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Coronavirus: quarantene a confronto. La storia di Carlo, italiano a Shanghai

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Carlo ogni mattina si sveglia e manda un messaggio al mondo di Instagram: se sta bene lui, dovremmo stare bene anche noi. Lui è un ventiseienne che vive in Cina ormai da cinque anni, si trovava in Italia quando il coronavirus è arrivato da noi, e il 10 Marzo è dovuto rientrare a Shanghai per lavoro.

Sapeva che avrebbe dovuto vivere una quarantena di quindici giorni, per assicurare di non aver portato con sé il virus, ma sperava di poterla affrontare tra le confortanti mura di casa propria. Purtroppo, però, il suo destino è stato diverso. Gli è toccata una piccola stanza d’albergo, con una finestra che si apre al massimo di venti centimetri, abbastanza per far entrare le zanzare ma non per assaporare l’aria di queste prime calde giornate di primavera.

Carlo ha deciso di scherzarci su, di condividere con gli altri la sua esperienza con leggerezza e semplicità. Se la vita ci da limoni, possiamo lamentarci o farne una limonata. E quindi lo vediamo prendere il sole un braccio alla volta, o partecipare imperterrito a durissime sessioni di fitness online, insieme ad altri quarantenati.

La sua storia non è passata inosservata (la vediamo raccontare su Open), perché è una di quelle situazioni scomode che se vissute con la giusta attitudine possono farci forza e, perché no, tirarci su il morale.

Proprio per questo abbiamo deciso di parlarci anche noi di Eco Internazionale. Qui la video intervista completa:


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Federica Agrò

Federica Agrò

Ho due vite parallele e soddisfacenti: in una mi occupo di strategie di marketing e social media management, nell’altra scrivo di diritti umani, attualità, cultura ed ecologia.

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