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Le “sorelle” di Bretton Woods – un cambio di paradigma. Parte I: gli anni del dopoguerra

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I processi legati ad una sempre più crescente globalizzazione economica, a fianco di quella culturale e politica, hanno influito ed influiscono sui processi relativi all’equilibrio geopolitico mondiale, nonché sul nostro quotidiano.

L’importanza del delicato mantenimento della stabilità economica e finanziaria globale, tema già conosciuto ai teorici ed ai politici sia nei decenni che hanno preceduto la Seconda Guerra Mondiale sia in quelli che l’hanno seguita, ha portato, come conseguenza, alla Conferenza di Bretton Woods, svoltasi tra il 1° e 22 luglio del 1944 nell’omonima località. L’obiettivo dei lavori era quello di stabilire una regolamentazione finanziaria e commerciale tra le nazioni (inizialmente, tra quelle alleate degli Stati Uniti) nel mondo postbellico, oltre al superamento del gold standard, ovvero il sistema di regolazione dei tassi di cambio che rendeva le valute mondiali riconvertibili in oro. Le banche centrali dei Paesi sottoscriventi degli accordi, infatti, avrebbero assicurato un tasso di cambio tra la loro valuta e il dollaro americano, e a sua volta quest’ultimo sarebbe stato ancorato alle riserve aurifere americane. Il regime, che rimaneva un sistema a tasso di cambio fisso, venne chiamato gold exchange standard.

L’economista della HM Treasury britannica John Maynard Keynes e Harry Dexter White del Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti d’America, sin dai primi anni della Seconda Guerra Mondiale, si interrogarono sul possibile ordine economico e finanziario che avrebbe dovuto governare le relazioni internazionali dopo la guerra. Le loro proposte e idee si rivelarono fondamentali per lo svolgimento della conferenza, alla fine della quale vennero creati il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale (BM).

La conferenza di Bretton Woods. Al centro, John Maynard Keynes.

La BM era inizialmente chiamata “Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo”. Oggi è un organo distinto facente parte del Gruppo della Banca Mondiale, istituito nel 2007. IL FMI, invece, è nato con l’idea di favorire un’azione collettiva globale per mantenere la stabilità economica. La Banca Mondiale fu istituita per sostenere la ricostruzione degli Stati devastati dalla Seconda Guerra Mondiale ed è in virtù di questo ruolo che sarà incaricata di gestire i prestiti concessi alle nazioni europee nel periodo postbellico.

Come già detto, John Maynard Keynes fu tra gli ispiratori delle due istituzioni create alla fine degli accordi di Bretton Woods, e non è un caso che nella prima denominazione della BM fosse presente la parola “sviluppo”. Nei primi tre decenni, infatti, le attività della BM si focalizzarono sulla concessione di prestiti mirati allo sviluppo di infrastrutture, come porti, centrali elettriche ed autostrade, affinché gli Stati beneficiari potessero sviluppare un reddito necessario a ripagare il prestito. Questo perché il ruolo che Keynes aveva immaginato per la BM era proprio quello di un’istituzione “stimolativa” con uno spirito “imprenditoriale”. Dal punto di vista della teoria economica – per ricollegarci a Keynes – il focus della BM, nei suoi primi decenni di attività, è stato quello di incoraggiare lo sviluppo attraverso l’incremento della spesa pubblica, che avrebbe potuto di conseguenza condurre all’incremento della domanda aggregata. Anche il FMI, almeno inizialmente, fu influenzato dal pensiero di Keynes, specialmente in quella che fu la teoria sviluppata per scongiurare le crisi economiche mondiali, come quella del 1929.

La preoccupazione inerente alla possibilità del ripresentarsi di una crisi economica del calibro della precedente appena accennata fu tra le motivazioni del cambiamento nel sistema di regolazione dei tassi di cambio mondiali citato precedentemente. L’obiettivo del FMI era quello di supervisionare i tassi di cambio fissi tra i Paesi, aiutando gli stessi governi a mantenerlo, permettendo quindi la loro crescita economica. Poteva concedere, inoltre, prestiti agli Stati per mantenere una efficiente bilancia dei pagamenti e investire in spesa pubblica, evitando in tal modo il ricorso a politiche deflattive, con gravi effetti su salari e disoccupazione, per contrastare gli squilibri di bilancia commerciale.

All’inizio degli anni ’70, il sistema di Bretton Woods volse al termine, a seguito della grave stagflazione che portò il Presidente americano Nixon ad interrompere la conversione del dollaro all’oro. Non essendo il dollaro americano più legato all’oro, tutte le altre valute mondiali superarono il regime di cambio fisso nei confronti del biglietto verde nei primi anni del decennio, inaugurando in tal senso il regime di tassi di cambio fluttuanti. Di conseguenza, il ruolo del FMI mutò e la sua supervisione si è progressivamente concentrata sugli effetti delle politiche economiche dei Paesi beneficiari dei prestiti concessi. In quegli anni, anche la BM ha rivisto il proprio approccio, in quanto – dopo la ricostruzione degli Stati europei – sono emerse problematiche strutturali relative ai Paesi in via di sviluppo, specialmente quelli che stavano vivendo processi di decolonizzazione.


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Davide Renda

Caporedattore e Responsabile di "Orizzonti". Appassionato di storia, studi post-coloniali e del socialismo umanista.

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