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Le anime in rovina del bordello Kandapara

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Nei vicoli stretti e pieni di Tangail, nel Bangladesh, marciscono più di 800 donne dentro il bordello Kandapara, riconosciuto come il più antico dello Stato. Molte delle donne, anzi, “bambine” che vengono sfruttate, sono nate proprio lì, da padri fantasmi e madri giovanissime stanche, affamate da una vita diversa che non hanno mai visto, decedute dai dolori di un parto improvvisato.

Ogni giorno una ventina di uomini, per lo più adulti, deturpano i corpi di giovani anime distrutte e violate. A queste povere creature del mondo, vengono dati meno di 10 euro a cliente e ogni loro centimetro di pelle, appartiene alla “madama”.

Le piccole vittime sono costrette ad assumere steroidi, in modo da apparire più “appetibili”, sane, nonostante le condizioni di povertà e degrado siano sotto gli occhi e sotto le mani di tutti. Sono figlie di famiglie poverissime che non sanno come sopravvivere e nel frattempo, muore ogni bellezza innocente negli occhi delle ragazze, ormai oggetti privati di tutto che finiscono per rassegnarsi, rinunciando per sempre ai propri diritti.

Da quando le ragazze vengono vendute diventano proprietà esclusiva del gestore del bordello, alcune di esse addirittura sono condotte lì dai propri mariti, i quali raggiungono accordi con i malfattori che ne affidano l’addestramento alle donne più esperte del posto, le “madame” appunto.

Se in tutto il Paese le donne indossano l’hijab, all’interno del bordello questo è proibito, in quanto le giovani devono avere il capo completamente scoperto, truccato, abbigliato in modo da richiamare l’attenzione dei clienti.

In questo posto così lontano dalla giustizia, anche il diritto diventa paradossale: nel 2014 il bordello Kandapara venne demolito grazie all’intervento di alcune ong locali, ma con l’aiuto della Bangladesh National Women Lawyers Association, venne rimesso in piedi, con la benedizione dell’Alta Corte, poiché «con quella chiusura non si stava difendendo la dignità di quelle donne e, inoltre, licenziare delle lavoratrici era atto illegale». Un vero e proprio paradosso.

In Bangladesh, uno dei pochi paesi musulmani in cui ancora la prostituzione è legale, gli uomini sono convinti che le ragazze del Kandapara non vorrebbero fare altro nella vita se non questo.

Ma come succede che un essere umano vada incontro ad un destino simile? La maggioranza arriva lì con un monte di debiti sulle spalle, ma pareggiato ogni conto, le ragazze restano lì perché la società, fuori da quelle mura, le respingerebbe con il loro stigma sulla pelle.

Non esiste diritto, non esiste libertà, solo una rete di doveri che le impicca e le soffoca, in una vita che non hanno mai chiesto.


Foto in copertina HUMAN  TRAFFICKING  IN  BANGLADESH

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Gaia Garofalo

Gaia Garofalo

Scrivere, leggere, passeggiare ed ascoltare musica sono i miei passatempi principali. Credo nelle storie che continuano a resistere: solo queste ci salvano dal resto.

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