Eutanasia sui bambini: amore o pietà?

Di Giuseppa Granà – Decidere sul fine vita non è così facile, tanto in Italia quanto in Europa. Mentre in molti Paesi europei il tema è stato fortemente affrontato facendo sì che la dolce morte fosse legale, in Italia resta ancora un interrogativo irrisolto nonostante ci sia stato un grande passo avanti sulla legge sul biotestamento.

Nei Paesi Bassi non solo si parla di eutanasia da effettuarsi su adulti, legale dal 2002, ma si discute anche su quella per i minori. Infatti, nel 2005 ha suscitato non pochi dibattiti la creazione del Protocollo Groningen, relativo all’eutanasia su bambini o neonati gravemente malati. Destinatari sono quindi quei bambini e quei neonati che non hanno alcuna speranza di vita e che dipendono da cure intensive, i quali si ritrovano a dover affrontare una vita di mera tortura che non può essere alleviata.

CIF3k4MVAAAcci_Il protocollo è stato così pensato con l’intento di non poter lasciare soffrire bambini così piccoli, evitando immenso dolore sia ai piccoli che ai genitori. Si tratta di un documento adottato dal governo dei Paesi Bassi, affinché venisse stabilito un iter preciso da seguire in determinate circostanze, ovvero delle pratiche mediche approvate dall’associazione nazionale pediatrica e riconosciute anche dalla comunità medica. L’autore del protocollo è il pediatra Eduard Verhagen, il quale ha dovuto fare nei suoi anni di carriera i conti con aspetti particolarmente complessi della pratica pediatrica, ovvero optare per l’interruzione o la continuazione del trattamento, motivo per il quale è stato accusato di essere un serial killer.  

Può verificarsi che dinanzi a situazioni complesse, medici e genitori, nonostante quest’ultimi siano maggiormente coinvolti emotivamente, concordino – previa consultazione di equipe di specialisti – sul fatto che sia più umano concedere la morte, piuttosto che consentire di proseguire una non vita. Dopo anni di incertezza legislativa, nel 2007 il Governo olandese ha approvato un regolamento ispirato al Protocollo, che disciplina la pratica in modo da liberare il medico da responsabilità che possano fargli correre il rischio di essere processato per infanticidio. Il Dottor Verhagen è stato molto criticato soprattutto in Italia, dove l’etica medica è  fortemente influenzata dalla religione cattolica, la quale difende il diritto alla vita anche se colpita dalla malattia.

E se fosse possibile in Italia effettuare l’eutanasia su bambini e neonati? Cosa fareste se vi trovaste a vedere vostro figlio soffrire per una realtà peggiore dei suoi incubi? A differenza di una persona adulta, che può, in determinate circostanze, esprimere il proprio malessere, ciò non è possibile per un bambino, il quale può mandare soltanto dei segnali come il pianto, o il rifiuto al nutrimento o si può evincere anche dalle variazioni dei parametri vitali.

Bambini senza speranza di sopravvivenza, con una prognosi pessima o disperata che vivono una sofferenza insopportabile. Fino a che punto può spingersi l’amore di un genitore? Mantenere in vita un bambino in condizioni disperate può sfociare da atto di amore in egoistico, nella speranza che la propria creatura si possa salvare, non riuscendo ad accettare un’amara verità. Questi bambini non sono che delle anime innocenti che non potranno mai vivere la propria vita, da un lato perché hanno in genere un’aspettativa di vita molto bassa, dall’altro lato perché non potranno mai disporre della propria libertà. Libertà di crescere, di cadere e rialzarsi, di sbagliare e imparare, di giocare, di conoscere, di amare; ostacolate dalla propria condizione indipendentemente dall’eutanasia.

db5a63f5-84c7-4fb1-a16b-7e839ba71fb7Esempio lampante è la storia del bambino britannico Charlie Gard, affetto da una malattia generica che causa danni cerebrali irreversibili, per la quale ad oggi non esistono cure. Il piccolo è stato tenuto in vita grazie a macchinari per la respirazione e idonei ad assorbire sostanze nutritive; grazie a questi strumenti le sue sofferenze sono state ridotte al minimo. Il suo caso è stato oggetto di attenzione mediatica e di discussione dinanzi a diversi tribunali nonché esaminato dalla Corte europea per i diritti umani di Strasburgo, sino a quando i genitori non hanno accettato di liberare da delle catene invisibili il proprio bambino. Il calvario di Charlie è terminato con la sua morte avvenuta nel caldo luglio 2017.

I genitori cercano di proteggere i propri figli dai mali del mondo, per tal motivo le decisioni in merito al fine vita sono e resteranno troppo difficili da poter prendere.


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