Maria Maddalena Rossi: la Costituente che rispondeva a tono

Di Valentina Pizzuto AntinoroMaria Maddalena Rossi nacque il 29 settembre 1906 a Codevilla, in provincia di Pavia. Laureatasi in Chimica a Pavia, si trasferì a Milano per lavoro. Sposò il chimico e collega Antonio Semproni, insieme al quale iniziò a dedicarsi alla politica e alla lotta antifascista.

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Nel 1937 aderì al PCd’I nella sua formazione clandestina, costituita nel 1926 dopo l’arresto di Gramsci e Bordiga. In questi anni partecipò attivamente alle attività del Soccorso Rosso fornendo supporto materiale e umanitario alle famiglie dei prigionieri comunisti durante il conflitto.

Fu arrestata a Bergamo nel 1942 dalla polizia fascista e successivamente condannata al confino fino al luglio del 1943 a Sant’Angelo in Vado. Costretta alla clandestinità decise di trasferirsi a Zurigo per un anno: qui continuò a raccogliere fondi per il Soccorso Rosso e iniziò a lavorare nelle redazioni dei periodici Fronte della gioventù per l’Indipendenza e la Libertà e L’Italia Libera, le principali fonti di informazione per gli italiani prigionieri nei campi svizzeri. Tornata a Milano entrò a far parte della Commissione Stampa e Propaganda della Direzione Alta Italia del PCI e della redazione clandestina de L’Unità.

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Alla conclusione del conflitto venne eletta nel Gruppo Comunista all’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana del 1946 e fu una dei membri della Commissione per i trattati internazionali , intervenendo in merito ai trattati di Pace firmati a Parigi nel 1947.

Da Elette ed eletti

Il contributo di Maria Maddalena Rossi nell’Assemblea Costituente fu notevole: si fece carico insieme alle altre Madri costituenti delle rivendicazioni di tutte le donne della penisola italiana, che fino a quel momento erano state emarginate dalla vita politica e sociale ma che durante il conflitto avevano preso coscienza delle loro possibilità e diritti. Le sue proposte furono terreno fertile per le future conquiste femminili. Fin da subito dimostrò una forte determinazione nel perseguire le proprie battaglie al fianco delle altre Madri costituenti; tra i suoi numerosi interventi svolti in seduta plenaria degno di nota è quello del 21 Aprile 1947 durante la discussione sul Titolo II riguardante i rapporti etico-sociali, la centralità della famiglia e l’indissolubilità del matrimonio: la Rossi, nonostante fosse d’accordo nel ritenere la famiglia come colonna portante della nazione, si dichiarò fermamente contraria al principio dell’indissolubilità del matrimonio, affermando che tale non può essere riconosciuto come principio costituzionale e incluso tra gli articoli della Costituzione ma debba essere perseguito e tutelato da legge ordinaria.

La sua presa di posizione era dovuta anche a un atteggiamento solidaristico rivolto alle famiglie distrutte e cambiate dalla guerra ai quali era impossibile rifarsi una nuova vita proprio per non infrangere la legge. Ella affermò: «Non vorrei suscitare reazioni troppo clamorose da parte di qualche settore dell’Assemblea, ma, che il problema esista, lo ha dimostrato l’atteggiamento della Chiesa stessa, la quale, in questi ultimi anni, ha esteso i casi di annullamento del matrimonio, o facendo passare, talvolta, come annullamenti veri e propri casi di scioglimento, o facendo uso di quel “privilegio paolino” di cui si è fatto cenno in quest’Aula. Noi non poniamo la questione del divorzio. Siamo contrari a che si ponga ora tale questione perché essa non è sentita dalla maggioranza della popolazione, perché vi sono oggi ben altri problemi dei quali urge trovare la soluzione».

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Il suo forte impegno a favore dei diritti delle donne e della parità di genere è testimoniato dalle sue risposte a tono rivolte all’Assemblea: «Si è detto che la famiglia deve avere un capo. L’ha detto anche l’on. Calamandrei che ha aggiunto: uomo o donna non importa. Egli l’ha detto credo, senza fare dell’ironia, ma io ho colto i sorrisi dell’Aula. Ora, io vorrei domandare ai colleghi che hanno sorriso se essi sono ben convinti che su questo si possa fare dello spirito, che una donna a capo della famiglia sia davvero cosa tanto ridicola. Noi non intendiamo, badate, che la Patria Potestà debba essere esercitata dalla donna; noi sosteniamo che la diversità di compiti nell’ambito familiare non significa necessariamente disparità di potere».

Per quanto riguarda la discussione sul Tiolo IV concernente la Magistratura, la Rossi insieme alla democristiana Maria Federici e alla compagna di partito Teresa Mattei, portarono avanti la battaglia sul superamento del divieto rivolto alle donne di accedere e partecipare all’amministrazione della giustizia (civile e penale) e l’accesso ai gradi elevati della Magistratura. Questa battaglia non portò alla stesura di una norma della Costituzione ma innescò un dibattito che aprì la strada quindici anni dopo al ricorso di Rosa Oliva che fu portato dinanzi la Corte Costituzionale dal giurista, nonché giudice della Corte Costituzionale, Costatino Mortati.

Durante il suo lavoro in Assemblea fu eletta presidente nazionale dell’Unione Donne Italiane, carica che manterrà fino al 1956. Maria Maddalena Rossi è stata rieletta Deputata nella I, II e III legislatura, continuando a battersi per i diritti delle donne nelle aule del Parlamento. In tutte e tre le legislature la deputata Rossi si è occupata di affari esteri come membro della II Commissione Rapporti con l’estero e della III Commissione Affari esteri ed Emigrazione. Merita di essere ricordato tra i suoi interventi in aula come deputata quello del 7 Aprile del 1952 in cui la Rossi chiede la disposizione di un indennizzo per le donne e le famiglie vittime delle violenze sessuali e fisiche perpetrate dai goumier francesi del corpo di spedizione francese in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale.

Da Elette ed eletti

Alla fine della III legislatura, Maria Maddalena Rossi decise di non ricandidarsi alle politiche, ma di dedicarsi alla politica locale; si trasferì a Porto Venere (La Spezia), luogo da lei amato per trascorrere le vacanze estive, dove è stata eletta consigliere nel 1964 e successivamente sindaco dal 1970 al 1975.

Maria Maddalena Rossi è morta a Milano il 19 Settembre del 1995, due settimane prima di compiere 90 anni. È sepolta nel comune natio. A Codevilla, al quale prima di morire ha lasciato la sua ricca collezione di arte contemporanea, libri, dischi e innumerevoli memorie raccolte con passione durante la sua vita.


Foto in copertina da Elette ed eletti

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