Il Green Deal europeo basterà? La salute del pianeta nel 2021

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Facciamo il punto sullo stato del clima a inizio 2021. Il Green deal della Commissione europea per combattere il cambiamento climatico basterà? Ecco cosa prevede.


Dagli incendi senza precedenti negli Stati Uniti allo straordinario caldo della Siberia, gli impatti del cambiamento climatico nel 2020 si sono fatti sentire in ogni angolo del mondo. Siamo arrivati a un «momento di verità», ha detto il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, nel suo discorso sullo stato del pianeta, tenutosi il 2 dicembre alla Columbia University. «Covid e clima ci hanno portato a una soglia».

La quantità di CO2 nell’atmosfera si è spinta a livelli record nel 2020, raggiungendo le 417 parti per milione a maggio. L’ultima volta che i livelli di CO2 hanno superato le 400 parti per milione è stato circa quattro milioni di anni fa, durante l’era del Pliocene, quando le temperature globali erano 2-4 °C più calde e il livello del mare era di 10-25 metri più alto di quanto non sia ora. 

Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, l’effetto del lockdown sulle concentrazioni di CO2 nell’atmosfera è stato così piccolo che si registra come un cosiddetto “blip“, difficilmente distinguibile dalle fluttuazioni di anno in anno del ciclo del carbonio, con un impatto trascurabile sulla curva complessiva dell’aumento dei livelli di CO2. L’ultimo decennio, poi, è stato il più caldo mai registrato. In particolare, l’anno 2020 è stato più caldo di oltre 1,2 °C rispetto all’anno medio del XIX secolo e in Europa è stato registrato come l’anno più caldo in assoluto.

Ad ogni modo, in nessun punto del globo quest’aumento di temperatura è  sentito come nell’Artico. Nel giugno 2020, la temperatura ha raggiunto i 38 °C nella Siberia orientale, la più calda mai registrata all’interno del Circolo Polare Artico. L’ondata di caldo ha accelerato lo scioglimento del ghiaccio marino nei mari della Siberia orientale e di Laptev e ha ritardato il solito congelamento artico di quasi due mesi.

Malgrado il tragico referto offerto da questi dati, secondo gli scienziati il Pianeta può ancora farcela. Come ha osservato Guterres nel suo discorso di dicembre sullo stato del pianeta: «Siamo chiari: le attività umane sono alla radice della nostra discesa verso il caos. Ma questo significa che l’azione umana può aiutare a risolverlo». 

Cosa ha fatto l’Europa?

Sin dai primi mesi del suo mandato, la Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen ha messo in chiaro che la sua priorità sarebbe stata una sola: promuovere il Green Deal europeo, cioè una serie di misure per rendere più sostenibili e meno dannosi per l’ambiente la produzione di energia e lo stile di vita dei cittadini europei. Nelle intenzioni della Commissione Europea, il Green Deal «entro il 2050 trasformerà l’Unione Europea in una società giusta e prospera, con un’economia di mercato moderna e dove le emissioni di gas serra saranno azzerate, e la crescita sarà sganciata dall’utilizzo delle risorse naturali».

Concretamente, il Green Deal europeo è definito come una “strategia”, cioè una serie di misure di diversa natura – fra cui soprattutto nuove leggi e investimenti – che saranno realizzate nei prossimi trent’anni. Al momento, la Commissione ha pianificato i primi due anni, i più importanti per mettere a punto una struttura che sia in grado di reggere un progetto così ambizioso.

green deal europeo

Al Green Deal lavorano sia la Commissione – l’organo esecutivo dell’Unione – sia il Parlamento e il Consiglio, che invece detengono il potere legislativo. Per la Commissione il Green Deal viene gestito da Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione e uno dei politici più rispettati a Bruxelles, che ha ricevuto una delega ufficiale da von der Leyen. Su diverse misure, Parlamento e Consiglio avranno probabilmente idee diverse, sia tra di loro sia rispetto alla Commissione, e il risultato finale in molti casi – come purtroppo spesso è già accaduto nei progetti più ambiziosi dell’Unione – sarà frutto di un compromesso al ribasso.

I finanziamenti del Green Deal europeo

L’Unione europea si è impegnata a diventare il primo blocco di Paesi al mondo a impatto climatico zero entro il 2050, obiettivo che richiede notevoli investimenti sia pubblici (a livello dell’UE e degli Stati membri) che privati. Il piano di investimenti del Green Deal europeo farà leva sugli strumenti finanziari dell’UE, in particolare InvestEU, per mobilitare investimenti pubblici e fondi privati che si dovrebbero tradurre in almeno 1.000 miliardi di euro di investimenti. Anche Horizon, il principale programma della Commissione europea per finanziare la ricerca, a partire dal 2021 ha concentrato un terzo delle proprie risorse totali per finanziare progetti che possano aiutare i Paesi europei a raggiungere i propri obiettivi sul clima e l’ambiente.

I mille miliardi non provengono tutti da fondi europei, ma sono una stima dei soldi che potrebbero essere «mobilizzati». Come ha affermato la stessa Commissione, si tratta in piccola parte di fondi europei e in larga misura di finanziamenti provenienti da privati “indirizzati” dai bandi, dai cofinanziamenti e dai prestiti europei.

