Drew Struzan, l’uomo che disegnò i sogni di Hollywood
È scomparso Drew Struzan, l’artista che ha trasformato le locandine cinematografiche in opere d’arte. Dai cieli di Star Wars ai viaggi nel tempo di Ritorno al futuro, il suo stile ha definito l’immaginario di intere generazioni.
È morto Drew Struzan, l’artista che per oltre trent’anni ha dato un volto ai sogni di Hollywood. Le sue locandine non erano semplici strumenti di promozione: erano finestre aperte su mondi possibili, promesse d’avventura, emozione e meraviglia. Prima ancora di entrare in sala, bastava guardare una sua illustrazione per sentire che si stava per assistere a qualcosa di grande.
«Non disegno film. Disegno emozioni», amava dire. E in quella frase c’è tutto il segreto del suo successo: la capacità di trasformare un’idea, una storia, un titolo in un’immagine che restava impressa nella memoria.
L’arte di catturare l’anima di un film
Dagli anni Settanta in poi, Drew Struzan ha definito la grammatica visiva del cinema d’avventura, di fantascienza e di fantasia. È sua la locandina di Ritorno al futuro, con Marty McFly che solleva la visiera degli occhiali guardando l’orologio mentre la DeLorean si illumina alle sue spalle. È sua quella di Indiana Jones, con Harrison Ford ritratto in una luce calda, sospeso tra il fascino dell’eroe classico e il dinamismo del fumetto pulp.
E poi Star Wars: volti che emergono da sfondi stellati, spade laser che tagliano la composizione, colori che vibrano come in un affresco intergalattico. Struzan non si limitava a rappresentare i personaggi: ne condensava l’essenza, li rendeva mitologici. Ogni dettaglio, la piega di un mantello, il riflesso di una luce, un’espressione sfuggente, contribuiva a raccontare qualcosa del film, ma anche del suo spirito.
Tra le sue opere più amate ci sono anche The Goonies, Blade Runner, First Blood, The Thing, Harry Potter e la Pietra Filosofale, Hellboy. Diversi generi, stili e atmosfere, ma un tratto inconfondibile: quello che riusciva a fondere la pittura classica con la potenza del cinema moderno.
La mano di Drew Struzan: un’estetica riconoscibile, tra sogno e realtà
Struzan lavorava a mano, con aerografo e pennelli. Nessun filtro, nessun effetto digitale: solo colore, carta e luce. Le sue composizioni erano dense ma ordinate, costruite con un senso quasi musicale dell’equilibrio. I volti — sempre intensi, sempre vivi — dominavano la scena. Intorno a loro, frammenti di storia: un’astronave, un deserto, una fiamma, un orologio.
Era un’arte che sapeva parlare all’inconscio collettivo. Guardando una locandina di Struzan, si aveva la sensazione di essere già dentro il film, di conoscere i personaggi, di condividere la loro avventura. In un certo senso, lui dipingeva ciò che il pubblico avrebbe provato.
Il suo stile evolveva lentamente, senza mai tradire se stesso. Negli anni Ottanta esplose la sua tavolozza calda e narrativa, fatta di arancio e ocra, di luci che sembrano tramonti e albe insieme. Negli anni Novanta, quando il cinema cominciò a virare verso l’effetto speciale digitale, Drew Struzan rimase fedele alla materia. Continuò a dipingere fino ai Duemila, ma il suo mondo iniziava a somigliare a un’altra epoca — una in cui l’arte promozionale era parte integrante della magia del cinema.
Drew Struzan, l’ultimo illustratore di un’epoca
Con l’avvento di Photoshop e del marketing digitale, le locandine iniziarono a perdere personalità, appiattendosi in collage fotografici tutti simili tra loro. Struzan, invece, preferì ritirarsi. Non per stanchezza, ma per coerenza. «Non mi interessa fare arte solo per vendere biglietti», spiegò una volta «Voglio creare qualcosa che resti.».

E in effetti, è rimasto. Le sue opere sono esposte nei musei, stampate nei libri, appese nelle stanze dei fan e nei corridoi degli studi di Hollywood. George Lucas e Steven Spielberg lo hanno più volte definito “l’artista che ha saputo dipingere l’anima dei nostri film”.
Oggi, in un’epoca in cui l’immagine si consuma e si dimentica in un istante, le sue locandine conservano un potere raro: quello di resistere al tempo. Sono icone, reliquie di un cinema che sapeva farsi emozione prima ancora di iniziare.
L’eredità di Drew Struzan
Drew Struzan non ha solo illustrato film: ha contribuito a costruirne il mito. I suoi poster sono ricordi condivisi, simboli generazionali che hanno plasmato l’immaginario di milioni di persone. Guardare oggi una sua locandina significa tornare a un’epoca in cui il cinema era un rito collettivo, e l’attesa del film cominciava già dal manifesto.
La sua arte vive ancora lì, sospesa tra pennellate e sogni, tra realtà e fantasia. Forse è questo il suo lascito più grande: aver dimostrato che anche un poster può essere un viaggio.










