Matthias Sindelar: il fantasista austriaco che sfidò il Terzo Reich

Matthias Sindelar nasce, il 10 febbraio 1903, a Kozlov, piccolo paese della Moravia, regione dell’impero austro-ungarico. Comincia presto a tirare calci al pallone, distinguendosi tra i coetanei per l’abilità nel dribbling: a quei tempi, tra l’altro, il calcio rappresentava per i ragazzi della classe operaia non solo un divertimento ma anche una delle poche opportunità di avanzamento sociale.

Nel 1918 il suo talento viene notato da Karl Weimann, insegnante di professione, che lo segnala al club del quartiere, l’Herta ASV di Vienna, col quale esordirà nella massima seria austriaca. La difficile situazione finanziaria della squadra porta nel 1924 Sindelar verso l’Austria Vienna ed è qui che la sua carriera decolla. Con la maglia dell’Austria Vienna conquista infatti 1 campionato, 5 coppe d’Austria e 2 Mitropa Cup (competizione antesignana dell’odierna Champions League).  

Esordisce con la nazionale austriaca nel 1926, diventando presto uno dei calciatori più rappresentativi del Wunderteam (squadra delle meraviglie). Sindelar disputa in totale 43 incontri in nazionale, con un bilancio di 25 vittorie, 11 pareggi e 7 sconfitte e realizzando ben 26 reti. Viene soprannominato “carta velina” per la sua esile figura ed anche il “Mozart del pallone” per l’armoniosità dei movimenti, il controllo di palla, la fantasia e l’abilità nello smarcarsi tra gli avversari. Nel 1999 l’International Federation of Football History and Statistics (IFFHS) lo ha eletto come miglior giocatore austriaco del XX secolo e l’anno seguente è stato eletto “sportivo austriaco del secolo”.

La vicenda di Sindelar travalica le questioni strettamente sportive, riguardando da vicino un importante pezzo di storia del Novecento. Il calciatore austriaco rimane infatti un esempio da seguire per il coraggio che ebbe nello sfidare la potenza del Terzo Reich. Fantasista rapido e funambolico, Sindelar è un idolo venerato da tutta l’Austria. Quella selezione, costellata di talenti, che il mondo del calcio ha dimenticato troppo in fretta, non ha potuto scrivere la sua gloria negli almanacchi a causa degli eventi della storia. Ai mondiali del 1934 il Wunderteam venne sconfitto in semifinale dai padroni di casa dell’Italia, in una partita che di corretto e regolare ebbe solamente le dimensioni del campo; troppo forte era la pressione ambientale per una vittoria degli azzurri, da sbandierare poi con la propaganda di regime. Nel 1938 l’Austria praticamente era scomparsa, dato che il 12 marzo di quell’anno le divisioni naziste erano entrate a Vienna, sancendo di fatto l’annessione geografica e politica del Paese alla Germania.

Ed il calcio? Cosa c’entra il calcio ed in che modo la vicenda umana e sportiva di Matthias Sindelar si intreccia con il susseguirsi delle tristi fasi degli anni che portarono al secondo conflitto mondiale? 

Per il 3 aprile viene organizzata l’Anschlussspiel, ovvero  la “partita della riunificazione” tra Austria e Germania. Per i gerarchi del regime doveva essere una festa maestosa, durante la quale le bandiere naziste, appese in ogni angolo dello stadio, avrebbero salutato il “lieto evento”. Per l’Austria, invece, si tratta dell’ultima partita da nazionale e da Paese realmente esistente. All’annessione politica, infatti, avrebbe dovuto seguire anche quella sportiva ed i migliori giocatori della “squadra delle meraviglie”, Sindelar su tutti, avrebbero dovuto vestire la maglia tedesca per rendere grande la Germania anche a livello calcistico.

Ovviamente quella partita, cosa chiara a tutti gli spettatori ancor prima del fischio d’inizio, di agonistico avrebbe dovuto avere poco o niente. Il risultato sportivo era sostanzialmente inutile, perché ciò che interessava era riprodurre sul campo la vittoria che la Germania aveva ottenuto con le armi. Dal punto di vista dei valori squisitamente tecnico-tattici, la selezione tedesca era inferiore a quella austriaca, ma “dall’alto” si era deciso che un pareggio, possibilmente a reti bianche, sarebbe stato il risultato finale “giusto” per l’evento. Sindelar però non ha la minima intenzione di partecipare a questa farsa storico-calcistica. L’idea di smettere di giocare per l’Austria ed iniziare a segnare per la Germania non lo sfiora minimamente ed ancor meno quella di glorificare il regime nazista. Così “carta velina” dà l’anima in campo per rovinare la festa del Reich, seminando il panico per 90 minuti ed umiliando gli avversari con le sue serpentine ed i suoi dribbling. Fornisce l’assist per la rete del vantaggio austriaco, di Karl Sesta, e sigla il gol del definitivo 2-1, tra lo stupore e la rabbia dei gerarchi nazisti seduti in tribuna.

La rete più bella, però, Sindelar la realizza a fine partita. Il protocollo stabilito dagli organizzatori dell’Anschlussspiel prevedeva che i giocatori avrebbero dovuto salutare, a braccio teso ovviamente, la folta rappresentanza nazista presente sugli spalti.

Effettivamente, più per paura che per altro, lo fecero, ma non tutti. Sindelar e Karl Sesta rimasero fermi, immobili, con le braccia appoggiate sui fianchi, a fissare l’arroganza nazista. Il loro Paese, l’Austria, era stato dissolto, la loro nazionale, il Wunderteam stava per confluire nella selezione tedesca, ma la loro dignità sarebbe rimasta integra, in campo e fuori. Dopo questi episodi, Sindelar subisce forti minacce da parte della Gestapo, ma il fantasista austriaco non si piegò ai diktat del Reich. La farsa del 3 aprile 1938 rappresentò così l’ultima partita del “Mozart del pallone”.

Il 23 gennaio 1939 Sindelar viene trovato morto nella sua abitazione insieme alla moglie. Secondo le autorità naziste si trattò di un incidente dovuto ad un guasto alla caldaia; i corpi vennero fatti sparire rapidamente e la vicenda non venne mai chiarita. Ulteriori prove dello spessore, non solo calcistico ma soprattutto umano di Matthias Sindelar, furono i quindici mila telegrammi di condoglianze giunti presso la sede dell’Austria Vienna, nonché le venti mila persone che parteciparono al suo funerale. Queste testimonianze furono gli ultimi dribbling con cui “carta velina” umiliava il gigante nazista.

Francesco Polizzotto


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