio, disse in un’intervista del 1984 a Rudi Dolezal  «siamo quattro galli da combattimento!», specificando che nonostante le divergenze artistiche sui brani l’unica cosa che contava era restare uniti.

In pubblico e nei live Mercury appariva molto sicuro di sé, a tratti arrogante. Nella vita privata Farrookh era completamente diverso. Secondo gli amici era molto timido, riservato, dall’animo buono e sempre pronto ad aiutare gli altri. Non era esente da difetti, infatti afferma Brian May «aveva l’anima gentile ed altruista, era molto umile, ma poteva essere pignolo, insofferente e suscettibile… era molto emotivo». Ciò si evince dalle interviste, soprattutto nelle ultime quando si stancò di sostenere conferenze stampa.

A livello musicale è stato un artista di grande valore, un pioniere. Tutti lo ricordano per i suoi spettacolari concerti, (basti guardare il Rock in Rio del 1985 davanti a circa 325.000 persone) ma non era solo un abile performer. Roger Taylor, il batterista dei Queen, disse di lui nel 2005 «Sì, ok, era un grande performer, ma era un musicista ispirato, era una vera gioia lavorare con lui. […] Aveva tantissime idee, ai tempi di Queen II non riusciva a fermarsi!».

Bisogna ascoltare molto attentamente la discografia dei Queen, soprattutto i primi album per comprendere il complesso lavoro che venne effettuato negli anni Settanta. Roger Taylor alla Batteria e John Deacon al basso aggiungevano ai brani una ritmica pulita e melodica e la magica chitarra Red Special di Brian May regalava suoni e orchestrazioni estremamente complesse. Il tutto si fondeva con cori e armonie vocali curate in modo maniacale. Freddie, grande pianista, possedeva una voce versatile e potente che completava perfettamente il sound dei Queen.

Anche se il lavoro  col multitracking e le sovraincisioni era assolutamente pionieristico, furono fortemente ispirati da tanti artisti come Beatles, Jimi Hendrix, Led Zeppellin, Elvis Presley, Black Sabbath e tanti altri. Il loro sound era una fusione di hard rock, opera, musica sinfonica, blues e vaudeville. Sperimentarono elettronica, metal, disco funk, latin music e pop funk. Sono considerati i fondatori dell’Arena Rock, ossia il rock da stadio che in tanti artisti oggi si fregiano di usare.

Queen live on stage during the 'Crazy Tour' on the second of two nights at the Apollo Theatre in Manchester, England on 27th November 1979. Photo by Alan Perry (2)
Alan Perry – Queen live al teatro Apollo durante il “Crazy tour” nel 1979

Per Freddie interagire col pubblico era fondamentale, bisognava lasciare agli spettatori un’esperienza indimenticabile nella propria vita. Mercury stesso aveva visto tanti concerti da giovane, in particolare di Hendrix. Adorava sentire la gente cantare durante i suoi live. “I concerti sono come le olimpiadi, tutti credono in te, è una sensazione fantastica” affermava Freddie. L’energia creata da migliaia di persone era magica. La musica era per la band essenzialmente condivisione di sentimenti.

I Queen fecero circa 700 concerti in 16 anni. Tra il 1979 e il 1982 Freddie Mercury raggiunse il suo apice vocale regalando al mondo concerti storici. Ricordiamo il leggendario Crazy Tour nel 1979 ed il primo tour negli stadi della storia in sud America nel 1981. Negli anni Ottanta modificarono il loro sound per restare al passo coi tempi, semplificando il lavoro in studio ma non perdendo qualità.

Purtroppo a causa del virus del HIV diagnosticato a Freddie nel 1987, la band dovette fermare i tour continuando a lavorare solo in studio. Nonostante ciò Freddie continuò a lavorare sino agli ultimi mesi della sua vita, creando due grandi album con la band, The Miracle (1989) e l’ultimo Innuendo (1991). Ricorda Brian May: «Non ho mai sentito Freddie lamentarsi del sua malattia… è stato estremamente coraggioso, sino all’ultimo. Ha continuato a cantare con energia sino agli ultimi mesi finché non ha più potuto». Basta ascoltare brani come Winter’s Tale, Mother Love, You Don’t Fool Me e Bijou.

Ricorda il critico musicale e radiofonico della BBC Bob Harris: «Non appena sentite qualcuno che prova a cantare una canzone di Freddie Mercury capite subito quanto fosse grande». Oggi la grande eredità di  Mercury sopravvive grazie a suoi dischi, ai suoi video ed ai suoi concerti. Anche se il percorso produttivo della band è finito con la sua morte il 24 novembre 1991, il suo lascito musicale ha ancora grande seguito ed influenza.

Inizialmente disprezzati da molti critici, soprattutto negli Usa e in Inghilterra, i Queen sono stati in seguito rivalutati per aver influito su vari artisti di vari generi. Molti musicisti, di differente stile, nazione o generazione, hanno dichiarato di ispirarsi in buona parte al gruppo londinese. Tra gli artisti che hanno citato la band per la loro influenza vi sono Def Leppard, Dream Theater, Extreme , Foo Fighters, Guns N’ Roses, Judas Priest, Kansas, Katy Perry, Iron Maiden, Metallica – ispirati dal pezzo proto-trash Ogre Battle e dal disco Queen II – , George Michael, Muse – che hanno definito i Queen «la più grande band del pianeta» – , My Chemical Romance, Radiohead, The Darkness… solo per citarne alcuni. Michael Jackson, amico di Mercury nei primi anni ’80, citò l’album Hot Space come ispirazione per Thiller a cui doveva partecipare anche Mercury stesso. Inoltre Lady Gaga, nel 2009, ha dichiarato che il suo nome d’arte è un chiaro riferimento a Radio Ga Ga dei Queen.

Purtroppo molta della popolarità di Freddie aumentò con la sua morte. In vita non gli venne totalmente riconosciuto il suo talento. I Queen dopo 48 anni continuano però ad avere ancora successo. Nel 1992, quando Brian May e Roger Taylor ritirarono un premio postumo per il loro defunto amico, May disse delle parole che racchiudono lo spirito immortale di Freddie Mercury, «Se Freddie fosse qui direbbe: ‘Vai tu a prenderlo, caro, mettilo sul camino, lì’. Ma… subito dopo direbbe: ‘mamma, papà, guardate cosa ho fatto… sono orgoglioso’. Siamo incredibilmente fieri per ciò che Freddie ha fatto, e sentiamo che il suo spirito è ancora qui». 

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Ultima foto ufficiale di Freddie Mercury per l’ultimo video dei Queen, These are the days of our lives, maggio 1991

Nel 1995 è stata posta una statua in onore di Mercury a Montreux sul lago di Ginevra vicino casa sua, con l’insegna “Lover of Live, Singer of Song”, voluta dal suo amico e chitarrista dei Queen, Brian May. Quel giorno May disse «Freddie adorava il lago e la montagna, era un luogo di ritiro spirituale per lui. Qui Abbiamo inciso gli ultimi album ed ha vissuto gli ultimi mesi a Montreux, prima di tornare a Londra. Aveva una casa con la vista sul lago, lo adorava… ora l’avrà per sempre».

“Non mi importa  niente di quello che dice la gente di me, non ho rimpianti. Io sono solo me stesso… solo me stesso. […] Quando morirò non me ne fregherà niente, a chi importerà? Non a me…”


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