Italicum, la nuova legge elettorale italiana

Il 6 maggio 2015, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato l’Italicum, la legge elettorale che era stata approvata dalla Camera dei Deputati in via definitiva il 4 maggio con 334 voti a favore, 61 contrari e 4 astenuti. L’opposizione allora scelse di abbandonare l’aula e di non partecipare al voto, mentre i deputati della minoranza del Partito Democratico – in dissenso con la legge – rimasero in aula e votarono no.

Ufficialmente in vigore dal 1° luglio 2016, la nuova legge elettorale – nata dall’accordo politico trovato nel 2014 tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi (denominato dalla stampa “patto del Nazareno”, infatti la sede del PD romano si trova vicino a largo del Nazareno), e dalla bocciatura del Porcellum (dichiarato incostituzionale dalla Consulta il 4 dicembre 2013) – è stata modificata più volte tramite emendamenti richiesti sia dalle forze di opposizione che dalla minoranza democratica. Per il governo – al netto dei citati dissidenti del PD – il nuovo sistema elettorale garantirà il bipolarismo e soprattutto stabilità all’Italia per l’intera legislatura, e rappresenta un caposaldo delle riforme portate avanti (su tutte la riforma costituzionale). Di contro, le opposizioni contestano aspramente tale lettura (Forza Italia che aveva votato la legge in Senato ha successivamente cambiato idea), dicendo che piega il Parlamento al potere del presidente del Consiglio e al tempo stesso può favorire una parcellizzazione dell’opposizione.

Cosa prevede la nuova legge elettorale

L’Italicum vale solamente per la Camera dei Deputati – vista la riforma costituzionale approvata che ha reso il Senato non più direttamente elettivo, in attesa del referendum di dicembre – ed è un sistema elettorale proporzionale (il numero di seggi verrà assegnato in proporzione al numero di voti ricevuti) il cui calcolo viene fatto su base nazionale. Cosa prevede in concreto?

Premio di maggioranza: la lista che supera il 40 per cento al primo turno – oppure vince al ballottaggio – ottiene un ampio premio di maggioranza (raggiungendo 340 seggi su 630), il 55 per cento dei seggi in totale. I restanti 290 seggi saranno assegnati in percentuale agli altri partiti. Tra il primo e l’eventuale secondo turno non potranno esserci apparentamenti o collegamenti plurimi tra liste (coalizioni), per cui ciascuna lista elettorale non potrà più contare sui voti di altre liste alleate per raggiungere eventualmente il premio di maggioranza.

Soglia di sbarramento: per poter accedere alla Camera dei Deputati, ogni lista dovrà ottenere almeno il 3 per cento dei voti validi a livello nazionale.

Collegi: dalle attuali 27 circoscrizioni elettorali si passerà a 20 che saranno costituite da 100 collegi plurinominali; in ogni collegio elettorale (comprendente circa 600 mila persone) verranno presentate delle liste composte da 6-7 deputati. La Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige saranno escluse dal sistema proporzionale, lì si voterà in 9 collegi uninominali (come con il Mattarellum).

Suddivisione dei seggi tra le regioni: tenendo presente che ad ogni Regione spetta un determinato numero di seggi in proporzione ai suoi abitanti, ecco come saranno suddivisi, per un totale di 618 deputati (i restanti 12 saranno assegnati dagli elettori italiani all’estero):

Italicum
(credit: Camera dei Deputati)

Capilista e multicandidature: in una prima stesura della legge elettorale erano previste le liste bloccate. Con le successive modifiche, solamente il capolista è bloccato (eletto automaticamente se scatta il seggio), mentre dal secondo candidato in poi entrano in gioco le preferenze. I capilista potranno altresì avvalersi delle multicandidature in più di un collegio elettorale – fino a un massimo di 10 – e non più del 60 per cento potrà essere dello stesso sesso.

Preferenze e voto di genere: ciascun elettore potrà esprimere al massimo 2 preferenze, ma dovrà votare 2 candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda preferenza. Dunque le liste dovranno essere composte in maniera tale da favorire l’alternanza uomo/donna. L’elettore è comunque libero invece di esprimere una sola preferenza o anche nessuna.

Cittadini all’estero e studenti Erasmus: è concesso il voto per corrispondenza ai cittadini italiani all’estero per almeno tre mesi, per motivi di studio (programma Erasmus), lavoro o cure mediche.

Diversi commentatori, esperti ed esponenti politici da un po’ di tempo ritengono che sia il caso di modificare la legge elettorale, per cui da qui a dicembre non sono del tutto escluse novità. In particolare la Corte Costituzionale – chiamata in causa dal Tribunale di Messina che ha accolto e inviato alcune eccezioni presentate da un gruppo di avvocati – esaminerà la legge elettorale il prossimo 4 ottobre, qualche mese prima del referendum sulla riforma della Costituzione*.

*Aggiornamento del 19 settembre 2016 (n.d.r.): La Corte Costituzionale ha rinviato il pronunciamento inizialmente previsto per il prossimo 4 ottobre. Come si legge in una nota: “Il Presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi, sentito il collegio ha deciso di rinviare a nuovo ruolo la trattazione delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dai Tribunali di Messina e Torino in merito alla legge 52/2015 (Italicum) previste per l’udienza pubblica del 4 ottobre”.

Giuseppe Di Martino


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