Runet, la Russia verso una rete internet “sovrana”?

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Un mondo vasto come quello di Internet sembra difficilissimo da controllare. Eppure, la Russia sembra sempre più vicina a questo obiettivo con il progetto Runet.


Internet, libera frontiera delle informazioni più disparate, luogo di notizie vere e false. Una rete vastissima, difficile da controllare, che ricopre tutto il mondo. Un luogo spesso senza regole, il cui flusso di informazioni è spesso ingestibile. Cosa succede, allora, se alcuni stati provano a dipanare questa matassa? 

Di recente, in Russia è stato trovato il modo di rallentare l’utilizzo di Twitter, come reazione alla mancata cancellazione di alcuni tweet che le autorità russe avevano ritenuto pericolosi. Inoltre, secondo gli analisti russi, il social verrebbe spesso usato per organizzare manifestazioni, come quelle a favore del leader dell’opposizione Alexei Navalny

La Russia non è nuova a questo genere di tentativi: la Russia ha iniziato a creare una sorta di rete di controllo su Internet già a partire dal 2017, con tentativi di filtrare i contenuti ritenuti pericolosi per la sicurezza nazionale sulla rete. Con una legge del 2018, si provava anche a multare chi facesse uso di VPN (Virtual Private Networks, network privati virtuali) che permettevano di accedere a contenuti altrimenti ritenuti proibiti dal governo. 

Ma è dal 2019, con il progetto RuNet, che la Russia ha dimostrato, almeno fino a un certo punto, di poter sopravvivere senza una rete internet globale, con tutte le conseguenze del caso per la libertà di informazione. In mano all’organo russo preposto al controllo delle telecomunicazioni Roskomnadzor, a partire dalla nuova legge, viene lasciato il controllo di tutto ciò che potrebbe essere di ostacolo al governo. Grazie a questo cambio di passo sono stati anche causati blackout di rete durante delle proteste a Mosca.

Tuttavia, nonostante i notevoli progressi, non è tutto rose e fiori nei progetti di controllo del Cremlino. Mentre la Cina, fin dai primi anni 2000, è riuscita ad instaurare un controllo capillare attraverso il Great Firewall of China, con un capitale umano molto ampio e dedito unicamente al controllo della rete – oltre all’aiuto fornito da servizi come Baidu, Weibo e WeChat – la Russia è nata con una rete internet fondamentalmente ampia e aperta, le cui infrastrutture sono cresciute alla stessa maniera di quelle occidentali, e controllarla oggi risulta molto più difficile.

runet

Basti pensare all’app di messaggistica Telegram, di origine russa: nonostante, nel 2018, si sia provato a bloccarne l’utilizzo per mancanza di adempimento a certe norme sulle telecomunicazioni, sono mancati i mezzi tecnici per bloccarla completamente. Tanto che, due anni dopo, il servizio è stato ufficialmente sbloccato, pur non avendo mai smesso di funzionare. 

Neanche il semplice rallentamento di Twitter ha creato i problemi che ci si poteva aspettare in un primo momento, visto che solo i video erano difficili da riprodurre, mentre il sistema di comunicazione restava pressoché intatto. Il sistema di Twitter, peraltro, condivide la stessa infrastruttura del sito del Cremlino e del sito di Rostelecom (il provider nazionale di rete), i quali hanno infatti subito gli stessi errori e rallentamenti.

L’utenza russa di Twitter, inoltre, è decisamente più limitata rispetto a quella di altri social come Instagram, Facebook o Youtube, nettamente più utilizzati dalla popolazione russa. Dunque, il rallentamento non ha neppure suscitato troppo scalpore: molti utenti hanno a malapena notato le differenze.

A un livello tecnico, l’ampiezza delle infrastrutture rende difficile un controllo capillare delle informazioni: anche il metodo più invasivo, la DPI (Deep Packet Inspection), richiederebbe l’utilizzo di attrezzature il cui costo sarebbe proibitivo, sia in termini di installazione che di manutenzione. Il controllo da parte del governo, come paventa Roskomsvoboda (gruppo che si batte per la libertà di informazione su internet), rimane un rischio reale a livello legale. Tuttavia, i mezzi tecnologici di cui dispone al momento la Russia non consentono un filtraggio tale da tener testa a colossi come Facebook.

Rimane, inoltre, un altro aspetto fondamentale: l’economia russa, per risultare attraente agli occhi di nuovi investitori, deve apparire aperta a nuove frontiere. Una chiusura totale della rete internet non potrebbe coincidere con questa visione d’insieme che il Cremlino vuole fornire di sé. L’idea del governo russo, probabilmente, è quella di costringere le aziende a rispettare le “regole di casa” e non quelle degli USA che, a suo dire, controllano il web. Quindi, il rallentamento di Twitter dovrebbe dimostrare a giganti come Facebook – che ricevono costantemente multe sulla violazione delle leggi sulla comunicazione ma continuano a operare indisturbate – che esiste comunque una chance di essere quantomeno rallentati, se non addirittura tagliati fuori. 

Inoltre, con una capacità di controllo migliorata, l’opposizione a Putin rischierebbe di essere isolata dal mondo: figure come quella di Alexei Navalny – personaggio nato anche e soprattutto grazie alla rete – potrebbero essere definitivamente isolate.  La sorte dell’opposizione, dunque, è appesa a un filo di rete internet che potrebbe essere tagliato senza alcun preavviso.


Marco Cerniglia

Amo i viaggi, la storia, la tecnologia, la letteratura, e soprattutto la scrittura, la mia passione di sempre che pratico anche per diletto.

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