Le afghane hanno bisogno di donne come Suraya

Di Giusy Granà – Il processo di alfabetizzazione è in genere molto lungo, e in paesi in via di sviluppo o martoriati dalle guerre è molto sofferto. Farsi una cultura diventa così una conquista raggiungibile soltanto grazie all’aiuto di alcune persone che credono in una possibilità di riscatto sociale.

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Suraya Pakzad

Il volto che si è occupato del processo di alfabetizzazione delle donne in Afghanistan ha un nome: si tratta di Suraya Pakzad. Quest’ultima ha iniziato dal 1998 a tenere lezioni clandestine nel suo appartamento, dedicando una stanza apposita per questa attività, in un contesto particolarmente difficile con i talebani al potere. A soli 12 anni, durante gli anni della resistenza armata contro il governo sostenuto dai sovietici, vide uccidere la sua preside perché non indossava una sciarpa e da quel momento in Suraya si accese una luce: per salvarsi avrebbe dovuto conoscere.

Nonostante i mille pericoli, Suraya è riuscita a portare avanti i suoi studi conseguendo una laurea in Dari Literature e attualmente sta seguendo un master in Gestione pubblica e Leadership. La scelta di questo master è da ricondurre alla sua profonda convinzione che le donne siano capaci di poter avere voce nel processo decisionale.

I suoi insegnamenti sono stati fondamentali affinché le donne imparassero a leggere e a scrivere, dando loro una cultura come mezzo di difesa da una mentalità autoritaria e maschilista. Infatti, espanse la sua attività a Kabul, creando ben altre dieci scuole segrete. Ciò senza l’ausilio di amici e colleghi, a cui Suraya è profondamente grata, non sarebbe stato possibile.

vowoDall’altro lato non sono mancati i violenti arresti, che però non sono stati motivo di resa. Dal giorno in cui ha iniziato a impartire i suoi insegnamenti Suraya ne ha fatta di strada. Ha così fondato nel 2002 l’associazione “Voice of Women Organization”, poiché crede fortemente che le donne abbiano un potenziale ma è impedito loro di sfruttarlo. L’associazione nasce con l’obiettivo principale di dare voce, accoglienza e consulenza indistintamente a tutte le donne, dalle ex detenute a quelle che hanno subito violenze o che sono riuscite a fuggire da matrimoni imposti in giovane età. Queste donne possono così puntare ad affermare la propria personalità e guadagnare fiducia in se stesse.

Questo impegno costante ha portato all’alfabetizzazione di più di 3 mila donne, le quali hanno dato voce alle loro esigenze legate anche a un bisogno di riconoscimento dei loro diritti. Quindi, mediante l’aiuto di amici avvocati, Suraya ha creato uno spazio legale per far valere i loro diritti sebbene questi siano pochi. Non a caso la stragrande maggioranza dei suicidi che avvengo in Afghanistan riguarda le donne.

Nel 2004 Suraya ha deciso di intensificare il suo operato in periferia, spostandosi dalla capitale un po’ più civilizzata, in aree più dimentiche come quella di HeratQuesta realtà è oggi attiva in 29 province Afghane, contando ben 234 dipendenti.

Dati recenti messi a disposizione da Human Rights Watch lasciano senza parole, in quanto l’85% delle donne è senza istruzioneIl governo afghano e i donatori internazionali, non hanno mai fatto in modo di garantire ai bambini afgani un’istruzione. Solo circa la metà delle ragazze afghane va a scuola dai 12 ai 15 anni, i due terzi non vanno a scuola. Non sono poche le ragazze che non vanno più a scuola a causa dell’insicurezza e dei pericoli del mondo esterno, o perché le scuole nei luoghi in cui vivono non esistono. Indubbiamente nascere femmina in Afghanistan può essere definita una tragedia.


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