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Ci siamo dimenticati di Aleppo? “Alla mia piccola Sama” ci costringe alla consapevolezza

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Cosa sai della guerra di Aleppo? Quante immagini hai visto scorrere alla tv? Quanti bambini agonizzanti? Quante madri piangenti? Probabilmente hai solo guardato, senza vedere realmente quello che stava succedendo. Probabilmente ti sei anche stufato nel sentir dire costantemente che c’era la guerra ad Aleppo.

È per questo che dovresti guardare “Alla mia piccola Sama”, il documentario della ventinovenne Waad-al-Kateab. Donna, mamma, moglie, attivista, regista che ha fatto una scelta insolita. È rimasta ad Aleppo negli anni in cui la guerra l’hanno letteralmente distrutta. Dal 2011 al 2016 ha ripreso tutto ciò che succedeva per le strade, dentro gli ospedali, in quelli che una volta erano luoghi di divertimento. Ha ripreso lo sgretolarsi di palazzi e di umanità. Ha raccontato la storia di madri che piangevano la morte dei figli con una crudezza pari solo alla realtà che la sua Sony riprendeva.

Dove non bastavano i suoi occhi e quelli di milioni di persone che hanno vissuto gli orrori della guerra, Waad ha deciso di utilizzare un mezzo che avrebbe creato se non una coscienza comune, quantomeno una memoria. Ha deciso, inoltre, con coraggio invidiabile, di far nascere e crescere la piccola Sama in questa realtà. Ha creato la prova tangibile della cattiveria umana. Ha fermato il tempo, lo ha chiuso in un frame dandogli il potere dell’eternità. Non ci ha risparmiato nulla: lacrime, bombardamenti, morti, paura, terrore, distruzione. Waad ha reso visibile l’invisibile. Ha dato un significato all’insensato gioco di potenze. Ci ha piantati su una sedia e ci ha resi spettatori consapevoli di crimini non più inenarrabili. Ha preso i nostri occhi e li ha riempiti di cruda realtà. Ha preso le nostre menti e le ha informate di quanto stesse accadendo in quel momento dall’altra parte del mondo. Lo ha fatto mettendosi in prima linea, rischiando ogni giorno la propria vita, quella di Hazam, suo marito, e quella di Sama, sua figlia. Ha sacrificato i sorrisi della sua piccola per regalare al mondo una memoria indelebile per tutti i bambini nati al di fuori di quella zona di guerra. Waad non è solo la mamma di Sama, è diventata la mamma di tutti noi. Ci ha dato gli insegnamenti e la memoria di cui avevamo bisogno.

Il documentario, uscito il 17 Gennaio 2020, realizzato con il patrocinio di Amnesty International Italia e con la collaborazione di Medici senza frontiere è arrivato nelle sale italiane il 13 febbraio. Pluripremiato come miglior documentario ai Bafta e agli Efa, è passato anche al Festival di Cannes.

Le 500 ore di filmato sono condensate in 100 potentissimi minuti. Un documentario che, senza alcun dubbio, meritava l’Oscar per aver lasciato traccia non solo per la qualità del tema trattato ma per le modalità con cui è stato realizzato. Non esiste nulla di più reale della realtà: semplice, nuda e cruda. Una videocamera è bastata per realizzare un capolavoro che è già diventato storia: la guerra così reale, probabilmente, non l’avevamo mai vista. Vagando tra i frame di questo capolavoro ci sembra di sentirle accanto a noi le bombe scoppiate dentro l’ospedale; ci sembra, anche, di poterlo toccare quel sorriso di speranza che ci regala Sama con la sua nascita. Il mondo della cinematografia ha bisogno di realizzazioni come questa: pezzi di memoria indelebili per le generazioni future.


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Simonetta Viola

Simonetta Viola

Classe 1988, traduttrice freelance, web master e docente di Inglese, ho provveduto a certificarmi come ethical hacker.

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