James Dean, emblema dei ribelli senza un perché

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James Dean, il bel ragazzo protagonista della gioventù bruciata, quest’anno avrebbe compiuto 90 anni. Un viaggio attraverso la sua breve e scottante carriera hollywoodiana e la sua passione per le Porsche.


L’8 febbraio avrebbe compiuto 90 anni James Dean, il giovane “bello e dannato” simbolo della tormentata ribellione adolescenziale degli anni ‘40-‘50. Jimmy, come lo chiamavano gli amici, è passato alla storia come uno degli attori più belli del cinema hollywoodiano. Famoso per il suo fascino e per le sue maniere brusche, Dean ha rubato i cuori di intere generazioni con il suo sguardo malinconico di giovane incompreso. Ha trascorso la sua brevissima vita bruciando rapidamente tutte le tappe. Giunto al successo, morì tragicamente a soli 24 anni ma divenne ben presto un’icona culturale senza eguali; gli bastò poco per farsi notare e pochissimo per rimanere una star per sempre.

Icona culturale, influencer d’altri tempi

La sua t-shirt bianca portata trasandata sui jeans e la sua andatura svogliata ma consapevole, lo rendeva affascinante nella sua semplicità e gli fece guadagnare il ruolo di Jim nel film Gioventù bruciata (“Rebel Without a Cause”), precedentemente offerto a Marlon Brando. Fu protagonista indiscusso nel cinema degli anni ‘50, periodo plasmato dal Dopoguerra e dal rock’n’roll. 

Nell’era dei social e degli influencer, capaci di condizionare l’atteggiamento di centinaia di adolescenti, è possibile affermare che Dean era un vero e proprio influencer degli anni ‘40 e ‘50: desiderato da tutti, esempio da imitare per il suo atteggiamento anticonvenzionale e per il suo eccezionale trend contro qualsiasi stereotipo.

Gioventù turbolenta

Nato a Marion, in Indiana, l’8 febbraio del 1931, visse un’infanzia e una gioventù segnati soprattutto dalla morte della sua amatissima madre, stroncata da un cancro, e dal pessimo rapporto con il padre, anaffettivo e burbero, dal quale si allontanò molto presto. James si ritrovò solo, profondamente ferito e decise di crescere nella famiglia puritana degli zii. Questa fu la prima scelta rivelatasi di “influenza”: la storia di James Dean rappresentava la riscossa per tutti i ragazzi che lottavano contro l’oppressione dei propri genitori, accusati di non capire le passioni e i sogni dei figli. 

Dean cresce irrequieto e contraddistinto da una fervente brama di vivere; si sente incompreso, abbandonato a se stesso e internamente lacerato dalla vita. La sua adolescenza è perennemente vissuta nel disagio. È la sua tenacia, unita ad un pizzico di coolness, a rendere eroica la sua debolezza davanti a un pubblico giovanile. 

Gli zii gli permisero di frequentare i suoi primi corsi teatrali durante le scuole superiori. Dopo il diploma pensò di intraprendere gli studi di giurisprudenza presso il college di Santa Monica, ma la passione per la recitazione non rimase latente a lungo e ben presto cambiò il suo percorso di studi, intraprendendo quello di discipline teatrali. Ruppe così ogni possibile rapporto con il padre e si trasferì all’Università della California a Los Angeles.

L’esordio e il salto nell’olimpo del cinema

La prima esperienza di James Dean sul grande schermo non fu proprio come l’aveva immaginata: uno spot della Pepsi-Cola. Nel 1952 Dean si trasferisce a New York per frequentare gli Actors Sudios, scelta che portò alla prima svolta carrieristica: fu protagonista di vari spettacoli teatrali a Broadway, opportunità che gli aprì le porte del grande cinema.

Furono tre i film che nel giro di due anni lo condussero alla notorietà e lo consacrarono come mito indiscusso del cinema dell’epoca. La Valle dell’Eden gli valse la nomination agli Oscar. Interpretare un ragazzo oppresso dall’autorità del padre non gli era difficile, era come mettere in scena la sua vita. Il Gigante – il terzo e ultimo film che vide James Dean come protagonista – lo condusse, seppur dopo la sua morte, alla notte delle stelle. 

