India, continuano le proteste degli agricoltori

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Oltre alla pandemia, l’India si sta trovando ad affrontare le proteste degli agricoltori che continuano a manifestare nelle strade di Delhi.


Tra le proteste che nell’ultimo anno hanno riempito le strade di varie città del mondo, vanno senza dubbio annoverate quelle degli agricoltori indiani che, da mesi ormai, manifestano il loro dissenso contro il governo e le tre nuove leggi sulla liberalizzazione del commercio agricolo. Il 26 gennaio, dopo varie settimane di malcontento, gli agricoltori sono scesi nuovamente in piazza, a Delhi, territorio nazionale in cui si trova la capitale indiana. La paura è adesso quella che, a seguito dei nuovi provvedimenti, il governo di Narendra Modi dia in mano le fattorie di famiglia a grandi aziende, mettendo così a rischio tantissimi cittadini che vivono di agricoltura e dei sussidi del governo.

Tutto ha avuto inizio a settembre 2020 quando, nel pieno della pandemia, il partito Bharatiya Janata ha deciso di rivedere una legge del mercato agricolo interno. Con questa modifica, le aziende private potranno comprare direttamente dai coltivatori. Ciò apparentemente darebbe più libertà agli agricoltori, quando invece potrebbe aumentare il potere delle multinazionali. Gli agricoltori potranno vendere i loro prodotti a chiunque e a qualsiasi prezzo; ma anche riscontrare difficoltà a ottenere una paga minima con delle offerte troppo numerose – sostengono loro stessi. Prima di ciò, agli agricoltori veniva almeno garantito un sussidio e un prezzo minimo per i loro raccolti, che potrebbe adesso andare perduto con le nuove regole.

La situazione è peggiorata, appunto, il 26 gennaio, festa della Repubblica. Il forte rosso, simbolo della città di Delhi, è stato preso d’assalto, facendo precipitare gli eventi. Migliaia di manifestanti hanno riempito la fortezza con striscioni contro il governo. Inoltre, a conclusione di una parata di trattori, un manifestante, Navneet Singh, è morto: apparentemente colpito da uno dei trattori, alcuni giornalisti hanno poi dichiarato che era stato un poliziotto a sparargli, avendo ritrovando sul suo corpo segni di arma da fuoco.

Dopo i primi giorni di proteste, sono state arrestate 200 persone e feriti 300 poliziotti. I conflitti tra i manifestanti e la polizia sono arrivati al culmine con l’uso di gas lacrimogeni e manganelli. Dopo circa due settimane, adesso i morti sono saliti a 140. La gente ha dovuto dormire per strada in situazioni precarie. L’elettricità, l’acqua e internet sono stati bloccati dalle forze dell’ordine, creando una condizione di estremo disagio. 

In India, la metà dei lavoratori è composto da agricoltori. Un terzo di essi sono donne, rivelatesi peraltro essenziali al movimento, essendosi presentate numerose alle proteste. Un dato preoccupante è poi quello dei suicidi degli agricoltori, che sono ogni anno circa 10.000, secondo i dati dell’ India National Crime Records Bureau. La causa  principale è proprio la situazione economica instabile e la bancarotta.

Il governo, come risposta alle tante e pressanti richieste, ha deciso di bloccare temporaneamente la legge per 18 mesi. Un passo avanti che però non è sufficiente ad arginare le proteste, con le quali si chiede invece di abrogare i nuovi provvedimenti. Gli agricoltori, infatti, continueranno a occupare le strade e le autostrade fin quando queste leggi non verranno ritirate. Una donna, intervistata da Vice durante una protesta, ha dichiarato: «Anche se ci vorranno anni, continueremo a lottare pacificamente per i nostri diritti».

proteste degli agricoltori

I sostenitori del Presidente Narendra Modi, così come certi media, hanno finora etichettato gli agricoltori come dei terroristi. Lo stesso Presidente ha iniziato a definire le proteste una “cospirazione internazionale”, descrivendo i contadini come dei “parassiti”. Persino il ministro degli Interni, Amit Shah , ha dichiarato che «Nessuna propaganda può fermare l’unità dell’India».

Il supporto internazionale alle manifestazioni si è fatto sentire, anche solamente tramite un tweet. Greta Thunberg, Rihanna e Priyanka Chopra sono solo alcune delle celebrità che hanno parlato della questione. Se da un lato ha aiutato a diffondere le notizie, dall’altro questo gesto non è stato ben visto dagli oppositori, che hanno addirittura bruciato per strada delle foto della giovane ambientalista. Per alcuni cittadini, infatti, il movimento è solo un complotto per far affondare la loro patria, come aveva affermato Modi. Non vedono di buon occhio soprattutto gli occidentali che menzionano quanto accaduto, e si professano pro proteste.

In questo senso, Internet rimane dunque il mezzo più efficace per trasmettere queste informazioni, quando non viene bloccato. Il Presidente Modi ha chiesto a Twitter di chiudere più di 1000 account che avrebbero incitato alla violenza e supportato le proteste contro il governo. Da Twitter la risposta è arrivata forte e chiara: non chiuderanno nessun account, in quanto si tratta di giornalisti e attivisti che stanno esercitando il loro diritto di parola. Alcuni account sono comunque stati bloccati, soprattutto quelli di reporters locali. Stava diventando pericoloso perfino utilizzare l’hashtag a sostegno degli agricoltori (#/IStandWithFarmers).

Sebbene l’India si professi la più grande democrazia mondiale, nel 2019 è arrivata al primo posto per il numero di blocchi delle linee internet, mentre l’anno scorso, l’India si è posizionata 142esima su 180 paesi per l’indice di libertà di stampa, un risultato molto basso confermato dai recenti eventi, durante i quali sono stati arrestati anche alcuni giornalisti.

Molti media, quindi, potrebbero non riportare le notizie in modo accurato e oggettivo. Per questo motivo, è nato anche un gruppo Telegram in cui vari volontari e giornalisti, direttamente da Nuova Delhi, condividono notizie in tempo reale. Vengono riportati degli aggiornamenti sulla vicenda e anche le informazioni riguardo le successive manifestazioni e punti di raccolta. Un gruppo che serve anche per diffondere notizie più oggettive in altri Paesi e far sapere cosa sta realmente accadendo. Un punto di vista diverso sui manifestanti, dipinti anche come persone che la sera ballano e cantano nonostante il caos.

Per fare fronte alle contestazioni, la sicurezza delle strade di Nuova Delhi è stata rafforzata. Barricate di cemento sono state innalzate per costruire dei muri e spuntoni e chiodi messi nelle strade. Non sembra nemmeno che vi siano stati cambiamenti radicali nell’opinione del governo. Nonostante ciò, gli agricoltori continuano ad arrivare da diverse parti del Paese, determinati a non arrendersi e a continuare le proteste.


Matilde Mancuso

Classe 1995. Appassionata di letteratura, diritti umani, cinema e musica, nella mia vita non può mancare una tazza di tè e il prossimo viaggio programmato.

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