In particolare, il meccanismo per una transizione giusta consterà di tre fonti principali di finanziamento: il Fondo per una transizione giusta, per il quale saranno stanziati 7,5 miliardi di euro di nuovi fondi UE; InvestEU, che punta a mobilitare fino a 45 miliardi di euro di investimenti; uno strumento di prestito per il settore pubblico in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti, sostenuto dal bilancio dell’UE, che dovrebbe mobilitare investimenti compresi tra 25 e 30 miliardi di euro. 

Eccetto i 7,5 miliardi del Fondo per una transizione giusta, tutti gli altri soldi con cui la Commissione vuole finanziare il Green Deal sono già in qualche modo presenti all’interno del budget a lungo termine dell’Unione Europea – il cosiddetto quadro finanziario pluriennale – che nel periodo 2021-2027 è stato più o meno simile a quello del 2014-2020, con un margine che appare ancora troppo scarso rispetto alla portata dei progetti.

Gli obiettivi del Green Deal europeo

L’obiettivo principale è quello di fare la propria parte per limitare l’aumento del riscaldamento globale, che secondo le stime del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) dell’ONU deve rimanere entro gli 1,5 °C rispetto all’epoca pre-industriale, per non causare danni enormi al pianeta e quindi alla specie umana. Per rispettare questo limite stabilito dagli Accordi di Parigi del 2015, l’Unione Europea si è impegnata ad azzerare le proprie emissioni inquinanti nette entro il 2050, e a rispettare obiettivi intermedi per il 2030 e il 2040. 

Da questo obiettivo principale, a cascata, ne derivano altri più specifici. Il primo – e più importante – è quello di rendere più pulita la produzione di energia elettrica, che al momento è responsabile del 75% dell’emissione dei gas serra all’interno dell’Unione Europea. Si tratta di un problema che coinvolge soprattutto i Paesi dell’Est Europa, dove la diffusione delle energie rinnovabili è ancora limitata. La Polonia, per esempio, ancora oggi ottiene l’80% della propria energia elettrica dal carbone, uno dei combustibili più inquinanti ancora in circolazione: per questa ragione è l’unico Paese che non ha ancora accettato ufficialmente di azzerare le proprie emissioni nette nel 2050.

Un altro obiettivo essenziale è quello di rendere più sostenibili tutta una serie di attività umane che al momento consumano una grande quantità di energia, o che producono una quota eccessiva di inquinamento: significa introdurre nuove regole per costruire o ristrutturare case e industrie, rendere meno inquinanti i processi produttivi, potenziare i trasporti pubblici e su rotaia, promuovere la biodiversità e rendere ancora più diffusa l’economia circolare.

Per ogni obiettivo del Green Deal, la Commissione diffonderà prima un “piano strategico” e poi una “azione concreta”, per cercare di raggiungerlo. Le misure saranno di natura legislativa diversa: le più importanti saranno i regolamenti e le direttive, cioè leggi europee vincolanti per gli Stati nazionali.

Il Green deal europeo basterà?

È la domanda che accomuna un po’ tutti, ma al momento è ancora presto per capire quale sarà realmente l’impatto del Green Deal europeo sull’ambiente. Sono troppe, infatti, le proposte legislative della Commissione che nei prossimi anni dovranno passare dal Parlamento e dal Consiglio e soprattutto essere applicate nei vari Stati membri. 

Una prima valutazione, però, si può fare sugli obiettivi che la Commissione europea sceglie di includere nella Legge sul Clima, la direttiva europea vincolante che rende obbligatorio raggiungere l’azzeramento delle emissioni nette entro il 2050. La partita si gioca soprattutto sugli obiettivi intermedi, e più nello specifico su quello del 2030. Fra gli ambientalisti, l’opinione più diffusa è che per fare la sua parte e rispettare gli Accordi di Parigi, l’Unione Europea dovrebbe tagliare del 65 % le proprie emissioni nette rispetto ai livelli del 1990. 

«Il volume di leggi e le promesse fatte sono più significative di quelle proposte dalle vecchie Commissioni», ha spiegato GreenPeace in un comunicato, «ma le misure previste sono troppo deboli o hanno ancora bisogno di essere cucite insieme» per giudicare i primi passi del Green Deal.

Lo sforzo della Commissione, comunque, è stato riconosciuto da molti osservatori. La decisione di giocarsi buona parte del proprio capitale politico su un piano così complesso e delicato, peraltro mai realizzato da alcuno Stato nazionale o organizzazione internazionale, era difficilmente pronosticabile. La Commissione però non potrà fare tutto da sola: ci sarà bisogno della collaborazione delle altre istituzioni europee e, soprattutto, degli Stati nazionali. 

Da qui ai prossimi anni possono andare storte moltissime cose. Gli Stati membri potrebbero decidere di non cooperare e rifiutarsi di applicare le misure europee più ambiziose; il Parlamento e il Consiglio potrebbero complicare l’iter legislativo delle varie misure, per poi raggiungere un compromesso al ribasso. Il tempo a disposizione per salvare la vita del pianeta, però, si riduce di giorno in giorno: non resta che sperare in un grande atto collettivo di responsabilità.


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