Google, l’UE indaga sulla politica che penalizza gli editori online

Google, l’UE indaga sulla politica che penalizza gli editori online

La Commissione europea indaga sulla politica di Google che potrebbe penalizzare gli editori nelle ricerche online, in violazione del Digital Markets Act (DMA).


L’apertura di un nuovo procedimento da parte della Commissione europea segna un ulteriore passaggio nel complesso confronto tra le Istituzioni UE e Alphabet. Questa volta al centro dell’attenzione c’è il modo in cui Google applica le proprie regole di classificazione dei contenuti, con particolare riferimento alla cosiddetta politica contro l’abuso della reputazione dei siti. Secondo l’analisi preliminare dell’esecutivo europeo, tale pratica potrebbe incidere in maniera rilevante sulla visibilità dei contenuti editoriali nei risultati del motore di ricerca.

Le verifiche della Commissione europea suggeriscono che questa politica conduca al declassamento di pagine che ospitano materiali prodotti da partner commerciali. Google sostiene che si tratti di un meccanismo utile a prevenire tentativi di manipolazione del posizionamento. Bruxelles, tuttavia, teme che la misura colpisca indiscriminatamente modalità consolidate e legittime di monetizzazione digitale. La questione assume rilievo particolare in un contesto in cui le testate giornalistiche vivono un periodo di fragilità economica e dipendono in larga parte dalla loro visibilità online.

Secondo quanto dichiarato dalla Vicepresidente Teresa Ribera, l’obiettivo dell’indagine non è soltanto verificare l’aderenza di Alphabet Inc. agli obblighi imposti dal Digital Markets Act (DMA). L’iniziativa, infatti, mira altresì a tutelare la sostenibilità economica degli editori europei. La Commissione europea intende accertare se l’algoritmo di classificazione possa limitare la possibilità degli editori di innovare e collaborare con fornitori di contenuti terzi.

Il quadro normativo e gli obblighi per i gatekeeper

Il DMA introduce una serie di vincoli per le piattaforme qualificate come gatekeeper, ossia quelle in grado di fungere da intermediari quasi obbligati tra imprese e utenti finali. Tra gli obblighi imposti rientra la necessità di garantire condizioni di accesso eque, trasparenti e non discriminatorie ai servizi di intermediazione, inclusi i sistemi di ricerca online. Alphabet, cui Google Search è stato riconosciuto come servizio di piattaforma di base, è tenuta a rispettare integralmente il DMA dal marzo 2024.

L’iniziativa della Commissione europea si concentra sulle possibili implicazioni che il declassamento dei contenuti editoriali può avere sulla concorrenza e sulla pluralità dell’informazione. In base al DMA, pratiche che ostacolano l’attività commerciale legittima degli editori o incidono sulla contendibilità del mercato possono costituire una violazione rilevante. La Commissione europea vuole capire se la politica di Google rispetti questi criteri o se, al contrario, crei condizioni di disparità difficili da giustificare.

Il procedimento di indagine riflette l’impegno dell’Unione Europea nel cercare di stabilire un equilibrio tra due fattori. Da un lato, la libertà di innovazione delle grandi piattaforme e, dall’altro, la tutela degli operatori più vulnerabili dell’ecosistema digitale. Le preoccupazioni espresse da Bruxelles, inoltre, si inseriscono in una serie di contenziosi e verifiche che, negli ultimi anni, hanno già portato a sanzioni miliardarie nei confronti del gruppo statunitense.

Le possibili conseguenze dell’indagine su Google e i tempi previsti

L’avvio del procedimento non implica un giudizio definitivo, ma consente alla Commissione europea di approfondire le dinamiche tecniche alla base della politica contestata. Una volta raccolti gli elementi necessari, Bruxelles potrà formulare conclusioni preliminari e avviare un confronto formale con Alphabet per discutere eventuali misure correttive. L’obiettivo è completare la valutazione entro dodici mesi, in linea con i tempi previsti dal Regolamento.

Se emergessero prove di non conformità, Alphabet potrebbe essere chiamata a modificare i criteri di posizionamento su Google Search. Tale approccio garantirebbe maggiore trasparenza e neutralità nell’applicazione delle regole. La Commissione europea chiarirà quali interventi riterrà necessari per assicurare che gli editori possano continuare a operare senza limitazioni ingiustificate e con adeguate prospettive di remunerazione.

In caso di confermata infrazione, il DMA prevede un regime sanzionatorio particolarmente severo: le ammende possono raggiungere il 10 per cento del fatturato mondiale dell’azienda. Si tratta di una percentuale che può salire fino al 20 per cento in presenza di recidive. Per violazioni sistematiche, il Regolamento consente inoltre di imporre misure strutturali più incisive, inclusa la possibilità di richiedere la cessione di attività o il divieto di acquisizioni future.

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