Caos nelle carceri, allarme sicurezza nelle strutture penitenziarie sovraffollate
Rivolte nelle carceri umbre, tensione alle stelle anche ad Aosta e Reggio Calabria. Sovraffollamento, agenti sotto organico e strutture distrutte: la situazione è fuori controllo.
Secondo quanto riportato da fonti vicine all’Adnkronos, due distinte rivolte carcerarie hanno scosso l’Umbria nella giornata di ieri, coinvolgendo le case circondariali di Terni e Spoleto. Entrambi gli episodi si sono verificati nei reparti a media sicurezza, aggravando una situazione già critica.
A Terni, a fronte di una capienza regolamentare di 422 posti, si contano 588 detenuti. Grave anche la carenza di personale: solo 202 agenti in servizio, contro i 243 previsti. A Spoleto la situazione non è migliore: 498 reclusi rispetto ai 456 posti disponibili, e 230 agenti contro i 273 necessari.
Emergenza Terni: un reparto devastato e un agente ferito
Secondo il Sappe – Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria – la rivolta è scoppiata dopo un episodio di autolesionismo da parte di un detenuto durante una videochiamata con i familiari. Il gesto è stato interpretato da un altro carcerato, straniero, come un presunto abuso da parte degli agenti, scatenando un’ondata di disordini.
Le conseguenze sono state gravi: danni estesi alle strutture, un poliziotto ferito, incendi, impianti distrutti e la necessità di rilocare i detenuti coinvolti. Il reparto è attualmente inagibile.
Spoleto e Aosta: escalation di tensione anche in altri istituti
Anche a Spoleto, la situazione ha raggiunto livelli allarmanti. Il segretario del Sappe, Donato Capece, ha definito “gravissima” la condotta dei detenuti, sottolineando come le carceri umbre siano al collasso, con oltre 1.700 persone recluse in totale. Capece ha invocato il potenziamento della Polizia Penitenziaria e la riapertura di strutture penitenziarie speciali, come quelle su isole.
Nel frattempo, ad Aosta, tre detenuti – già protagonisti di disordini in altri istituti – si sono barricati nel reparto transito, rifiutando ogni dialogo con gli agenti. Secondo l’Osapp, la protesta è diventata intimidatoria e il personale lavora in condizioni estreme, senza sostegno istituzionale.
Allerta anche a Reggio Calabria: gli istituti sono una polveriera
Come riferisce la Uilpa Polizia Penitenziaria, anche la casa circondariale di Reggio Calabria è stata teatro di nuovi disordini, allargando un fronte di crisi sempre più difficile da contenere. I sindacati ribadiscono che il sistema è al limite del collasso e chiedono interventi urgenti e risolutivi al Ministero della Giustizia.


