Un’enorme onda verde per il nostro Pianeta

Di Grazia Lombardo – A più di un anno di distanza dal momento in cui Greta Thunberg decideva di sedersi davanti al Parlamento svedese in segno di protesta contro l’inerzia dei governi rispetto al problema della crisi climatica, c’è ancora bisogno di scendere in piazza e farsi sentire.

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La crisi non è più trascurabile, come ribadito dall’ultimo report dell’IPCC (International Panel on Climate Change) “Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate” su oceani e criosfera. In base allo studio, una delle conseguenze del riscaldamento globale sarebbe la capacità sempre più ridotta da parte dei mari di assorbire calore e catturare CO2. I nostri mari in media si sono innalzati di 3.6 millimetri ogni anno, con un innalzamento di diversi centimetri in alcune zone più calde come quella mediterranea. È chiaro dunque che, a distanza di quattro anni dall’Accordo di Parigi, nessuna promessa si è ancora trasformata in fatti concreti.

L’Accordo, entrato in vigore il 4 Novembre 2016, vede i governi impegnati a: mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali come obiettivo a lungo termine; limitare l’aumento a 1,5°C, dato che ciò ridurrebbe in misura significativa i rischi e l’impatto dei cambiamenti climatici; fare in modo che le emissioni globali raggiungano il livello massimo al più presto possibile, pur riconoscendo che per i paesi in via di sviluppo occorrerà più tempo; procedere successivamente a rapide riduzioni in conformità con le soluzioni scientifiche più avanzate disponibili.

Per far sì che queste promesse non restassero lettera morta, a partire da quel primo venerdì 20 Agosto 2018 a Stoccolma, Greta ha portato avanti la sua protesta, ogni venerdì, fino a incontrare i potenti del pianeta, dal primo summit delle Nazioni Unite del Dicembre del 2018 fino all’ultimo del 23 settembre scorso. In ciascuna di quelle occasioni ha chiesto loro a gran voce un’inversione di rotta e li ha accusati di avere rubato i suoi sogni e la sua infanzia. Oggi Greta può contare sul sostegno di milioni di persone pronte a far parte di quest’immensa onda verde per il futuro.

Venerdì 27 settembre si è tenuto il “3° Global Strike for Future”, la cui richiesta è stata sostanzialmente quella di una revisione profonda delle politiche energetiche a livello internazionale: cessare l’utilizzo di combustibili fossili, utilizzare ed esportare energia proveniente da fonti al 100% rinnovabili e stanziare fondi per una giusta transizione verso quest’ultime.

Al suo ultimo appello hanno risposto i cittadini di 170 Nazioni di tutto il mondo, di 160 città soltanto in Italia: 4 milioni di persone il 20 settembre e 2 milioni venerdì 27. Greta ha preso parte allo sciopero da Montreal, insieme a 500.000 persone, dopo aver raggiunto il Nord America in barca a vela e aver partecipato il 23 settembre al Climate action summer. A Stoccolma in 60.000 sono scesi in piazza per sostenere la causa della lotta al cambiamento climatico. In Italia i numeri sono stati altrettanto alti: si stima che a Milano abbiano partecipato 150.000 persone, a Roma 200.000, mentre dall’altra parte dell’emisfero si sono superati vecchi record storici.

A Melbourne 100.000 persone hanno condiviso la causa dello sciopero mondiale, 300.000 in tutta l’Australia (un numero superiore di partecipanti, 500.000, si è avuto soltanto alla marcia dopo la guerra in Iraq del 2003), il doppio rispetto al 15 marzo. Questi sono soltanto alcuni esempi, seguiti da tantissimi altri con più o meno partecipanti, tutti degni di nota.

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In questo contesto degna di menzione è anche la manifestazione di Potito, un ragazzo dodicenne che venerdì scorso ha preso parte allo sciopero nel suo paese, in totale solitudine. A Stornarella, un paesino del foggiano che conta 5000 abitanti, il giorno del terzo Global Strike for Future Potito se ne stava seduto da solo su un marciapiedi con accanto il suo cartellone contro la crisi climatica. L’essere solo non l’ha scoraggiato, certo delle motivazioni che lo hanno spinto a partecipare a questa importante manifestazione globale.

Potito Ruggiero, da Agi

«Noi siamo figli di questa Terra e con il nostro comportamento la stiamo avvelenando, e non esiste che un figlio avveleni la madre», questa la sua risposta al sindaco del paese che gli chiedeva il perché del suo gesto. È vero, nessun figlio dovrebbe pensare di uccidere la madre, eppure è proprio quello a cui ogni giorno abbiamo lavorato: la morte della nostra Madre Terra. È giunto il momento di fare qualcosa, tutti insieme, a partire da Potito, a partire da noi stessi.


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