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L’euro digitale: i possibili scenari per un sistema di pagamenti europeo digitalizzato

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La Banca centrale europea ha pubblicato da poco un rapporto sulla possibile emissione di un euro digitale, redatto dalla task force ad alto livello dell’Eurosistema.


In un mondo che si sta sempre più digitalizzando, anche per via della pandemia, l’uso del denaro contante è stato messo in discussione, poiché risulta, da un lato, obsoleto e, dall’altro, poco conveniente, per diverse ragioni. È proprio la velocità dell’innovazione che, accelerando, ha portato sempre più persone verso una preferenza per i pagamenti digitali, generando, in questo modo, un cambiamento del modo di pagare, in particolare in Europa, dove si stanno gettando le basi per una rivoluzione in tal senso. 

La digitalizzazione dell’economia e le innovazioni tecnologiche stanno influenzando le percezioni dei consumatori sui servizi di pagamento e alimentano l’interesse per la possibile emissione di un euro digitale, per cui le banche centrali ne rappresentano i candidati naturali.

Proprio per questo, il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea (BCE) ha istituito una task force di alto livello, al fine di portare avanti i lavori sulle valute digitali delle banche centrali, denominate anche Central Bank Digital Currency (CBDC), nella zona euro. Il lavoro della task force (composta dagli esperti della BCE e delle 19 banche centrali nazionali dell’area euro), infatti, ha messo appunto, il 2 ottobre scorso, un rapporto attraverso cui ha analizzato i possibili vantaggi e sfide, nonché questioni giuridiche, funzionali e tecniche associati all’introduzione, nell’Eurozona, della valuta comunitaria digitale. 

Con la valuta digitale europea, si introdurrebbe una moneta elettronica di banca centrale accessibile a tutti, cittadini e imprese, come le banconote, ma in forma digitale: «La tecnologia e l’innovazione stanno cambiando il modo in cui consumiamo, lavoriamo e interagiamo con gli altri», ha dichiarato Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea e Presidente della task force, affermando, in aggiunta, che «l’introduzione di un euro digitale sosterrebbe la spinta dell’Europa verso la continua innovazione, contribuendo inoltre alla sua sovranità finanziaria e al rafforzamento del ruolo internazionale dell’euro».

Bisogna precisare che questa valuta digitale non è concepita per sostituire il contante, ma per affiancarlo in un’ottica di insieme, ampliando le scelte individuali su come pagare e rendendo il pagamento più facile, accrescendo inoltre l’inclusione finanziaria. L’euro digitale, quindi, sarebbe solo un altro modo per distribuire denaro e non una moneta parallela. Questo concetto è alla base dei principi guida ritenuti fondamentali per la progettazione di tale valuta digitale, che la renderebbe convertibile, alla pari con le altre forme di euro erogati, cioè banconote, riserve della banca centrale e depositi bancari. In secondo luogo, un euro digitale sarebbe una responsabilità dell’Eurosistema e, quindi, privo di rischi finanziari indebiti.

Ciò che ha spinto, però, ad indagare sulla possibilità di creare l’euro digitale è stato l’obiettivo di rendere i pagamenti di tutti i giorni più rapidi, semplici e sicuri, incoraggiando attivamente l’innovazione, in particolare nei pagamenti al dettaglio, oltre al beneficio di gestire situazioni in cui il contante non è più l’opzione preferita per i pagamenti (opzione che in periodo di pandemia si è peraltro ridotta sensibilmente, essendo il contante uno dei veicoli attraverso cui il virus si può diffondere). In tal senso, un euro digitale contribuirebbe ad attutire l’impatto di eventi estremi, come appunto calamità naturali o pandemie, quando i tradizionali servizi di pagamento sono inutilizzabili.

Si è espressa chiaramente la presidente della BCE, Christine Lagarde, ribadendo che «il nostro ruolo è mantenere la fiducia nella moneta, assicurando anche che l’euro sia pronto ad affrontare l’era digitale», e sostenendo l’idea che «una moneta unica digitale preserverebbe il bene pubblico che l’euro costituisce per i cittadini, ossia il libero accesso a un mezzo di pagamento semplice, universalmente accettato, privo di rischi e affidabile».

La Presidente della BCE Christine Lagarde

Entrando nello specifico, la task force che ha redatto il rapporto, ha individuato proprio alcuni possibili scenari nei quali si renderebbe necessaria l’emissione di un euro digitale.

Nel primo scenario l’emissione della moneta unica digitale potrebbe essere un modo per promuovere la digitalizzazione dell’economia e sostenere lo sviluppo di soluzioni europee innovative in tutti i tipi di industrie. In tale contesto, un euro digitale a disposizione del pubblico sosterrebbe la digitalizzazione del settore finanziario e, quindi, dell’economia europea in generale. Potrebbe anche ridurre i costi per i fornitori di servizi di pagamento, migliorando i loro processi aziendali rendendoli più efficienti e di supporto ai nuovi modelli di business. 

