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Attento Donald! Per Global Firepower, l’Iran è la 13esima potenza militare al mondo

Di Gabriele Imperiale – «L’Iran ha innalzato la produzione di uranio impoverito dal 3.6% al 4,5%» l’annuncio del portavoce dell’Organizzazione per l’energia atomica iraniana, Behruz Kamalvandi, è arrivato pochi giorni fa. La mossa della Repubblica islamica è solo l’ultimo atto della crisi sull’asse Teheran-Washington. Mentre l’Unione Europea si dice preoccupata dell’accelerata sul programma nucleare e ha chiesto un passo indietro al Presidente Hassan Rouhani, Donald Trump ha fatto sapere che «tutte le opzioni rimangono sul tavolo». E per il Tycoon tra tutte le possibili soluzioni al rebus iraniano, quella più papabile è l’iniziativa militare.

Davide contro Golia?

Ma cosa potrebbe succedere in caso di guerra tra i due paesi? La superiorità americana, in termini tecnologici e numerici, è un fatto acclarato. Gli Stati Uniti infatti vantano un esercito al passo con i tempi, impegnato in varie missioni in giro per il mondo, e un arsenale atomico moderno. La situazione iraniana è nettamente diversa, ma in caso di guerra, guai a pensare ad una Teheran spacciata.

Secondo un report del sito “Global Firepower”, l’Iran non sarebbe una potenza da sottovalutare. Nella classifica 2019 stilata dagli analisti, l’Iran si piazza tredicesimo, con una scalata – rispetto all’annata precedente – di ben 6 posti. Prima di analizzare questa “graduatoria” e il potenziale iraniano, è bene tenere a mente i criteri e i parametri scelti per stilarla. Sono stati usati ben 55 criteri, e tra questi i più importanti sono: l’economia, la popolazione, la consistenza numerica degli uomini armati, gli accessi al mare, la disponibilità di risorse naturali, ed il rapporto tra linee di costa e superficie totale. L’arsenale nucleare non viene tenuto in considerazione, ma viene riconosciuto un bonus alle nazioni che detengono armamenti atomici. Nella generazione del coefficiente del ranking, viene pure riconosciuta anche l’affiliazione ad alleanze internazionali – per intenderci la Nato e le sue omologhe.

Il potenziale dell’Iran

Nonostante i dubbi sulla “relativa oggettività” della graduatoria, in Israele i maggiori media si sono mostrati preoccupati all’idea di un Iran più forte di Tel Aviv. E i dati di Teheran spiegano il perché: attualmente ci sono oltre 540.000 uomini schierati e pronti a difendere gli interessi del paese islamico. L’esercito conta oltre 350.000 tra ufficiali e soldati. Oltre a loro vanno considerate anche le forze di polizia, guardia costiera e di frontiera – sono oltre 60.000 uomini, armati al pari delle forze militari.

Pasdaran iraniani. Fonte: www.adnkronos.com

Infine, i “Pasdaran”, le leggendarie guardie della Rivoluzione: oltre 120.000 uomini con comandi del tutto separati da quelli dell’esercito “tradizionale”, detengono il controllo della marina – 18.000 elementi – , dell’aviazione – 52.000 effettivi – e dei gruppi per le operazioni speciali.

Hacker, missili e droni: tutti i punti forti della Repubblica Islamica

L’Iran, nonostante il confronto con le forze USA possa sembrare impari, vanta una brigata specializzata in cyberwarfare, una buona marina e un altrettanto buono settore missilistico. Teheran, che secondo le stime spende quasi il 3% del PIL in spese militari, potrebbe lanciare missili a una distanza che varia tra i 100 e i 2000 km. Punta di diamante dei vettori è lo “Shahab 3”, ideato sul “Nodong-1” nordcoreano, e che nella variante a media gittata può raggiungere obiettivi distanti 1.930 km. Attualmente è in armamento a sei brigate. Sempre dalla capitale iraniana potrebbero decollare infine 5 tipi di droni diversi, tutti di produzione statale. Tra i loro compiti: la sorveglianza a medio raggio e il combattimento a corto raggio – il modello “Shahed 129” potrebbe rimanere in servizio per 24 ore consecutive.


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