Felice Gimondi, l’eterno secondo più vincente del ciclismo

Di Francesco Polizzotto – “Cento e più chilometri alle spalle e cento da fare. Di sicuro non ci sarà più qualcuno con noi. Devi dare tutto prima che ti faccia passare. Io non mi lascio andare. Non ci pensare, non mi staccherò”. Questi versi fanno parte di una canzone del 2000, scritta e cantata da Enrico Ruggeri, in onore di Felice Gimondi e della sua acerrima rivalità col ciclista belga Eddy Merckx; il titolo della canzone non a caso è “Gimondi e il cannibale”.

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In effetti la carriera di entrambi i corridori si è snodata tra gli anni ’60 e ’70 e li ha visti sfidarsi in tutte le gare più importanti, soprattutto nelle grandi corse a tappe (Giro, Tour e Vuelta). Non c’è da stupirsi quindi se ai funerali di Felice, quello più commosso e affranto fosse proprio il campione belga, incapace di rassegnarsi alla perdita del suo avversario più tenace. Eppure questa è la triste realtà: Gimondi è morto il 16 agosto 2019, per un improvviso arresto cardiaco, mentre nuotava in vacanza a Giardini-Naxos. La sua scomparsa ha lasciato attonito l’intero mondo del ciclismo.

Professionista dal 1965 al 1979, Gimondi è uno dei sette corridori ad aver vinto tutti e tre i grandi Giri, cioè Giro d’Italia (1967, 1969 e 1976), Tour de France (1965) e Vuelta spagnola (1968). Tra le altre vittorie prestigiose ricordiamo il campionato del mondo su strada (Barcellona, 1973), la Parigi-Roubaix (1966), la Milano-Sanremo (1974) e due volte il Giro di Lombardia (1966 e 1973). Gimondi detiene anche il record di podi al Giro d’Italia, ben nove: 1965 (terzo), 1967 (vincitore), 1968 (terzo), 1969 (vincitore), 1970 (secondo), 1973 (secondo), 1974 (terzo), 1975 (terzo), 1976 (vincitore). La sua carriera tra i professionisti lo ha visto ottenere 118 vittorie totali.

Nato a Sedrina, in provincia di Bergamo, Gimondi esordisce nel 1965 tra i professionisti con la squadra Salvarani di Luciano Pezzi. Già alla prima stagione diventa un campione, piazzandosi al secondo posto nella classica Freccia Vallone e al terzo posto al Giro d’Italia. A luglio la partecipazione al Tour de France in veste di gregario di Adorni, già vincitore del Giro d’Italia. Gimondi però indossa la maglia gialla dopo il successo nella terza frazione e riesce a difenderla fino a Parigi, grazie a due ulteriori successi di tappa nella prova a cronometro e sulla salita al Mont Revard.

Nella stagione successiva arriva la prima affermazione al Giro d’Italia e nel 1968 quella alla Vuelta spagnola. Gimondi diventa così il secondo ciclista, dopo Jacques Anquetil, in grado di vincere tutte e tre le grandi corse a tappe. Nel 1973 il passaggio dalla Salvarani alla Bianchi, formazione diretta da Carlo Ferretti. È l’anno del trionfo mondiale. I campionati mondiali su strada si disputano a Barcellona, sul circuito del Montjuic. Dopo una lunga fuga assieme a Merckx, Maertens e Ocana, sul rettilineo finale, Gimondi ha la meglio grazie a una volata imperiosa e culminata nel colpo di reni decisivo sul “cannibale” belga.

Al Giro di Lombardia dello stesso anno Gimondi si piazza secondo dietro a Merckx, ma un mese dopo gli verrà assegnata la vittoria grazie alla squalifica (positività all’efedrina) del corridore belga. Con la maglia da campione del mondo in carica arriverà nella stagione successiva anche la vittoria alla Milano-Sanremo.

Nel 1976 arriva la terza affermazione al Giro d’Italia, ottenuta davanti a De Muynck e Moser. Con questo trionfo Gimondi ottiene tra l’altro il record, oggi ineguagliato, del numero di podi nella corsa rosa (nove). Nelle quattordici edizioni del Giro cui prese parte, mantenne la maglia rosa per un totale di ventiquattro giorni. Nelle quindici stagioni da professionista Gimondi rappresentò l’Italia in undici edizioni dei campionati del mondo. Abbandonata l’attività professionistica, divenne direttore sportivo della Gewiss-Bianchi nel 1988 e in seguito presidente della Mercatone Uno-Albacom, squadra di Marco Pantani, nel 2000.

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Il giornalista Gianni Brera, descrivendone le numerose imprese sportive, coniò per lui i soprannomi “Felix de Mondi” e “Nuvola Rossa”. Gli infiniti duelli con Merckx ne hanno fatto un vero e proprio mito del ciclismo. I suoi tanti piazzamenti alle spalle del “cannibale” belga hanno una valenza doppia e le sue numerose vittorie lo rendono comunque uno tra i corridori più vincenti. Quello di Felice Gimondi non era più il ciclismo eroico di Binda e Girardengo, né quello dei campionissimi Bartali e Coppi, ma ha saputo comunque regalare gioie ed emozioni, lasciando ricordi indelebili nelle menti dei tifosi. Con lui se ne va quindi un pezzo importante della storia del ciclismo italiano.


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