Ma fu soprattutto Gioventù Bruciata a renderlo un vero e proprio influencer capace di persuadere, seppur con un atteggiamento non del tutto lodevole, gli adolescenti dell’epoca e (perché no?) ispirare ancora oggi i giovani, amanti del buon cinema con i primi colori.

 Il fascino immortale del giovane uomo inquieto

Una vita breve, ma intensa nel suo svolgimento, spensierata e senza regole e, soprattutto, ribelle al massimo. Un’esistenza spericolata, contrassegnata dal vizio per le corse con le macchine, spesso clandestine. James era nella vita reale i personaggi solitari e inquieti dei suoi film, un personaggio internamente lacerato, oscillante tra intensa aggressività e gelida imperturbabilità, cinico e vulnerabile assieme. Tutte caratteristiche a stento dissimulabili all’esterno che contraddistinsero la sua recitazione, imprimendo infatti ai suoi ruoli un proprio sigillo tormentato. 

Dean divenne “un classico” senza tempo: di lui ognuno di noi ha un’immagine dentro di sé del suo personaggio, di ciò che Dean ha rappresentato e ancora oggi rappresenta rendendolo inconfondibile e magistrale. Con la sua forza dirompente ci riporta a un’epoca che il tempo ha impresso per sempre nell’immaginario collettivo degli amanti del grande cinema.

L’amore per le Porsche e le corse

Il giovane attore anticonformista non poteva non innamorarsi delle magnifiche vetture sportive di Stoccarda, le incomparabili Porsche: veloci, spartane, belle, emozionanti, perfette per divenire le auto preferite di James. Se gli influencer di oggi si fanno promotori di oggetti alla moda per creare nuove tendenze, James Dean fu il promotore per eccellenza – oltre che della t-shirt bianca sui jeans – della Porsche 550 Spyder, detta da Jimmy “la piccola bastarda”. 

Sebbene gli venne vietato di praticare «sport pericolosi», Dean non smise mai di prendere parte al vivace mondo delle gare automobilistiche nella West Coast: «Racing is the only time I feel whole» diceva, “Solo quando sono in gara mi sento completo”.

Il suo primo amore fu una 356 Speedster che cambiò nel settembre del 1955 con la 550 Spyder. Negli Stati Uniti il marchio Porsche era il simbolo degli individualisti, un marchio giovane, ed è in questo marchio di auto, un po’ spartane e sportive in modo anticonvenzionale, che James trovò se stesso e acquisì la consapevolezza del suo essere divenuto un gigante del cinema

La “Piccola Bastarda” e la tragica fine

La sua piccola Spyder si rivelò davvero una «Little Bastard» che gli strappò via in un attimo tutta l’ascesa verso il successo. Tutto di quell’incidente rimase nella storia, anche la carcassa dell’auto divenne leggenda circondandosi di misteriosi avvenimenti successivi.

James Dean

È il 30 settembre del 1955, James sta viaggiando verso Salinas e la piccola Porsche 550 Spyder color argento sfreccia veloce, con il suo motore boxer a quattro cilindri un po’ soffocato e rantolante. La vettura ha solo pochi giorni di vita: 320 miglia da Hollywood a Salinas sono proprio la giusta dose di polvere stradale necessaria per rodare un po’ il nuovo gioiello e per tenere pronta la sportiva a motore centrale per il weekend di corse. 

Poco prima delle 18 la 550 Spyder, con il numero di partenza 130 verniciato sulla carrozzeria scintillante raggiunge la funesta diramazione, dove una Ford Custom Tudor coupé bianca e nera del 1950, guidata da uno studente ventitreenne, svoltò a sinistra attraversando la corsia dove viaggiava James. Dean non viaggiava solo: seduto accanto a lui c’era il suo meccanico, Rolf Wütherich, che esclamò: «Quel ragazzo dovrà pur fermarsi… ci vedrà». Poi l’impatto. Fatale, orribilmente banale ma mortale. L’attore americano morirà viaggiando verso l’ospedale. Il ribelle dal cuore selvaggio rimarrà per sempre immortale.

Simona Di Gregorio

Grazie allo sport ho scoperto che l’unione fa davvero la forza. Qual è la frase che mi rappresenta? "Insisti, resisti, raggiungi e conquisti" (Trilussa).

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