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Casa, zona sicura: la gabbia della violenza domestica

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Se in questa quarantena, per molti di noi, casa è sinonimo di zona sicura, per troppe donne è un cappio che stringe giorno per giorno. Al di là delle note patriottiche dipinte di blu, dei commoventi cartelloni arcobaleno, c’è una donna che soffocata dall’aria del balcone si nasconde sotto al suo letto, suo e di lui. Un’ora diventa 60 minuti che a loro volta si diluiscono in 3600 secondi, da contare con le dita fino a quando tutto questo finisce, anche se non finirà mai.

I pochi metri costruiti non contengono la vita che lei vorrebbe e cercando di masticare più ossigeno possibile, il fiato sul collo è bollente. Chiedere aiuto, quello diventa un piccolo momento di privilegio per sfogare in una telefonata un’intera giornata. Eliana D’Ascoli, psicologa da quindici anni per l’Associazione “Telefono Rosa” racconta alle penne di Repubblica le situazioni in cui le donne si ritrovano a dover chiamare il 1522, il servizio istituito dal Dipartimento per le pari opportunità. «La noia, l’ansia e il nervosismo che viviamo in questi giorni stanno accentuando ancor di più le dinamiche delle famiglie violente».

Sono poche le telefonate che il centralino volontario riceve per troppa paura che i loro partner aguzzini possano sentirle ed essere sempre più feroci. Le poche che alzano spaurite la cornetta del telefono, bisbigliano nel bagno coperte dal suono dell’acqua della doccia che scorre, del rumore della televisione in stanza o della musica. «Un’altra signora mi ha chiamata mentre era chiusa in macchina, sfruttando un momento in cui era scesa per buttare l’immondizia. A volte faccio fatica persino a sentirle».

Ma il coraggio viene anche dai piccoli di quelle mura così strette: i figli, che stanchi e frustrati di ciò che vedono subire e di cui loro stessi sono vittime, timidamente ma col cuore in mano, denunciano. La ministra Lamorgese ha inviato anche una nota a ciascun prefetto invitando a segnalare luoghi che possano ospitare, secondo le dovute precauzioni vigenti, donne e bambini in fuga e far sì che essi non diventino orfani nella grande matassa dei femminicidi che continua imperterrita ad insidiarsi nella società.

La redazione di Eco Internazionale ci tiene ad informare che il 1522 è raggiungibile anche via chat, probabilmente il metodo più sicuro; è inoltre collegato direttamente con il pronto soccorso e con le forze dell’ordine ed è disponibile in qualsiasi momento. Vi si può accedere tramite il sito del 1522 o tramite l’apposita applicazione per smartphone.

Si può contattare il numero quando si va a fare la spesa, a buttare la spazzatura, quando si porta a passeggio il cane o quando si va in farmacia; l’importante poi è però cancellare ogni cronologia, avviso che duole fare perché non dovrebbe essere questa la realtà, ma può essere un’altra, si può uscire per davvero da questo incubo. Oltre ai nuovi decreti e oltre a qualsiasi limitazione della libertà legittima in questa pandemia, i volontari del Telefono Rosa e delle forze dell’ordine continueranno a lavorare per garantire a queste ragazze, a voi, la sicurezza di ricominciare ad essere voi stesse e in questo, nel chiedere un aiuto e afferrare una mano amica; non c’è niente di male, nulla di cui vergognarsi. Solo così, andrà tutto bene.


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Gaia Garofalo

Scrivere, leggere, passeggiare ed ascoltare musica sono i miei passatempi principali. Credo nelle storie che continuano a resistere: solo queste ci salvano dal resto.

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