Il secondo scenario è rappresentato dal calo nell’uso del contante nell’economia, che implicherebbe una crescente dipendenza da forme private di denaro e soluzioni di pagamento private nell’area dell’euro. Una tale tendenza potrebbe mettere in pericolo la sostenibilità dell’infrastruttura di cassa e ostacolare la fornitura di servizi di cassa adeguati. In risposta a un calo nell’uso del contante, l’Eurosistema potrebbe introdurre un euro digitale come forma aggiuntiva di denaro pubblico e mezzo di pagamento. 

Il terzo scenario è relativo all’introduzione di mezzi di pagamento privato di portata mondiale, quindi “esteri”, con dei rischi per la stabilità finanziaria e la tutela dei consumatori europei, minacciando non solo la sovranità monetaria europea, ma anche quella economica e politica che una moneta unica digitale potrebbe fronteggiare, se resa tecnologicamente competitiva. 

Il quarto scenario sarebbe quello per cui l’introduzione di un CBDC potrebbe rafforzare e migliorare la politica monetaria, consentendo alla BCE di fissare il tasso di remunerazione dell’euro digitale, al fine di influenzare direttamente le scelte di consumo e d’investimento del settore non finanziario. In tale contesto, la valuta digitale viene considerata, quindi, come uno strumento per migliorare la politica monetaria, potendo essere remunerata a tassi d’interesse che la Banca Centrale Europea può modificare nel tempo. 

Il quinto scenario si realizzerebbe nel momento in cui le istituzioni finanziarie e le infrastrutture fossero minacciate da un’ampia gamma di rischi di coda, fra cui quelli per la sicurezza informatica (attacchi informatici), disastri naturali e pandemie. In tali contesti, vi possono essere difficoltà nell’effettuare i pagamenti nel classico modo privato o con i canonici servizi bancari e i prelievi di contanti da sportelli automatici (ATM). In questo modo, si influenzerebbero in maniera significativa i pagamenti al dettaglio, con la conseguente erosione della fiducia nel sistema finanziario in generale. In questo scenario, un euro digitale gestito tramite canali resilienti, insieme al contante, potrebbe costituire un possibile meccanismo di emergenza per i pagamenti elettronici al dettaglio anche quando le soluzioni private non sono disponibili.

Il sesto scenario, invece, riguarda il forte ruolo internazionale che possiede l’euro e che i leader europei hanno sottolineato come fondamentale per rafforzare l’autonomia economica europea. Pertanto, l’emissione di CBDC da parte delle principali banche centrali estere potrebbe migliorare lo status di altre valute internazionali a scapito dell’euro. In una situazione del genere, l’Eurosistema potrebbe prendere in considerazione l’emissione di un euro digitale sia per sostenere il ruolo che la moneta unica ha a livello internazionale, sia per stimolare la domanda di euro tra gli investitori stranieri, qualora la moneta unica digitale fosse resa accessibile al di fuori dell’area euro in modo coerente con gli obiettivi dell’Unione Europea.

Il settimo ed ultimo scenario riguarda la produzione di strumenti ed infrastrutture di pagamento, che potrebbe non essere sempre efficiente dal punto di vista energetico. Un euro digitale ben concepito può, quindi, contribuire a ridurre il totale dei costi ad impronta ecologica dei sistemi di pagamento dell’Eurozona. In questo contesto, l’Unione Europea svolgerebbe un ruolo di catalizzatore e darebbe il buon esempio, creando incentivi e facendo pressione sui fornitori di servizi di pagamento affinché diventino più efficienti.

Concludendo, il progetto in questione, per quanto ambizioso, può risultare fattibile visti gli scenari che probabilmente potremo trovarci a fronteggiare nel prossimo futuro (uno su tutti lo stiamo già vivendo, ossia quello della pandemia). Ciononostante il Consiglio direttivo della BCE non ha ancora preso una decisione sull’eventuale introduzione di un euro digitale (si prospetta che entro la metà del 2021 si deciderà sulla sperimentazione). Il motivo riguarda il necessario confronto che deve avvenire, prima della sua sperimentazione, con i cittadini europei, il mondo accademico, il settore finanziario e le autorità pubbliche, per valutarne le esigenze e considerare i vantaggi e le sfide.

In tale contesto, si inserisce anche l’Eurogruppo che, nell’ultima riunione tenutasi lo scorso 3 novembre, ha discusso sui vantaggi e sulle sfide della possibilità di introdurre in un futuro l’euro digitale (una delle priorità del programma di lavoro dell’Eurogruppo), incoraggiando la BCE a proseguire i lavori su modelli e opzioni per la sua possibile emissione; nel frattempo verranno esaminate «le implicazioni del progetto sulla nostra sovranità monetaria, sulla stabilità finanziaria, sul finanziamento bancario, sulla protezione dei consumatori e sul ruolo internazionale dell’euro». Così ha concluso Paschal Donohoe, presidente dell’Eurogruppo.


 
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Ugo Lombardo

Responsabile di "Economia e Diritto". Mi interesso di Divario Generazionale, sociologia economica ed turismo culturale. L’umiltà, l’impegno, la pazienza e la forte determinazione sono alla base della riuscita di ogni progetto.

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