Grecia, xenofobia e cambiamento

Un violento attacco razzista, nella notte tra il 17 e il 18 novembre, ha squarciato la quotidianità dei migranti accolti nel campo di rifugiati situato nell’isola greca di Chios nell’area del campo di Souda. Molotov, petardi e pietre sono state le armi che hanno polverizzato cinquanta tende adibite da UNHCR per chi non ha più una casa.

Centocinquanta persone sono state costrette ancora una volta a scappare da luoghi non sicuri. Nell’attacco sono state ferite tre persone: un richiedente asilo che non è riuscito in tempo ad andare al riparo e due operatori umanitari che sono stati circondati ed aggrediti da una trentina di persone mentre cercavano di sopperire erigendo una piccola tendopoli.
La tensione, secondo l’agenzia di stampa greca Ana, è sempre più calda tra i 4mila rifugiati sparsi in tutta l’isola e i 50mila cittadini.

Gli aizzatori sono i sostenitori di Alba Dorata, alcuni di questi con in mano bastoni e barre di ferro. Non è un segreto che la Grecia sia troppo spesso protagonista di atti spregevoli nei confronti del cosiddetto “straniero”, soprattutto da quando il partito neonazista sopracitato si è affacciato sulla scena politica. Dal 2013 ad ora, sono stati numerosi i soprusi subiti, come quello raccontato dal 19enne Tupac: “Ad un certo punto il bus si è fermato. All’inizio pensavo fosse un normale controllo del biglietto, poi dei poliziotti in uniforme sono saliti e hanno urlato: – Tutti i neri, fuori! – Gli unici ad essere scesi sono stati sei neri e due asiatici. Tutti gli altri hanno applaudito i poliziotti per incoraggiarli ”. Non siamo negli anni ’50 a Montgomery, ma più vicini di quanto si possa pensare, ovvero dietro le nostre case in Piazza Amerikis al centro di Atene nel febbraio del 2013.

Da anni sono cresciute spaventosamente anche le brutalità delle stesse forze di polizia nei confronti di chi invece dovrebbe essere maggiormente protetto e salvaguardato, in particolar modo dopo l’avvio da parte del governo greco dell’operazione denominata Zeus Xenios; assurdo ed inappropriato gioco di parole perché proveniente da uno dei numerosi appellativi del dio greco che tradotto significa “Zeus degli stranieri”, in quanto protettore degli ospiti. L’ironia malvagia ovviamente non rispetta tale semantica, dato che l’operazione è consistita nell’aver costretto 85.000 stranieri a recarsi nelle stazioni di polizia per controllarli. Solo il 4% è risultato non in regola con i documenti: da ciò si evince il fatto che la maggioranza della gente fermata, bloccata e controllata abbia subito quest’ingiustizia di principio semplicemente per le proprie caratteristiche fisiche.

Questa piaga non è stata attenuata nonostante un’altra fetta della politica greca, quella del partito socialista, da tre anni insiste per una nuova normativa che metta un freno alle violenze sugli stranieri e introdurre così una legge anti-xenofobia.

Ma proprio in questi giorni, per la visita di Barack Obama ad Atene, gli abitanti sono scesi in piazza per manifestare contro il razzismo, la guerra in Siria e Donald Trump che concentra la sua politica nell’allontanamento dell’altro piuttosto che nella comprensione. Nonostante gli eventi di questi giorni e di quelli passati, c’è un nuovo popolo della Grecia che nella sua “storia di umanità” si sta evolvendo e vuole tornare ai dettami positivi del proprio vecchio dio: l’accoglienza.

Gaia Garofalo


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