C’era una volta Enrico Berlinguer, la politica perbene

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Di Sara Sucato – Una figura minuta, piccola persino per i vestiti che indossava. Forse, al giorno d’oggi, sarebbe stato inadatto ai grandi palchi della politica italiana per la presenza fisica e la levatura morale di cui tutti abbiamo sentito parlare, pur non avendo vissuto gli anni di massimo splendore del PCI.

Enrico Berlinguer si è spento svolgendo il suo lavoro, trentacinque anni fa, sul palco che ha ospitato il suo ultimo comizio a Padova. Chi ha memoria dell’evento, racconta di averlo sentito chiamare per nome dagli astanti, quasi come si prega un padre o un fratello, per chiedergli di fermarsi date le evidenti condizioni di salute. Colto da un malore il 7 giugno, ne verrà dichiarata la morte quattro giorni dopo, l’11 giugno 1984 a causa di un’emorragia cerebrale seguita ad un ictus.

I ventenni di allora lo ricordano ancora in modo vivido, sostenendo che con la sua morte si sia chiusa un’epoca mai più tornata per l’Italia e per il Partito Comunista di cui fu Segretario per ben dodici anni. Un’epoca fatta di dialogo e coinvolgimento politico, di confronto fra correnti diverse, condotto in modo non sempre impeccabile ma onesto e rigoroso. Un dialogo, atipico nel suo genere, suggellato e concluso con profondo rispetto dalla presenza di Giorgio Almirante – leader del Movimento Sociale Italiano – alla camera ardente allestita presso la sede del PCI, in via delle Botteghe Oscure, nel giugno del 1984.

Erano anni di grandi sconvolgimenti e violenze – le stragi del terrorismo, la morte di Aldo Moro – durante i quali lo stesso Berlinguer non volle venire meno al proprio impegno morale, cercando l’intesa con la Democrazia Cristiana di Moro per perseguire la solidarietà nazionale.

Enrico Berlinguer, Benigno Zaccaglini e Aldo Moro (da sinistra a destra)

Fautore dell’eurocomunismo, di un’apertura internazionale al dialogo con i partiti comunisti della Francia e della Spagna, promotore della rottura con Mosca per dare maggior spazio di manovra ai partiti nazionali, grande interprete del cambiamento in virtù del quale riconobbe il ruolo della NATO nello scacchiere globale.

L’indubbia eredità storica e politica lasciataci da Berlinguer, la ritroviamo nella questione morale, sollevata ben prima degli scandali sorti a partire dai primi anni novanta. La crisi dei partiti, divorati dalla corruzione e dagli interessi particolaristici, li ha trasformati in catch-all parties interessati solo ed esclusivamente a raccogliere voti e insinuarsi nella compagine statale per soddisfare la propria sete di potere. «I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società». Così si esprimeva alla presenza di Eugenio Scalfari, cui concesse un’intervista per La Repubblica nel 1981.

Riprendendo le fila della storia, Carlo Verdelli – attuale direttore del quotidiano italiano – lo ricorda come un uomo che ha sempre messo il noi prima dell’io, puntando a costruire un clima di fiducia nei confronti della politica che non voleva mostrarsi infallibile o priva di lacune ma vicina ai cittadini, ai lavoratori da cui traeva la propria forza e i quali, a loro volta, costituivano la base essenziale per la costruzione di una nazione solida. La democrazia prima di tutto.

Natalia Ginzburg ha scritto: «Nel momento in cui Berlinguer moriva ci siamo accorti che ognuno di noi viveva con lui un rapporto personale, fiducioso e confidenziale, anche se ci eravamo limitati ad ascoltarlo nella folla d’una piazza». Era stato capace di suscitare speranza e fiducia in quella complessa macchina che è la politica – sia essa nazionale o internazionale. Era possibile trovare un equilibrio, un punto d’incontro, una risposta alla crisi. Se oggi Enrico Berlinguer fosse qui, probabilmente sarebbe amareggiato dalla piega che hanno preso gli eventi. Eppure, la sua figura potrebbe costituire un nuovo punto di partenza e fonte d’ispirazione per interpretare e vivere la politica nel suo senso più vero: al servizio dei cittadini.


Foto in copertina da www.liberopensiero.eu

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